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A Levanzo (Egadi), per mangiare, l’Arcobaleno è meglio del Paradiso

Pubblicato il: 1 settembre 2019 alle 3:00 pm

spec Favignana e Levanzo-7-Bar Arcobaleno 1

A Levanzo c’è un solo ristorante e non trasmette alcun motivo per andarci. Sfoggia la sua bella scritta “menu turistico” promettendo anche un “pranzo veloce” ma apre soltanto alle ore 13, perdendosi così la possibilità di agganciare i turisti di passaggio nell’Isola (ovvero la maggior parte), i quali magari hanno appena terminato la visita alla Grotta del Genovese e alle 12 devono ancora attendere per un’ora l’arrivo del traghetto.

Dando uno sguardo al menù, se ne ricava che non valga la pena attendere il successivo traghetto per fermarsi a mangiare qui, tanto è convenzionale la proposta.

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Unica alternativa rimane allora il bar Arcobaleno, ospitale nell’accogliere chiunque sia di passaggio, il quale può così accomodarsi sulle sedie anche senza consumare. Potrà comunque bearsi di una bella vista panoramica sul mare antistante.

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L’offerta gastronomica, nella sua ordinarietà, nasconde una perla, della quale forse sono inconsapevoli anche i gestori: i cabuci. O cabbuci, o ancora kabuci, perché pare si faccia a gara a nominarli in maniera diversa.

Solitamente nella descrizione non si va oltre generiche definizioni come “panini tipici della tradizione gastronomica trapanese”, “panino di pasta lievitata”, o “panetti caldi ripieni”, o ancora “pasta di pane infornata, tagliata, condita”, o perfino “sicilian bread made with durum wheat flour and traditionally cooked in a wood fired oven”. Si tratta invece di un forte prodotto identitario molto diffuso nella memoria collettiva del trapanese meridionale. Ci è capitato di sentirlo nominare più volte da persone che rievocavano ricordi d’infanzia, citato continuamente anche nelle chiacchiere a voce alta degli isolani delle Egadi che tentavano di ingannare la calura estiva notturna. Ma quando abbiamo chiesto dei cabbuci ai panifici, nessuno o quasi ne aveva, mentre chi li vendeva ne sminuiva la loro importanza.

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Come accade in qualche modo all’Arcobaleno di Levanzo. Il bar li propone come fossero semplici panini, senza riportare da nessuna parte che si tratta invece di un pezzo di storia della gastronomia trapanese. Un atto di autolesionismo, perché un minimo di storytelling indirizzerebbe gli avventori verso la prova di questo particolare pane autoctono.

Viene proposto con varie farciture, noi abbiamo preferito la più semplice, pomodoro e mozzarella, la più adeguata ad esaltare la semplice fragranza dei cabuci. Abbiate l’accortezza di farli scaldare un po’.

Infatti i cabuci hanno la caratteristica di avere un gusto molto tenue da freddi o da crudi, mentre si esaltano una volta resi croccanti dalla piastra o anche semplicemente scaldati. Un pane che ha bisogno del calore per esaltarsi, da buon siciliano…

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Per il resto, decisamente da evitare gli arancini. Fritti male e (s)cotti peggio, sono unti oltre il sopportabile privi di golosità. Se proprio non vi vanno i cabuci, meglio orientarvi su qualche piattino preparato al momento.

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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