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Bar Turrisi a Castelmola (ME): sapori, panorama e una mostra di falli…

Pubblicato il: 26 settembre 2019 alle 7:00 am

Inutile negarlo, la fama di questo locale è legata alla sua notissima mostra di falli in ogni declinazione che attira tantissimi curiosi, ma sarebbe sbagliato considerarlo un mero luogo insolito perché anche sul piano dei sapori e delle invenzioni organolettiche esprime una forte personalità che rende un passaggio al Bar Turrisi di Castelmola in provincia di Messina una tappa estremamente interessante e gradevole in un viaggio nella Sicilia orientale.

Si trova in questo splendido borgo arroccato sulla sommità montuosa che si erge sopra Taormina, un vero gioiello architettonico con una vista clamorosa.

Panorama stupendo di cui si può godere anche da una delle terrazze dell’edificio che ospita Turrisi, elevato in più piani in via Pio IX al numero 19.

E’ un’antica struttura su quattro livelli che rappresenta “un posto dove Etna e mare, acqua e fuoco si possono osservare”.

Parliamo di un esercizio storico, fondato nel 1947 e “passato da generazione in generazione, dal cavaliere Salvatore Turrisi al figlio Giuseppe, ai nipoti”.

L’intuizione di crearvi all’interno una sorta di scenografia diffusa inneggiante al pene gli ha fatto guadagnare l’inserimento da parte di Focus “tra i sette bar più particolari nel mondo”.

Eppure, malgrado il protagonista di tale esposizione possa indurre a pensare alla pruderie o a un’intuizione ammiccante, in realtà dietro c’è un preciso concetto a suo modo elevato, poiché le “sculture che rappresentano la fecondità e virilità dell’uomo” sono anche oggetto di culto ancestrale carico di suggestioni apotropaiche.

I gestori sul sito spiegano infatti che “la storia dei falli, o minchia nel nostro dialetto siciliano, non sono altro che una rappresentanza della cultura dei luoghi e giammai il senso volgare del membro virile dell’uomo”, richiamando addirittura la storia di Taormina e Castelmola, con i “bizzarri personaggi che ne sono stati i protagonisti, estetismi da salotto e follie d’alcova, amori e peccati, grandi amatori, grandi sognatori, grandi trasgressori”.

Viene fatto notare come i medesimi luoghi hanno inoltre ospitato “le prime comunità gay al sole mediterraneo, negli ultimi decenni dell’Ottocento”, nonché “intellettuali veri e presunti, incupiti nei salotti di Londra, Parigi, Berlino che nella piccola oasi di Sicilia si abbandonarono ad ogni genere di stravaganze, sfrenatezze e libertà”.

Viene infine ricordato ciò che i nudi maschili rappresentavano in quel mondo ellenico di cui la storia della Sicilia è intrisa. Altro spunto determinante che ha spinto quello spirito libero del cavaliere Turrisi a mettere in scena in questo bar “tutta la cultura di quei tempi”, andando incontro ovviamente anche a reazioni sgomente, come da parte del parroco, malgrado qui il membro maschile vuole invece essere “un simbolo per nulla volgare” dalle nobili radici storiche, a partire dalla figura del dio greco Priapo.

Il tema del fallo accompagna i clienti anche quando si passa all’aspetto gastronomico, poiché perfino le tovagliette vi sono ispirate, questa volta con un taglio ancora più dichiaratamente divertito.

Dalla cucina escono piatti estremamente semplici che però non tradiscono la gola.

Come le ricche insalate dagli ingredienti tipicamente mediterranei, composte con materie prime di ottima qualità, perfette soprattutto nel periodo estivo.

Anche le pietanze cotte sono da provare, come la pasta aglio, olio e peperoncino che ci è stata servita, in grado di stupirci per la perfetta cottura al dente e il magnifico equilibrio organolettico, una delle migliori mai assaggiate in un locale di ristorazione.

Decisamente imperdibili le granite, scaturite da una tecnica particolare del locale, grazie all’utilizzo di uno speciale sistema di produzione che punta a esaltare l’estrema naturalezza di questa specialità, per fare sentire tutta l’intensità dell’ingrediente principale, la frutta.

Strepitoso così il gusto anguria che dà la sensazione di addentare il frutto gelato…

… ma sbalordisce ancor di più la versione alla mandorla, di una fragranza unica, in cui si percepiscono tutti i sentori del frutto secco come raramente capita.

Altro elemento di pregio, lo “speciale afrodisiaco vino alla mandorla” creato sempre dal cavaliere Turrisi, talmente “abile nella produzione del vino” da aromatizzarlo “allo scopo di far conoscere e conservare ai turisti gli aromi e i profumi della propria terra”.

Nasce “da un vino bianco secco in fusione con mandorle, erbe aromatiche ed assenze agrumarie”.

Molti i suoi estimatori che non mancano di degustarlo in ogni periodo dell’anno.

(https://www.facebook.com/pg/Turrisibar/photos/?ref=page_internal)

Sulla singolarità dell’esperienza quindi non si discute: sotto ogni aspetto, una visita al bar Turrisi si scolpisce nella memoria.

Nel video sottostante, le immagini di ciò che abbiamo incontrato durante il nostro passaggio nel locale.

Info: https://www.turrisibar.it/

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