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Arriva il Rosso di Calabria, 350 vitigni dalla storia

Pubblicato il: 29 aprile 2016 alle 10:00 am

rosso di calabria 1

Riemersa. Dalla sua lunga storia, da una biodiversità unica ed estrema, il frazionamento dei territori, la mancanza di un vino dominante da comunicare, a parte il Cirò.

A Vinitaly Rosso di Calabria è stato uno dei brand più apprezzati proprio perché scoperta assoluta. Enotria, luogo del vino ancor prima dei Greci, che dà lì si è diffuso nel Mediterraneo e in Europa. Vino rosso e rosato, ma le vigne vecchie avevano anche filari a bacca bianca, vinificati in uvaggio, adesso valorizzati in purezza.

L’enologo Gennaro Convertini racconta di “350 ecotipi autoctoni, di cui stiamo studiando sinonimie e omonimie, perché impiantati per seme, non per talee, e questo poteva modificare il Dna della vite”.

Passato il periodo in cui si privilegiavano la quantità e il prezzo producendo vino di casa e da taglio, l’abbandono delle coltivazioni più alte e difficili con gli incentivi europei, il dopo etanolo con i vitigni internazionali, oggi abbiamo alcune certezze: qualità e valorizzazione degli autoctoni in un territorio bellissimo di collina affacciata sul mare, alta collina, altipiano e montagna, ventoso e fresco sui due versanti, tirrenico e ionico, da viticultura eroica”.

rosso di calabria 2

I vitigni più importanti a bacca rossa sono il Gaglioppo di Cirò, che ha acidità, complessità e un elegante colore granato (ottimo anche il rosato).

Il Magliocco Dolce e il Magliocco Canino fra Cosenza e Lamezia, più potente ed austero, da invecchiamento.

Il Calabrese o Nero d’Avola nella zona di Reggio, con Nerello Mascalese e Cappuccio (l’Etna è di fronte). Il Greco Nero, gregario perfetto. Il Castiglione, la Lacrima (Gaglioppo) e la Guarnaccia Nera. Le uve a bacca bianca, molto interessanti, vanno dal Greco Bianco (di Bianco) al Mantonico Bianco (ottime bollicine e passiti), Pecorello, Guarnaccia Bianca e una Malvasia Bianca che ricorda quella delle Lipari. La meraviglia del Moscato di Saracena, 15 per cento di Moscatello, Guarnaccia e Malvasia Biana (con il mosto bollito) e il Passito di Greco di Bianco a di Casignana. Dove si fa, nelle due piccole comunità, da sempre in casa. Un’enologia antica e giovane, in progress.

 

 

 

Tratto dal quotidiano Il Giorno del 16 aprile 2016

rosso di calabria 3

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L'autore

Marco Mangiarotti

E’ nato a Bergamo nel 1948. Ha iniziato come critico musicale e jazz nel 1969 al Giornale di Bergamo. Ha collaborato alla direzione artistica di Lovere Jazz e Imola Jazz, ai supplementi del Corriere della Sera, Musica Jazz, all'Europeo e al Panorama di Rinaldi. Al Giorno dal 1977, dove ha fatto tutta la trafila da critico musicale e tv a capo degli Spettacoli, inviato. Poi capo di Cultura e Spettacoli del Qn Giorno-Carlino-Nazione, caporedattore centrale, vicedirettore al Giorno, direttore di Onda Tv. Fa televisione dagli inizi degli anni Ottanta, commentatore e giudice nei Talent. Oggi è una delle firme di Qn Il Giorno. Il percorso gourmet inizia al mitico Riccione di Giuliano Metalli e con Gualtiero Marchesi nel ristorante 3 stelle di Porta Romana, cenacolo culturale nel dopo redazione o teatro. Sul campo, nel confronto con i più importanti chef italiani, l'amicizia con Paolo Masieri, il cuoco contadino, e Davide Oldani. Ha fatto servizi in Italia e all'estero per Traveller. Cura la pagina food sul Giorno.


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