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Calatroni e Mon Carul, storie e leggende da bere dall’Oltrepò Pavese

Pubblicato il: 9 marzo 2020 alle 7:00 am

Storie minime familiari e grandi leggende territoriali tradotte in nettari: non c’è un solo aspetto dell’attività vitivinicola e della vita quotidiana di Calatroni che non sia legato al fascino irresistibile dello storytelling, rendendo questa cantina dell’Oltrepò Pavese quasi un’espressione letteraria essa stessa.

Basti leggere come si presenta sul proprio sito, rifuggendo le furbizie della comunicazione d’impresa per attingere invece allo stile narrativo del memoir: “l’undici novembre del 1964 Luigi Calatroni era seduto ad un tavolo, di fronte a lui un foglio con il timbro del comune di Montecalvo Versiggia, un documento che avrebbe cambiato per sempre la sua vita e che aspettava solo una firma… la sua!” è l’avvincente incipit che spiega l’acquisizione della proprietà di terreni già da quattro generazioni dediti alla coltiva zione del Pinot Nero e il conseguente suo passaggio da mezzadro a proprietario, approdo agognato dopo anni di stenti nei campi seguiti alla Seconda Guerra Mondiale combattuta nella terribile campagna di Russia.

Il romanzo biografico fa un salto temporale fino al giorno d’oggi con l’affresco della modernità che attecchisce anche in campagna, mentre intorno al desco si riunisce l’intera famiglia tra il profumo di un piatto di agnolotti fumanti accompagnato sempre dall’immancabile Pinot Nero.

E’ in quel momento che “nei loro pensieri uno spunto riaffiora: chissà se tutto ciò sarebbe stato possibile senza un mezzadro di nome Vigiö”.

Il Vigiö della Cà Bela era il modo in cui era conosciuto proprio quel Luigi Calatroni da cui tutto è iniziato. E Vigiö è anche il nome del vino più poetico della cantina, una Bonarda dell’Oltrepò Pavese DOC rossa e frizzante come questo terroir comanda. Anche in questo caso, ben prima delle note di degustazione, dalla cantina arriva altra narrazione che parte proprio dalla conclusione della campagna di Russia nel 1943 con la conseguente rocambolesca e fortunosa corsa di Luigi Calatroni per tornare a Montecalvo Versiggia in tempo per firmare un vitale contratto di mezzadria. Una tenacia omaggiata da questo vino che profuma di more selvatiche e si presenta al palato con un tocco amaricante e un certo piglio tannico, sviluppando sentori di ribes, mosto di fichi e sorbo. Pastoso, perfino ostico in certe evoluzioni, proprio per questo finisce col conquistare con la schiettezza.

Vigiö rientra nel progetto Bonarda dei Produttori “ideato e promosso dal Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese per valorizzare il vino più tipico del territorio” attraverso “un disciplinare di produzione assai più restrittivo” di quello della DOC.

Questa referenza si trova sotto il marchio Mon Carul, termine dialettale “che identifica il comune di Montecalvo Versiggia”, composto da due sinonimi: “la radice della parola romana mons (monte) e car (come gli antichi Liguri chiamavano il monte)”.

Un marchio “dedicato ai vitigni autoctoni (croatina, barbera, uva rara, moradella) e a quelli alloctoni più diffusi (riesling renano, riesling italico, pinot nero)” che si basa “sul precetto della coltivazione in biologico, con attenzione anche all’utilizzo di energia da fonti rinnovabili e pratiche a ridotto impatto ambientale”.

Sotto quest’egida rientrano anche altri gioielli.

Come il succoso Riesling Renano che lascia esprimere in pieno il frutto grazie a una delicata vinificazione in acciaio, per poi arricchirlo di sapidità.

Esemplare invece il Sangue di Giuda, vino rosso dolce frizzante per eccellenza della zona, in merito al quale la cantina rievoca una leggenda che ha per protagonista proprio il personaggio biblico, intento a salvare vigneti per rimediare al suo peccato.

E’ composto da uve Croatina, Barbera e Uva Rara in cui il carattere zuccherino è dominante ma non invadente, aggregando suggestioni di visciole e portando la gioia sulle papille gustative.

Il racconto torna prepotente con il Riesling Extra Brut Inganno 572, dove la fonte è una leggenda ambientata a Pavia alla vigilia di Pasqua del 572, quando Alboino re dei Longobardi “riuscì a entrare in città dopo 3 anni di durissimo assedio”, ottenendo doni di ogni tipo dai pavesi impauriti che però gli strapparono la promessa di rispettare le colombe: lui pensava si trattasse del simbolo della pace, per poi scoprire invece che tutte le fanciulle del posto dichiaravano di chiamarsi Colomba per ottenere la salvezza, dando vita appunto all’inganno citato.

Tradotta in bollicine, la leggenda profuma di fiori di campo e in bocca sceglie un approccio per nulla ruffiano che regala cedro, ananas, pesca nettarina, fino a un lampante finale di limone.

Il citato Pinot Nero mostra il proprio nerbo nel metodo classico Brut, dove il caratteristico sentore di crosta di pane assume venature cremose, ma l’Oltrepò è regno del rosé e quindi le note finali sono tutte per il Norema 90 Pinot Nero Rosato dosaggio zero millesimato che della rosa ha anche il bouquet e un magnifico colore che volge a nuance antiche, mentre in bocca è cremoso e materico, con sensazioni di prugne, cotogne e corbezzoli. Intenso, se accompagnato a un pasto pretende cibi di personalità, perché ha carattere da vendere.

A raccontare questa esperienza ricca di riferimenti narrativi è Stefano Calatroni, nel video che segue.

Info: https://www.calatronivini.com/

Distribuzione: http://www.propostavini.com/component/virtuemart/?keyword=calatroni&search=true&view=category&option=com_virtuemart&virtuemart_category_id=0

 

 

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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