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Al Museo Etnoantropologico di Savoca (ME), un’esposizione “proverbiale”

Pubblicato il: 19 marzo 2018 alle 7:00 am

Un’esposizione (anche) da leggere: sono proverbi, massime, modi di dire, espressioni dialettali, indovinelli, battute gergali, poesie popolari e scaglie di cultura orale a contrassegnare il percorso di visita del Museo Storico Etnoantropologico di Savoca, in provincia di Messina, in via San Michele, creando un’originale suggestione semantica che si intreccia con quella visiva di efficace impatto emotivo.

L’esposizione lessicale consiste in una serie di frasi riportate da scritte applicate ai margini dei rustici banchi in legno che sorreggono i reperti in mostra.

Incorniciandoli graficamente, le parole danno agli oggetti esposti un senso più profondo, insufflandogli un’anima ancestrale ed elevandone il senso da reperto inanimato a viva testimonianza del genius loci.

Perché dietro a ogni frase c’è l’antichissima saggezza popolare sedimentata da secoli di osservazione empirica delle dinamiche sociali che sfociano in estreme sintesi apodittiche: come definire altrimenti scudisciate come “l’omini rricchi su’ tutti pricchi” (“i ricchi sono tutti tirchi”)?

Oggi magari qualcuno li classificherebbe quali luoghi comuni, ma a renderli comuni è stato proprio il lungo tragitto del loro vivo mantenimento nella memoria, l’incessabile tramandarli che li ha fissati nel patrimonio di una comunità, tanto da renderli punti fermi, lezioni di vita che soltanto l’evoluzione dei costumi sancirà essere scontati.

Ma rivisti e soprattutto riletti oggi, con occhi liberi dal pregiudizio culturale verso un passato senza pretese intellettuali, questi testi vergati in dialetto siciliano stretto parlano direttamente al nostro cuore, facendoci immaginare un tempo antropologico più ingenuo ma anche estremamente più umano.

Senza tralasciare il divertimento assicurato da alcuni idilli vernacolari che non temono l’essere arditi..

… e l’irresistibile gioco degli indovinelli che ti inchioda a leggerli tutti voracemente, con un inevitabile sorriso affiorante sul volto del visitatore.

Questo criterio di guida espositiva viene premiato dal vivo interesse evidente in chi gode della visita al museo, il quale viene come risucchiato dal flusso della scrittura, vivendo un’esperienza piena ed emozionante.

Merito anche della capacità di racchiudere in una sorta di quadro tridimensionale concetti molto complessi: basti vedere il modo in cui è messo in scena “u malocchiu” (il malocchio), attraverso il necessario per scacciarlo, giusto un piatto, un cucchiaio e qualche simbolo apotropaico, un’essenzialità che lascia lavorare l’immaginazione, suggerendo alla mente quanta credenza popolare, ma anche sofferenza e speranza, ci fossero dietro quella pratica oggi tutt’altro che scomparsa.

Il materiale esposto è così chiaro nella sua valenza evocativa da non fare sentire l’esigenza di lunghe spiegazioni, tanto che non si sente affatto l’assenza di pannelli descrittivi, perfettamente sostituiti da brevi schede tecniche poste accanto ad alcuni oggetti.

Anche se spesso basta la denominazione dell’oggetto a fare comprendere la sua funzione, come si trattasse di una sorta di onomatopea di senso.

In questo modo ci si trova a vivere i due distinti piani di esposizione che intendono narrare “la cultura popolare e la storia locale”, come si legge sul sito del Comune di Savoca, in cui si racconta che tutto ebbe inizio nel 1984, con una mostra sulla civiltà contadina “che, arricchita nel tempo, divenne permanente”, fino a sfociare in museo nel 2001, ubicato nel centro storico di questo splendido borgo giustamente annoverato tra i più belli d’Italia.

Sul sito si spiega che al primo piano “sono riprodotti alcuni cicli del mondo contadino (panificazione, misure, il boscaiolo, la filanda, ecc.)”, con la possibilità di “ascoltare testimonianze e canzoni locali che si usavano cantare durante i lavori agricoli e la notte di San Giovanni, registrate parecchi decenni fa nel circondario di Savoca”.

Al Secondo Piano invece “viene proposta la storia locale a partire dal tardo medioevo con la creazione di ambienti particolari e con l’esposizione di preziosi manoscritti, ritratti, costumi, mappe e stemmi araldici”, compresa una sezione che “tratta le famiglie notabili di Savoca” e la rappresentazione dei cicli “dedicati alla storia della scuola e della scrittura”.

Colpisce la stanza che informa della centrale idroelettrica Alcantara operativa già nel 1908…

… fanno riflettere gli strumenti tecnologici del recentissimo passato divenuti in fretta archeologia industriale…

… immancabile un angolo dedicato al cinema, visto che proprio qui a Savoca sono state girate alcune scene del film Il Padrino di Francis Ford Coppola

… irretiscono le vecchie foto che raccontano gli abitanti del luogo di un tempo…

… e crea estremo interesse la parte documentale.

Nel video che segue, abbiamo raccolto le immagini più significative di questo imperdibile museo siciliano.

 

Info: http://www.comunesavoca.gov.it/turismo/il-museo-storico-etnoantropologico/

 

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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