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Al Museo Archeologico G. Marongiu di Cabras, la storia del Sinis

Pubblicato il: 11 febbraio 2020 alle 7:00 am

Un dettagliato ma agile racconto della millenaria azione dell’Uomo per arricchire di meraviglie un territorio che si presenta già come un paradiso terrestre: è ciò che si propone il Museo civico Giovanni Marongiu in via Tharros 121 a Cabras “dedicato all’esposizione di reperti archeologici provenienti dal territorio comunale” in cui è collocata la stupenda penisola del Sinis, nella provincia di Oristano in Sardegna.

Si parte dalla preistoria con i ritrovamenti della perduta area Cuccuru is Arrius un tempo posta sulla sponda meridionale dello Stagno di Cabras, costituiti soprattutto da ceramiche, per poi spostarci alle testimonianze fossili e antropiche del villaggio nuragico di Sa Osa.

Ma il primo punto forte dell’esposizione è ovviamente la parte dedicata alla necropoli di Mont’e Prama che “si trova alla base del colle omonimo, a una distanza di circa 2 Km dallo stagno di Cabras”, i cui primi scavi risalgono alla metà degli anni ’70.

E’ da tale zona che provengono le prodigiose statue maschili frammentarie che “rappresentano 16 pugilatori, 5 arcieri e 5 guerrieri”.

Impressionano le dimensioni e la densità materica delle sculture, tali da mettere quasi in soggezione l’osservatore che si pone dinanzi a questa monumentale espressione dello slancio creativo umano.

Si ritiene che “quasi certamente il modello di riferimento furono i bronzetti figurati, dei quali le statue in pietra riprendono abbastanza fedelmente i personaggi e gli stilemi”.

Per appassionati e studiosi tuttavia la massima ammirazione è rivolta all’attività di restauro dell’intero complesso statuario curato dal “Centro di Restauro e Conservazione di Li Punti a Sassari, sotto il coordinamento della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro” che ha portato al “tentativo di ricomporre, anche se parzialmente, le statue”.

Tentativo la cui riuscita si può vedere proprio in tale allestimento, in cui i frammenti sembrano riprendere la vita originaria, suggerendo perfettamente la conformazione delle statue e il loro impatto.

Si tratta di un’esposizione temporanea che si collega con quella del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, con l’intento di collocare le statue “all’interno del disegno complessivo dell’archeologia sarda e mediterranea”, in cui il ruolo scientifico del Museo Civico di Cabras è indirizzato all’approfondimento “di un percorso che attraversa tutta l’archeologia del Sinis”.

Nel Museo di Cabras si contano per adesso sei statue in totale (“tre pugilatori, due arcieri e un guerriero”), ma è previsto “un ampliamento dell’edificio esistente, anche per contestualizzare in un percorso cronologico e culturale il sito nuragico nell’ambito più generale del territorio del Sinis”.

Non meno significativa “la sezione riservata a Tharros, città fondata dai Fenici tra VIII e VII sec. a.C. e frequentata fino ad età medievale”, della quale si propone “un ampio quadro delle indagini archeologiche condotte principalmente nel tofet e nel quartiere metallurgico punico”.

Il percorso si conclude nella sala “dedicata ad una delle scoperte subacquee più significative degli ultimi decenni, quella di un relitto di età romana individuato nel 1989 nel braccio di mare compreso tra la costa del Sinis e l’isola di Mal di Ventre”.

La straordinaria importanza attribuita al relitto si riferisce al suo carico “interamente costituito da lingotti in piombo, unico caso finora documentato per il mondo antico”, in cui si rivela “l’eccezionale purezza del metallo, proveniente dalle aree minerarie della Sierra di Cartagena, in Spagna”, mentre dal punto di vista cronologico “l’esame complessivo dei materiali recuperati ha consentito di datare l’affondamento tra l’89 e la metà del I sec. a.C.”.

La visita è molto scorrevole, grazie a un impianto pedagogico inclusivo che si propone di parlare a ogni tipo di pubblico per mezzo di pannelli dal linguaggio semplice e immediato che non inficiano minimamente il rigore divulgativo, mentre l’organizzazione dello spazio elude le ridotte dimensioni dando vita a un reticolo che pone in ragionato collegamento le sezioni del museo, favorendo connessioni logiche, interazioni cronologiche e raffronti antropologici.

Giova a tale disegno la severa selezione dei reperti, mai ridondanti bensì utilmente apodittici, in cui sovente un oggetto diviene sineddoche di un’epoca. Un museo esemplare nella gestione e nell’organizzazione.

Info: https://www.museocabras.it/

 

 

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