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Cascina Morassino, vini della dinastia vitivinicola Bianco a Barbaresco

Pubblicato il: 3 aprile 2019 alle 7:00 am

 

Quando si introduce il concetto di dinastia, lo si associa a quello di nobiltà: vale perfettamente per la vicenda secolare della famiglia Bianco che ha contribuito in maniera determinante a nobilitare la produzione vitivinicola del territorio di Barbaresco, favorendo l’elezione di questo vocatissimo territorio piemontese tra quelli ritenuti di maggior pregio al mondo.

Una linea dinastica segnata dal valore del lavoro, dal rispetto delle peculiarità endogene, dal talento nell’estrazione del genius loci dalla terra per farne nettari unici e universali.

Nel volume Barbaresco, radici, racconti, ricordi, l’autore Ugo Conti narra come “il fondatore della dinastia Bianco, una delle più antiche protagoniste vitivinicole di Barbaresco, può essere considerato Battista Bianco, leva 1813”: è il padre di quel Giovanni che nel 1870 avvia “l’attività vinicola vera e propria, iniziando a trasformare in vino parte della sua produzione viticola”. Il racconto prosegue con una catena di successioni familiari che conduce all’intreccio “di tre nomi importanti della realtà vitivinicola di Barbaresco: i fratelli Bianco, Rocca Luigi e De Forville” e a un susseguirsi di denominazioni aziendali.

Punto di confluenza, la Cascina Morassino in cui da un certo punto in poi si concentra l’intera vinificazione, fino a dare il nome nel 1984 all’azienda che incarna l’attuale evoluzione delle ultime generazioni di cotanta discendenza.

La sede si trova in Strada Bernino 10 a Barbaresco, in provincia di Cuneo.

I numeri attuali parlano “una superficie di 3,5 ha vitati in Barbaresco, menzione geografica Ovello e 1 ha nel comune di Neive per un totale di 4,5 ha”: ben sottolineato che tutto avviene “a conduzione famigliare”, sistema ancestrale che “consente di avere una cura attenta, costante e personale di vigneti e cantina con lo scopo di realizzare un vino artigianale di alto livello qualitativo”, con una produzione che nel 2017 è stata di circa 22.000 bottiglie.

Per i lavori in vigna, da tre anni l’azienda ha aderito a The Green Experience, progetto di Coldiretti Cuneo che ha creato una “rete di produttori piemontesi che praticano una viticoltura verde, riconsiderata e sostenibile”, il quale prevede il rispetto di dieci regole: “viticolture e produzioni eco-compatibili ed eco-sostenibili; tutela della biodiversità e dell’ambiente naturale; tutela estetica del paesaggio naturale e antropizzato; priorità alle soluzioni agronomiche e al rispetto del suolo; eliminazione del diserbo chimico nei filari; semina di essenze erbacee e floreali nel vigneto; diffusione di insetti pronubi utili; collocazione di nidi per uccelli funzionali alla coltura; rispetto e onestà nei confronti del consumatore; tracciabilità dei controlli e certificazione esterna” (http://www.thegreenexperience.it/it.html).

Vi sono coinvolti “più di 100 di produttori di Langhe, Roero e Monferrato per oltre 900 ettari di vigneti trattati secondo i disciplinari The Green Experience”, per una concreta esperienza collettiva “creata per valorizzare la distintività dei metodi di produzione, per conservare le risorse naturali e per prendersi cura del paesaggio collinare”.

Vino icona dell’azienda eleggiamo il Barbaresco Ovello DOCG, da uve Nebbiolo in purezza “provenienti da un vigneto con ottimali condizioni di esposizione e composizione del terreno, all’interno del quale, alla raccolta, viene fatta un’ulteriore selezione, premiando le porzioni di vigneto che hanno maturato l’uva migliore”. Si presenta con uno splendido colore rubino dall’unghia pronunciata e un intenso bouquet di selva in cui si avverte anche del pepe bianco. In bocca è subito intenso il tannino che traina un’impronta zuccherina seducente e densa di aromi, sviluppando marasche, gelsi neri e paprika. Corpo intenso, ha una buona acidità che rende scorrevole una beva altrimenti meditativa.

Altra declinazione è il Barbaresco Morassino, cui una minore permanenza in legno e l’utilizzo della botte grande che “trasmette l’impronta tradizionale” conferiscono una punta di freschezza in più che esalta il frutto, pur confermando i descrittori dell’Ovello.

Il Langhe DOC Nebbiolo è una sorta di base culturale tanto della cantina quanto del territorio di appartenenza, collocato nel comune di Neive.

Profuma chiaramente di rose aulenti, con rara eleganza.

L’approccio è all’insegna dell’acidità e di un bel carattere dolce.

La fragola domina, ma si sentono anche la prugna e il cacao amaro.

In sottofondo, una delicata gradevole astringenza tanninica.

Altro classico, la Barbera d’Alba DOC Superiore con il vitigno impiegato al 100% che al naso propone spezie dolci e calde sensazioni ipogee.

Tannino importante ma non invadente, delicatezza abboccata, esprime melagrana, ciliegia, cioccolato al latte, con screziature di sambuco e coriandolo.

Irresistibile il suo corpo sinuoso che conduce a una beva segnata dall’imponenza alcolica ma sempre suadente. Un grande vino.

L’alloctono della casa è un imponente Langhe Merlot in cui l’olfatto insegue riferimenti tra rovi, erbe e fiori.

L’abbrivio è molto sapido, poi stemperato da piccoli frutti rossi, susine e amarene.

Corpo snello, beva entusiasmante e golosa.

Ultime annate disponibili per il Dolcetto d’Alba coltivato a Barbaresco fino al 2018 e poi espiantato: per adesso si può gustare l’edizione del 2017 di un’interpretazione particolarmente rispettosa delle caratteristiche intrinseche di quest’uva, grazie alla fermentazione e alla maturazione in acciaio che lasciano intatte le peculiarità varietali e fanno esplodere tutta la complessità del sottobosco tanto al naso quanto al palato, con una beva particolarmente dinamica.

A illustrarci questi vini è Roberto Bianco, nel video che segue.

Info: http://www.propostavini.com/contatti

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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