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Alla scoperta dei vini di Botticino nel bresciano, con cantina Noventa

Pubblicato il: 10 febbraio 2020 alle 7:00 am

Nell’indirizzo del sito Internet il nome della cantina è un tutt’uno con quello del territorio in cui opera, come a saldare due destini inscindibili, sancendo un inestricabile legame di territorio naturale e attività antropica: così l’azienda Noventa si associa subito a Botticino, piccola area che prende la denominazione dall’omonimo comune della provincia di Brescia.

In questo operoso lembo prealpino della Lombardia la vitivinicoltura ha nobile tradizione ma non ha ancora conosciuto i fasti della ribalta mediatica, così l’atto della cantina di associarsi al nome della propria zona appare anche come una convinta azione di promozione territoriale, tra fiero senso di appartenenza e convinta valorizzazione dei valori agricoli del posto.

Noventa è ancora molto precisa nell’identificazione territoriale quando già sotto il nome dell’azienda specifica che si tratta di “bioviticoltori in alta collina”, un suolo unico “con brezza sempre presente che offre eccezionali terreni marnoso-calcarei”, la cui origine geologica “risale al periodo Giurassico (210-185 milioni di anni fa) quando le nostre regioni erano sommerse da un mare poco profondo in un ambiente naturale molto simile a quello che oggi caratterizza le Bahamas”.

Oggi invece tutto ciò si trova a Botticino Mattina, nelle mani esperte e appassionate di una famiglia da sempre dedita al lavoro contadino. Un amore che si sostanzia nell’osservazione delle lune come nel meritevole ascolto delle testimonianze “dell’antica vita contadina botticinese”, fino a farsi promotori “di questo grande Sapere, cercando di portare la saggezza degli antichi agricoltori nel mondo di oggi utilizzando le tecnologie che il progresso ci ha messo a disposizione”.

Alla Noventa ritengono che “le radici di una famiglia sono come le radici della vite nel marmo”, poiché era ancora il finire dell’Ottocento quando i bisnonni dell’attuale titolare Pierangelo “coltivavano la vite sui difficoltosi pendii botticinesi, vivendo in piccole case in collina, lontano dal centro abitato”, mentre lui ha preso le redini dell’attività nei difficili anni ’70, intraprendendo un percorso di crescita oggi ben visibile.

In questo “territorio atipico ad altissima vocazione viticola” nasce il vino Botticino D.O.C., “un blend di uve tutte italiane: Barbera e Sangiovese per la maggior parte, poco Marzemino e poca Schiava gentile”. Qui “sotto un primo strato di circa 50 cm di terra, le viti trovano il marmo bianco che caratterizza questo territorio ed è fondamentale per la viticoltura: infatti nel terreno riscontriamo altissime percentuali di calcare, carbonato di calcio e altri minerali, che insieme alle argille, danno origine alle tipiche Marne”, con i minerali che “vengono poi assorbiti dalle piante e contribuiscono alla struttura conferendo sapidità ed eleganza ai vini Noventa”.

Terreni che pretendono la “cura manuale di ogni singolo grappolo”, poiché “non permettono però l’uso di grandi macchinari” a causa delle elevate pendenze, ammorbidite dai terrazzamenti.

Il regime biologico è stato adottato per scelta etica quanto logica, aiutata da un microclima che protegge in maniera naturale le viti dalle malattie fungine.

Il resto lo fanno “delicatezza e pazienza” che si sostanziano in soffici pressature “che non vogliono andare ad alterare l’equilibrio dei componenti delle uve, ma solo accompagnarle nella loro naturale trasformazione in vino, evitando di perdere quell’eleganza e finezza che il territorio marnoso gli ha ceduto”, quindi in lunghi affinamenti.

I tre vini sono legati fin dal nome al vigneto da cui provengono le uve.

La referenza simbolo è il Gobbio, il cui vigneto è piantato in “un terreno limoso ed altamente calcareo di color bianco ed avorio, con una vocazione naturale per la produzione di vini con finezza ed eleganza uniche”. Se i profumi ti immergono in rigoglioso rovo, il sorso si presenta invece tannico, caldo e dal buon piglio zuccherino, sul quale si innerva una gradevole nota erbacea che porta in dote prugna, amarena, cacao amaro e sorbo, tutto immerso in una stimolante acidità.

Variazione sul tema nel Pià de la Tesa le cui uve prosperano su suolo “argilloso, marmoso e gessoso”, per creare un uvaggio di 35% barbera, 35% sangiovese, 20% marzemino e 10% schiava gentile, la cui maturazione in “botti di rovere di media capacità” crea morbidezza mantenendo la freschezza di base, rendendo la beve altamente seducente.

Il cru Colle degli Ulivi si trova invece su un terreno composto da “un terzo di sabbia, un terzo di argilla ed un terzo di limo, con una percentuale elevatissima di calcare attivo” che esalta l’assemblaggio di uve 40% Barbera, 30% Sangiovese, 20% Marzemino e 10% Schiava Gentile, la cui estrazione del frutto è restituita intatta al palato grazie all’affinamento “in botti di cemento per circa 20 mesi”: è la declinazione in cui è più chiara e netta la sapidità.

E’ un’esponente della famiglia, Alessandra Noventa, a raccontarci i vini di Botticino nella loro visione e concreta applicazione.

Info: https://www.noventabotticino.it/

Distribuzione: http://www.propostavini.com/info-per-ordini

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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