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Collezione Verzocchi a Forlì, capolavori d’arte nati da impresa e Lavoro

Pubblicato il: 30 ottobre 2020 alle 7:00 am

Un imprenditore illuminato che invece di ricorrere alle solite attività pubblicitarie decide di commissionare opere originali ad alcuni dei più grandi artisti del suo tempo con la sola richiesta di inserire l’immagine del prodotto da vendere, creando così una delle più straordinarie, intelligenti e preziose collezioni d’arte del mondo, per poi donarla in un grande slancio di generosità a un ente pubblico affinché potessero goderne tutti: nasce da questi nobilissimi e brillanti presupposti la Collezione Verzocchi ospitata nel Palazzo Romagnoli nel centro di Forlì, concentrando in sé complessità, estasi e pionierismo in maniera unica.

Si tratta infatti di un potenziale autonomo museo d’impresa collocato però nel cuore di un’esposizione civica di proprietà del comune romagnolo, esemplare fusione delle istanze virtuose di pubblico e privato nell’ambito dei Beni Culturali.

Alla base c’è l’apertura mentale dell’imprenditore di origine forlivese Giuseppe Verzocchi che in netto anticipo sui tempi ideò nel 1949 una forma geniale di product placement, pagando a pittori di grande fama la somma di 100.000 lire per realizzare ciascuno un’opera ispirata al concetto e alla pratica del lavoro, chiedendo di inserire nella composizione almeno un esemplare di ciò che egli fabbricava: un mattone refrattario con il logo “V&D”, da riprodurre a proprio piacimento ma senza esagerare nelle dimensioni, per non rendere invadente il messaggio promozionale.

Una trovata irresistibile che coinvolge l’osservatore nel gioco di individuare in quale sezione del quadro sia inserito il mattone, visto che alcuni autori hanno avuto il gusto quasi beffardo di renderlo invisibile a un primo sguardo sommario, spingendo quindi a una ricerca più attenta tra una pennellata e l’altra.

Una delle soluzioni più singolari e perfino narrative è quella adottata da Marcello Boccacci che nell’illustrare La stiratrice alle prese con il lavoro quotidiano…

… piazza il mattoncino con il marchio aziendale sotto il ferro da stiro.

Un modo per andare oltre la consuetudine di un notevole catalogo aziendale, con l’aggiunta di un autoritratto e qualche riga esplicativa da parte di ogni singolo conferitore, facendo comprendere l’attenzione prodromica di Verzocchi per forme di comunicazione evolute.

In questo caso è riuscito a coinvolgere personalità quali Filippo de Pisis, Renato Guttuso, Mario Mafai, Carlo Parmeggiani, Aligi Sassu e molti altri, i quali oggi danno lustro all’esposizione permanente che occupa l’intero piano terra di Palazzo Romagnoli, dove sono state riunite le settanta opere realizzate per l’iniziativa descritta e donate dal filantropo al Comune di Forlì nel 1961.

(Lavoro, di Giuseppe Capogrossi)

L’introduzione è affidata a un video molto esaustivo che riesce a sintetizzare la personalità piena di sfaccettature di Verzocchi, facendo comprendere perfettamente le radici delle virtù che ne hanno fatto un simbolo dell’Italia che funziona, dalla sua sensibilità verso il bello al talento imprenditoriale, dalla visionarietà che gli faceva anticipare i tempi a una spiccatissima vocazione al mecenatismo, dalla competenza in campo artistico all’empatia con cui sapeva relazionarsi con gli altri, a partire dai pittori.

Un’efficace scelta di scatti fotografici tratteggia episodi della sua vita che ne mostrano il dinamismo e le capacità relazionali…

… mentre una teca in pochi centimetri quadrati crea il paradigma di una vita, mostrando i celebri mattoni che fecero la fortuna imprenditoriale di Verzocchi messi a fianco alle lettere con le quali dialogava con gli artisti, a partire dall’immenso Fortunato Depero.

Una targhetta annuncia il titolo dell’esposizione, Il lavoro nella pittura italiana (1950), talmente perfetto da essere apodittico, introducendo così in un allestimento capace di ghermire le emozioni più profonde che possano sposarsi con l’intelletto, conducendo verso una delle esperienze più compatte, logiche, ispirate, istruttive ed entusiasmanti che si possano fare nell’intero ambito della cultura mondiale.

E’ una successione impressionante di sussulti al cuore, un continuo scuotere il capo innanzi a una sequenza di capolavori imprevista quanto folgorante, in grado di scuotere furentemente la sfera emotiva e di scatenare le sinapsi cognitive. Si rimane allibiti davanti alla qualità iconica di ciascuna opera, poiché appare quasi inspiegabile razionalmente come sia potuto accadere che decine di artisti si siano espressi tutti al loro massimo assoluto contemporaneamente, come se ci fosse stato qualcosa di magico o una congiuntura favorevole irripetibile in grado di condurli alla vetta della manifestazione della propria creatività.

Lo si percepisce già dall’accoglienza che viene riservata allo sguardo dell’utente, ghermito immediatamente nella prima stanza da una stupenda opera di Emilio Vedova che dimostra gli infiniti incastri estetici che può offrire un Interno di fabbrica, con rotondità funzionali incastonate tra punte taglienti e sezioni seghettate come minacciose dentature, insufflate dei classici plumbei cromatismi che hanno reso celebre l’artista veneziano.

Dopo secoli di muse ispiratrici individuate negli ambiti poetici, dalla grazia muliebre ai tormenti della condizione umana, dallo stupore della natura alle rappresentazioni storiche, ecco invece apparire qui prorompente la potenza evocativa del lavoro, andando ben oltre le già viste architetture degli opifici per soffermarsi sulla plasticità dello sforzo operaio che Fortunato Depero applica vividamente a Tornio e telaio nel 1949…

… approdando a una nuova sfera creativa in cui si compie l’osmosi tra l’umano e la meccanica, il gesto e l’utensile, il sudore e l’oggetto, la tensione muscolare e la rigidità della materia, il freddo pungente che avviluppa l’atto agricolo all’aperto e il torrido bruciore della metallurgia incandescente.

Emerge in questo modo una nuova categoria in grado di trasmettere urgenza rappresentativa, i Simboli del lavoro tessuti insieme da Gino Severini come labirintico ordito di gabbie lineari che intrappolano sfumati vagiti di colori.

Una teoria di stimoli interpretativi che esonda in pura commozione quando si concentra sulla prossemica dell’operaio, quasi sempre cristallizzato in una postura curva che non è soltanto effetto del lavoro che sta svolgendo, bensì anche e soprattutto metafora del piegarsi alle onde del destino, un abbassare il capo davanti alla necessità del sacrificio per la sopravvivenza, un arrendersi alla crudezza di una natura che pretende sforzi immani per concedere i propri parchi frutti edibili, una passiva accettazione del ruolo di anonimo anello di una catena produttiva, una consapevolezza della mestizia del proprio ruolo sociale, come Gli scaricatori dolenti di Giulio Turcato.

Perfetta enunciazione di tale sottomissione (non soltanto) figurativa è la raffigurazione di Giuseppe Migneco che estremizza la proiezione verso la terra di un Contadino che zappa, talmente prono da ingobbirsi…

… mentre I vangatori di Fausto Pirandello impongono storpiature ossee alle proprie esili figure, al punto da nascondere il volto pudico sotto le larghe falde di cappelli in guisa di istintiva verecondia.

Eppure, malgrado tutta questa negatività quasi inevitabile, nel solco di una ruga che scava un volto si coglie tutta l’immensa dignità dell’abnegazione proletaria…

(El remer [Il fabbricante di remi], di Marco Novati)

… nel tendersi di un bicipite si esalta la forza di volontà…

(Le mietitrici, di Luigi Bartolini)

… negli sguardi concentrati si riscontra l’eccellenza del saper fare artigiano.

(Il lavoro, di Mario Sironi)

E’ come se ogni tela partisse da un (perfino involontario in alcuni casi) senso di riscatto etico degli umili per sublimarsi in trionfale ode della manualità che sorregge ogni aspetto del quotidiano, anche quando il mondo vorrebbe far finta di non vedere i braccianti relegandoli a sagome di ectoplasmi che svolgono La vangatura, come osserva con il consueto acume Ardengo Soffici.

In questo trionfo deontologico della forza fisica che genera supporto vitale, risiede il più potente afflato pedagogico dell’esposizione, poiché infligge una spietata lezione di vita all’intellettuale che si crogiola nella propria presunta superiorità, punendone la vanità e dimostrandogli che è la cultura materiale a fare girare il mondo, fin dalla notte dei tempi, come ricorda la Forgia di Vulcano di Giorgio De Chirico.

In tale modo la visione delle opere impone un nuovo equilibrio nella considerazione generale in cui la laboriosità tangibile si colloca ben sopra alla speculazione evanescente del pensiero, ponendosi alla pari del talento scientifico, come sembra suggerire la stilizzazione di Mani, oggetti, testa… di Felice Casorati, in cui metaforicamente sono le estremità degli arti e sorreggere la sede della mente, come a indicare che la manualità precede la riflessione.

E’ il brodo di coltura ideale della relazione tra scienza e tecnica che sta alla base dei primi vagiti ottocenteschi dei musei industriali, come perfettamente visualizzato nei Costruttori di Carlo Carrà, in cui la squadra lignea del tecnico crea una perfetta linea di congiunzione con l’attrezzo più pesante del manovale, mettendo in dialogo l’alto e il basso con un’armonia che non è soltanto geometrica.

Verzocchi con la sua collezione ha dunque compiuto non soltanto un encomiabile atto di responsabilità sociale d’impresa, bensì anche un gesto di giustizia collettiva, affermando un assioma della musealità legata alle aziende, secondo il quale anche ciò che nasce dal legittimo perseguimento del profitto commerciale individuale può tradursi in arricchimento culturale dell’intera comunità.

Ulteriori ragioni per rendere la visita a questa collezione un atto di formazione imprescindibile per chi ami l’Arte e l’Uomo, possibilmente nella medesima maniera.

Info: http://www.cultura.comune.forli.fc.it/servizi/menu/dinamica.aspx?ID=22011

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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