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Da Castelluccio a Pienza, il Dopolavoro La Foce e l’Osteria di Luciano

Pubblicato il: 22 febbraio 2018 alle 3:00 pm

Il Dopolavoro La Foce di Asia Chirdo e l’Osteria di Luciano

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Nord Nord. La manager e la genialità del sottolio in osteria. Asia Chirdo e Luciano. I marchesi Origo hanno edificato nel 1939 il Dopolavoro La Foce, sotto Castelluccio e la Villa con magnifico parco all’italiana. Era per i lavoratori agricoli della tenuta.

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Asia, food manager specializzata in start up (Feltrinelli Red) viene chiamata per una consulenza e vi rimane. Il progetto è suo: concept internazionale, anima rurale. Cucina aperta dalla prima colazione alla notte, per aperitivi, pranzi e merende, selezione di cantine locali.

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Erbe, odori, verzura, extravergine della tenuta. Crostone con cicoria saltata, filetti di pomodoro, pecorino di Pienza e acciughe sotto pesto, barattolo di paté di fegatini toscani e crostini, i ravioli neri di baccalà mantecato, il cartoccio degli arrosticini, la guancia di manzo brasata in bianco su crostone, il petto d’anatra alle prugne coscia di monaca, hamburger di manzo e di vitella.

Un piccolo capolavoro di marketing e coerenza. Da 30 a 40 euro (www.dopolavorolafoce.it).

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Poco lontana, in linea d’aria, c’è Pienza, sdraiata fra le due porte e la città ideale del Poliziano. In piazza di Spagna, Luciano vi aspetta, se avete prenotato, al Sette di Vino (0578749092).

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Buco di charme, “niente pici e chianina, li fanno tutti”. E lui si inventa fra saletta e dehors crostini sublimi (ricotta e cipollina), sottoli da vertigine, il pecorino grigliato col Rigatino, fegatelli di maiale nel loro grasso (i migliori) morbidi come i piccoli ceci. Una panzanella fine e grossolana, mai vista, assaggi e sfizi, selezioni di pecorino e cinta autorevoli.

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Un rosario di succulente e sincere sorprese.

Rosso della casa e per dolce il Serpe, trito di mandorle, albume e zucchero. Miglior piccolo posto del mondo. Sui venti euro (gruppo Facebook Osteria Sette di Vino).

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Tratto dal quotidiano Il Giorno del 13 settembre 2014.

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L'autore

Marco Mangiarotti

E’ nato a Bergamo nel 1948. Ha iniziato come critico musicale e jazz nel 1969 al Giornale di Bergamo. Ha collaborato alla direzione artistica di Lovere Jazz e Imola Jazz, ai supplementi del Corriere della Sera, Musica Jazz, all'Europeo e al Panorama di Rinaldi. Al Giorno dal 1977, dove ha fatto tutta la trafila da critico musicale e tv a capo degli Spettacoli, inviato. Poi capo di Cultura e Spettacoli del Qn Giorno-Carlino-Nazione, caporedattore centrale, vicedirettore al Giorno, direttore di Onda Tv. Fa televisione dagli inizi degli anni Ottanta, commentatore e giudice nei Talent. Oggi è una delle firme di Qn Il Giorno. Il percorso gourmet inizia al mitico Riccione di Giuliano Metalli e con Gualtiero Marchesi nel ristorante 3 stelle di Porta Romana, cenacolo culturale nel dopo redazione o teatro. Sul campo, nel confronto con i più importanti chef italiani, l'amicizia con Paolo Masieri, il cuoco contadino, e Davide Oldani. Ha fatto servizi in Italia e all'estero per Traveller. Cura la pagina food sul Giorno.


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