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Castello di Uviglie, vini della tradizione piemontese da oltre 5 secoli

Pubblicato il: 30 maggio 2019 alle 7:00 am

Cinque secoli di storia, vigneti piantati in un patrimonio Unesco, cantina ospitata in un maniero: ne ha elementi di fascino l’azienda vitivinicola Castello di Uviglie che si staglia nel carezzevole panorama di Rosignano Monferrato, in provincia di Alessandria, in una zona che vanta pure tracce degli antichi romani.

Del Castello si ha un primo riscontro in un documento del 1322, cui seguono informazioni su nobili linee dinastiche e scontri di potere per assicurarselo, nonché sui vari interventi architettonici di cui è stato oggetto nel corso del tempo e sugli ospiti celebri, da san Luigi Gonzaga a san Giovanni Bosco, passando per un Imperatore d’Etiopia.

Oggi la proprietà è di Simone Lupano, il quale rivendica per tanto lignaggio una “esperienza di oltre 5 secoli” suffragata da un documento che certifica l’attività di vinificazione al Castello dal 1491, mentre nel presente si contano “120 ettari di cui 25 coltivati a vigneto” e una “cantina che ha una capacità di raccolta di 3.500 hl”, dotata delle tecnologie più moderne “pur utilizzando i metodi tradizionali di vinificazione nel rispetto della tipicità del territorio”, per una produzione “di circa 90.000 bottiglie annue”.

Il contesto storico aulico e la filosofia di produzione che si richiama esplicitamente alla tradizione sono l’humus ideale per dare vita agli autoctoni della zona, classici piemontesi magari da declinare in variazioni sul tema per terroir e vinificazioni.

Come accade con la Barbera, oggetto di ben tre versioni.

La base è la Barbera Monferrato Bricco del Conte che svolge fermentazione malolattica in cemento e matura in vasche d’acciaio: l’assenza di passaggio in legno consente al vino di scatenare tutta la sua esuberanza  fruttata, pienamente avvertita nel bouquet, mentre la bocca viene subito conquistata da un potente impatto zuccherino che rapisce la lingua, con lo sviluppo di sentori di fragola, gelsi e cioccolato bianco. Grande bevibilità, per un nettare molto seducente.

Tra i diciotto e i venti mesi di passaggio in tonneaux francesi invece per la Barbera Superiore del Monferrato chiamata Pico Gonzaga che parte da note olfattive di terra boschiva, passando al palato da cacao, amarena e prugna. Il corpo è snello, la beva agevole, con un’amabilità che nasconde elegantemente il possente piglio alcolico. Con l’ossigenazione, diviene via via carezzevole.

Emanuela è il nome dato alla Barbera del Monferrato vivace con rifermentazione naturale prima della messa in bottiglia che si presenta al naso evocando fogliame e piccoli fiori, mentre suggerisce al gusto il mosto cotto e le ciliegie sotto spirito, aggiungendo una nota erbacea che si porta dietro una punta di amaro tale da impreziosire il sorso di golosità.

Due versioni poi per l’iconico Grignolino.

San Bastiano è un Grignolino del Monferrato Casalese che fa soltanto acciaio, dall’originale bouquet ipogeo che in bocca porta notevole sapidità su un tappeto di visciole, paprika, susine e cioccolato fondente. Carattere amabile, ha un sorso setoso che si traduce in una beva molto intrigante, fino a un convincente finale amaricante.

Trentasei mesi di botti di rovere francese per il Grignolino del Terre Bianche che colpisce già cromaticamente con un attraente colore rubino brillante, mentre i profumi parlano di rose e di pepe. Approccio fremente con un velo abboccato intorno a cui si avvertono succo di melagrana, fragola e spezie moderatamente piccanti. Acidità importante, per una beva ghiotta e godibilissima.

Il percorso classico si conclude con un’imperdibile Freisa del Monferrato resa vivace dalla rifermentazione naturale prima della messa in bottiglia, da cui deriva un grande bouquet ricco di sottobosco e un ingresso in bocca titillante, per esprimere more, ribes rosso e lamponi.

Il tannino astringente lega bene con il carattere mosso, tutto sublimato da un sorso cremoso che irretisce.

A onore del lavoro del vigneron, va riferito di due tipologie uniche nella produzione della cantina, una bollicina e un passito.

L’Extra Brut Le Cave è un metodo classico che assembla Pinot nero al 65% e Chardonnay al 35%, inondati del fascino di un’elevazione “in cave di tufo del Castello d’Uviglie originarie del XI secolo”, con una “permanenza sui lieviti per 44 mesi”: l’olfatto è subito invaso dalla fragranza del pane cotto a legna, mentre in bocca un tocco erbaceo si insinua suadente tra cenni di ananas e intenso effluvio di limone. E’ tale l’originalità del sorso da richiedere alla beva meritata attenzione, come si tributa a un grandissimo vino: si viene ricambiati da una freschezza aromatica che chiude in trionfo l’esperienza.

Il Bricco del Ciliegio ottenuto da uve appassite 50% Chardonnay e 50% Sauvignon stupisce con un inatteso bouquet di mandorla ed erbe officinali, mentre in bocca è un susseguirsi di mela cotogna, zeste di arancia candita e camomilla.

Denso, spudoratamente zuccherino, dal finale balsamico, incanta con il suo colore oro dalle suggestioni bizantine.

A parlarci della produzione del Castello di Uviglie è Simone Lupano, nel video che trovate qui sotto.

Info: https://www.castellodiuviglie.com/vini.php

Distribuzione: http://www.propostavini.com/ricerca-prodotti/?q=uviglie

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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