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Cittamani, l’indiano che mancava a Milano: la tradizione di Ritu Dalmia

Pubblicato il: 2 gennaio 2018 alle 3:00 pm

L’indiano che ci mancava. Di livello, cultura, eleganza smart casuale.

Dopo Expo, una famosa chef e imprenditrice indiana sbarca a Milano per la sua prima apertura europea, il Cittamani. Ritu Dalmia, a capo di Diva Restaurant, sette ristoranti in India fra cui Diva Italian e The Cafe at ICC, con la società sudafricana Leeu Collection di Analjit Singh.

Di origini Marwari, Rajasthan, nata a Calcutta e cresciuta a Nuova Delhi, tradizione nord indiana, forti legami storici con l’Italia (da Angelo Paracucchi alle amiche di Alice, la sua famiglia importa i marmi di Carrara), famosa conduttrice tv per Italian Khama (Un Pasto Italiano).

Ha scelto i locali dell’ex Ristorante Verdi in piazza Mirabello a Brera, Design Restaurant, conto dai 50 euro in su (tutti i giorni dalle 12 alle 24).

Ci ho mangiato, bene, una cucina di tradizione: quella “della mia nonna” di strada a Mumbai. Ritu si è portata la squadra da New Delhi e la giovane Resident Chef Shivanjali Shankar. 

Brigata multietnica, sommelier italiana che si è formata a Londra, carta dei vini di Bruna Ciciriello di Alice Restaurant.

Il Tiffin Box o Dabbas che abbiamo visto nel film Lunchbox, la schischetta “che le donne di casa fanno portare in bici a mariti e figli sul luogo di lavoro” in un contenitore verticale a piani separati, chiusi ermeticamente.

Il mio menu. Dall’aperitivo gli Arancini indiani con crema sambal (riso, lenticchie e verdure, spezie, formaggio filante nel cuore).

Pranzo. Naannini Aloo Katlangi, serviti con chutney di mango dolce, kachumber salad e raita.

Il pane naan è cotto nel forno tandoori (forno verticale alimentato a carbone), arrotolato e farcito con patate aromatizzate, lattuga e primo sale. Condito con olio e succo di limone.

La raita è una salsa a base di yogurt con barbabietola.

Tiffin Box con pane naan al burro già porzionato, fagiolini, riso allo zafferano, crema di gamberi e calamari.

Dosa, una crêpe con salsiccia e due salse: chutney di pomodori arrostiti e alla menta.

Costoletta di agnello, marinata a lungo con spezie, al tandoori, con purea di patate aromatizzata all’olio di mostarda (olio di semi di senape nera), nella sua riduzione con semi di cumino, cipolla e menta.

Ottimo il Tortino di carota (cucinata nel latte e aromatizzata)

 

Info Pagina Facebook: Cittamani

 

Tratto dal quotidiano Il Giorno del 7 ottobre 2017

 

 

 

MARCO MANGIAROTTI

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L'autore

Marco Mangiarotti

E’ nato a Bergamo nel 1948. Ha iniziato come critico musicale e jazz nel 1969 al Giornale di Bergamo. Ha collaborato alla direzione artistica di Lovere Jazz e Imola Jazz, ai supplementi del Corriere della Sera, Musica Jazz, all'Europeo e al Panorama di Rinaldi. Al Giorno dal 1977, dove ha fatto tutta la trafila da critico musicale e tv a capo degli Spettacoli, inviato. Poi capo di Cultura e Spettacoli del Qn Giorno-Carlino-Nazione, caporedattore centrale, vicedirettore al Giorno, direttore di Onda Tv. Fa televisione dagli inizi degli anni Ottanta, commentatore e giudice nei Talent. Oggi è una delle firme di Qn Il Giorno. Il percorso gourmet inizia al mitico Riccione di Giuliano Metalli e con Gualtiero Marchesi nel ristorante 3 stelle di Porta Romana, cenacolo culturale nel dopo redazione o teatro. Sul campo, nel confronto con i più importanti chef italiani, l'amicizia con Paolo Masieri, il cuoco contadino, e Davide Oldani. Ha fatto servizi in Italia e all'estero per Traveller. Cura la pagina food sul Giorno.


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