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Bosco de’ Medici, vini pompeiani temprati dal fuoco del Vesuvio

Pubblicato il: 16 aprile 2021 alle 7:00 am

Se ti trovi a fare vino a Pompei dove le radici delle vicende umane si allungano per millenni nelle viscere pulsanti della civiltà, ti senti investito dall’imponente eredità di una storia plurimillenaria che diventa espressione d’orgoglio, conferimento di responsabilità, volano del saper fare: tutti elementi che scorrono nel sangue dei gestori della cantina Bosco de’ Medici con la sua produzione vitivinicola culturale.

Il Vulcano è più di una presenza emozionante quanto incombente, rappresentando il simbolo di ogni azione che avvenga intorno a esso, poiché alla sua ombra “le passioni dell’uomo han radici nel fuoco”.

Un imprimatur bio-socio-antropologico che pretende la prosecuzione di “una tradizione vitivinicola antica, come le genti che abitarono questi luoghi”, tra le quali la figura essenziale dei Vignaioli Artigiani Vesuviani.

Come Azienda Agricola, la Bosco De’ Medici nasce nel 1996 “quando le famiglie Palomba e Monaco decidono di condividere la passione del nonno Raffaele per i terreni ed i vigneti del Vesuvio, coltivazioni antiche, composte in larga parte da vitigni autoctoni a piede franco d’età prefillossera, integrate in seguito da vigneti impiantati negli anni ottanta”.

E’ così che prosegue “una tradizione centenaria testimoniata dal ritrovamento in vigna di un termine di confine in pietra su cui è scolpita una lettera M con sopra una corona (ispirazione poi per il logo aziendale)”. Successivi approfonditi studi confermeranno che quei terreni “erano stati di proprietà di un ramo della nobile dinastia fiorentina dei Medici, trasferitasi nel Regno di Napoli nella metà del sedicesimo secolo e prodigatasi nei secoli seguenti per modernizzare e migliorare i metodi di coltivazione e la qualità dei vini vesuviani”.

Questa coincidenza archeologica è stata vissuta giustamente come un’eredità importante dall’azienda, ulteriore possente stimolo ad applicarsi alla cura dei terreni al fine di produrre uve pregiate che dalla vendemmia del 2014 vengono vinificate in proprio.

Viti esposte verso sud che guardano verso il Golfo di Napoli abbarbicandosi per le pendici del Vesuvio, come iniziarono a fare “più di duemila anni fa quando i Greci importarono per primi la vite ed il culto del vino”.

Una scelta consapevole, poiché questi terreni vulcanici sono vocatissimi per la vitivinicoltura d’eccellenza, donando alle uve a piede franco non soltanto protezione dai parassiti ma anche elevato grado zuccherino, mentre ai vini conferiscono complessità, sapidità grazie alla presenza di preziosi minerali nel suolo, quindi profumi intensi e buon grado alcolico.

I vigneti sono tutti coltivati con vitigni autoctoni: vengono allevati con tecnica a spalliera e a tendone uve di Piedirosso, Aglianico, Falanghina e Caprettone, essenze ampelografiche identitarie del territorio.

La filosofia produttiva prevede in vigna il ricorso alla zonazione aziendale, mentre nella piccola cantina sono protagonisti “silos di acciaio di dimensioni ridotte al fine di poter affinare separatamente il prodotto proveniente dalle singole parcelle”.

L’intero progetto ha un’impronta sostenibile che vede abolito il ricorso a prodotti di sintesi e il massimo rispetto del terroir “secondo stilemi che dal biologico si traducono antroposoficamente in una conduzione biodinamica del parco agricolo aziendale”.

Due le linee condivise con il distributore Proposta Vini, quelle con i nomi più significativi.

La Linea Vesuvio contempla l’ancestrale denominazione Lacryma Christi che “si lega alla leggenda secondo cui, Lucifero, l’angelo caduto, sottrasse un pezzo del paradiso, prima di sprofondare nelle viscere degl’inferi e dalla voragine che creò sorse il Vesuvio: si dice che Gesù, riconoscendo nel Golfo di Napoli il quell’angolo di paradiso rubato, pianse copiosamente e dalle sue lacrime nacquero i vigneti di questo vino”.

La vicenda del Lacryma Christi è strettamente legata a quella “della viticoltura vesuviana e in particolare dei territori di Terzigno e Boscoreale: narra le vicende degli eredi dei vignaioli pompeiani, ovvero gli ordini religiosi e la famiglia Medici”, con alterne vicende che dopo un periodo di declino ne hanno registrato la rinascita a partire dagli anni 2000.

Il “tributo all’antica tradizione dei vini vesuviani” è reso attraverso le due referenze Lavaflava e Lavarubra che “riprendono la tradizione dell’assemblaggio di uve autoctone, per restituire nel calice l’identità storica della vitivinicoltura vesuviana”.

Il Lacryma Christi del Vesuvio bianco Lavaflava mette insieme Caprettone all’85% e Falanghina al 15% scatenando una percezione olfattiva che fa correre la mente alla Crisommola, come viene chiamata localmente la cultivar tipicamente vesuviana dell’albicocca, ritrovandola in bocca insieme a yuzu, nettarine e alloro, avvolti in una dominante mineralità che rende esplosiva la beva.

Il Lacryma Christi del Vesuvio Rosso Lavarubra deriva da Piedirosso 85% e Aglianico 15% che lo rendono sontuoso al naso nel veicolare esuberanti sensazioni floreali, mentre il sorso è maturo e denso nel codificare more, melagrana e ribes, con un finale balsamico.

La Linea Pompeii invece comprende una gamma di vini “attraverso cui diamo forma alla nostra filosofia di produzione: sperimentale, dinamica, sostenibile, salubre”, come avviene per il Pompeii Bianco che nasce “da un’uva rara, il Caprettone che cresce unicamente sul Vesuvio e quasi esclusivamente sulla parete sud del vulcano”, ritenuta “perfetta per le macerazioni, perché trae forza dall’estrazione polifenolica, rendendo complesso il suo apparato olfattivo e gustativo”.

Per questo “nasce dalla vinificazione del 70% della massa liquida in silos di acciaio a temperatura controllata e della restante parte in anfore di terracotta, dove le uve subiscono una macerazione con bucce e raspi, di 20 giorni”.

Al naso è evidente l’eco dell’albicocca ma questa volta in versione essiccata, mentre al palato si ritrovano papaya, mandarino, pesca, con un finale che dichiara note di argilla.

Di buona acidità, propone un sorso gentile e intrigante che chiude in direzione della sapidità, conquistando per tutto il tempo della degustazione con il suo carattere zuccherino impreziosito da cenni agrumati.

Vino di rara originalità.

Pompeii Rosso nasce invece “da sole uve Piedirosso localmente detto Per’ e Palummo (dal colore rosso del raspo)”.

Il bouquet offre sottobosco ricco di vegetazione, il gusto individua susina rossa, ribes, melagrana e tè Pu-Erh.

La tendenza a un carezzevole abboccato è bilanciata dall’importanza dell’acidità, esplodendo di gradevolezza da godere a lungo grazie alla sua prolungata persistenza.

Il progetto dell’azienda è così intriso di importanti valori culturali, storici, antropologici e vitivinicoli da meritare un approfondimento che abbiamo chiesto ad Antonio Monaco: trovate la sua esposizione nel video qui di seguito.

Info: https://www.boscodemedici.com/galleria/

Distribuzione: https://www.propostavini.com/produttori/produttore/bosco-de-medici

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L'autore

Domenico Liggeri

è attivo dal 1988 nel mondo della comunicazione in tutti gli ambiti, dalla televisione al cinema, dal giornalismo professionistico ai video musicali, dall’insegnamento universitario alla regia, dall’editoria libraria al teatro, dal web alla carta stampata.
Attualmente firma come autore la trasmissione Tiki Taka su Italia Uno condotta da Piero Chiambretti, scrive per i mensili della casa editrice del calendario di Frate Indovino per la quale ha appena pubblicato il suo nuovo libro; inoltre è direttore responsabile della testata giornalistica on line Storie Enogastronomiche specializzata in enogastronomia e turismo culturale, Presidente della Giuria del Festival Internazionale del Videoclip IMAGinACTION, docente universitario della IULM di Milano e per vari insegnamenti in diversi master della Business School della RCS Academy del gruppo editoriale che comprende il Corriere della Sera.

Da oltre vent’anni svolge attività di docente in varie Università, come IULM, Cattolica di Milano, Dams di Bologna, IED - Istituto Europeo di Design e per l’Istituto Internazionale di Ricerca e Studi Avanzati del Ministero per i beni e le attività culturali.
Ha pubblicato diversi volumi come saggista e scrittore, per case editrici come Bompiani, Mondadori e Sperling & Kupfer: diversi suoi volumi sono stati adottati da varie università italiane. E’ autore di voci per alcune delle più importanti enciclopedie italiane.
Come autore televisivo ha lavorato con Piero Chiambretti, Maurizio Crozza, Francesco Facchinetti, Belen Rodriguez, Vanessa Incontrada, Paolo Bonolis, Giancarlo Magalli, Claudio Lippi, Elisa Isoardi, Pupo, scrivendo anche per alcuni comici di Zelig (tra cui Leonardo Manera) e firmando molte trasmissioni soprattutto di prima serata per tutte le reti Rai e Mediaset, ma anche per La7 e Sky. Tra le sue trasmissioni più note, Dopofestival di Sanremo su Rai Uno, Markette e Crozza Italia Live su La7, X Factor su Rai Due, Wind Music Awards su Italia Uno. E’ stato direttore editoriale della tv musicale satellitare Match Music, mentre per i Festival di Sanremo del 2004 e del 2005 ha realizzato come autore unico i profili dei cantanti andati in onda sulle reti Rai e gli spot ufficiali della trasmissione. Come regista televisivo ha firmato servizi, live ed esterne per Rai, Mediaset e diverse tv musicali, nonché l’evento multimediale Come and Dance Rihanna con Garrison di Amici di Maria De Filippi. Ha collaborato come autore e copywriter a vari spot per alcune campagne della Wind. E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker voluta da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central).
Giornalista professionista dal 1996, ha scritto per Il Giorno, Il Fatto Quotidiano, Il Giornale di Sicilia, Maxim, Campus, Frate Indovino, InTV, svolgendo anche attività di critico cinematografico (Duel, Ciak) e critico musicale (Maxim, il Mucchio Selvaggio). Suoi servizi sono stati pubblicati on line anche da Tiscali.it e LiberoQuotidiano.it, Rockol, Mtv.it.
Regista di videoclip, ha firmato il pluri-plagiato Dedicato a te per il gruppo Le Vibrazioni, Cleptomania per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista e sceneggiatore cinematografico, è autore di vari cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti dalle strutture di Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati a prestigiose rassegne in Italia e all’estero come Torino Film Festival, Locarno International Film Festival, Bellaria Film Festival, FIFF - Festival International de Films de Fribourg, Genova Film Festival, Capalbio International Film Festival. E’ stato assistente alla regia di Roberta Torre e collaboratore di Ciprì e Maresco. Ha firmato un contratto come soggettista, sceneggiatore e regista per un film lungometraggio con l’importante casa di produzione Lux Vide (Don Matteo, Che Dio ci aiuti, L’Isola di Pietro).
Come autore e regista teatrale, ha portato in scena lo spettacolo CabaRE’ al Derby di Milano e altre opere come quella che ha visto quali protagonisti Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada al Teatro Donizetti di Bergamo.
E’ stato ideatore e direttore artistico della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri. Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt. E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica marchigiana Ultrasuoni (prima label italiana distribuita dalla multinazionale tedesca Edel) e ha svolto anche attività di produttore artistico musicale, realizzando album di diverse rock band per etichette come la CNI - Compagnia delle Nuove Indye.
www.domenicoliggeri.it


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