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I 50 Best li decidono lorsignori: classifica del business ignorante

Pubblicato il: 23 giugno 2018 alle 7:00 am

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Perché lasciamo il giudizio del gusto a chi non ce l’ha?

Fessi, complici e un po’ cialtroni. Noi a farci giudicare, anche nel vino, da chi ignora la biodiversità, fa business e marketing sul mercato globale.

Sponsor San Pellegrino e tutti si accodano. Siamo a Londra, non esattamente una capitale culturale del gusto, anche se ospita le cucine del mondo. Votano tutti, 900 esperti (?!). Democraticamente.

Esilarante, grottesco, umiliante e un po’ triste. Massimo Bottura, il nostro concettuale, è sul podio del 2014 San Pellegrino World’s 50 Best Restaurants, primo il Noma di Copenhagen, secondo il Celler de Can Roca di Girona.

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Vincono le lobby del nulla, di una pallida materia prima, di una tradizione che arriva a una decina di piatti veri e ingredienti a fatica. L’invenzione può sostituire il gusto con la pop art materica, tecnologica e ideologica.

Vincono le lobby del Nord e americane, la cooptazione dei continenti emergenti. La strategia di tenere nell’angolo Italia e Francia.

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Non inganni la presenza di Bottura e dei tre fratelli Roca, tre soli gli italiani nei primi 50, con il grande Enrico Crippa. Perde chi, anche in Italia, ci ha creduto. Facendosi e facendoci del male. Redzepi continua, quindi, un primato in cui non contano cultura, tradizione, biodiversità, ma solo la tecnica creativa. Le Calandre dei fratelli Alajmo precipita al 49mo posto. Davide Scabin e Umberto Bombana escono dai 50. Sale solamente Piazza Duomo di Enrico Crippa, 39mo.

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Sette, ovviamente, gli spagnoli, sette gli statunitensi (la barzelletta), il miglior francese è il Mirazur di Mentone, undicesimo e italiano. Il marketing di 50 Best lancia il Far East (7 ristoranti) e molto Sudamerica (6). Il motore è solo economico.

Il Nahm di Bangkok (13mo) e Virgilio Martinez del Central di Lima (premio Highest Climber), quindicesimo, valgono più di Crippa. La miglior cuoca è Helena Rizzo del Mani di San Paolo, 36ma. Expo è l’ultima spiaggia per rimettere le cose a posto e smascherare il marketing globale.

Lanciamo dei premi nostri, con i francesi, chi capisce e sa.

 

Tratto dal quotidiano Il Giorno del 3 maggio 2014.

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L'autore

Marco Mangiarotti

E’ nato a Bergamo nel 1948. Ha iniziato come critico musicale e jazz nel 1969 al Giornale di Bergamo. Ha collaborato alla direzione artistica di Lovere Jazz e Imola Jazz, ai supplementi del Corriere della Sera, Musica Jazz, all'Europeo e al Panorama di Rinaldi. Al Giorno dal 1977, dove ha fatto tutta la trafila da critico musicale e tv a capo degli Spettacoli, inviato. Poi capo di Cultura e Spettacoli del Qn Giorno-Carlino-Nazione, caporedattore centrale, vicedirettore al Giorno, direttore di Onda Tv. Fa televisione dagli inizi degli anni Ottanta, commentatore e giudice nei Talent. Oggi è una delle firme di Qn Il Giorno. Il percorso gourmet inizia al mitico Riccione di Giuliano Metalli e con Gualtiero Marchesi nel ristorante 3 stelle di Porta Romana, cenacolo culturale nel dopo redazione o teatro. Sul campo, nel confronto con i più importanti chef italiani, l'amicizia con Paolo Masieri, il cuoco contadino, e Davide Oldani. Ha fatto servizi in Italia e all'estero per Traveller. Cura la pagina food sul Giorno.


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