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Come si produce il sigaro toscano

Pubblicato il: 17 giugno 2017 alle 7:00 am

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La raccolta

Sono specialmente la raccolta e la cura a fuoco le fasi che richiedono tanta manualità e una lunga esperienza, spesso tramandata di generazione in generazione. La raccolta avviene manualmente per evitare di danneggiare l’integrità della foglia, seguendo questi passaggi: vengono raccolte le prime quattro foglie collocate nella parte alta della pianta; le quattro-sei foglie sottostanti vengono raccolte successivamente (ad intervalli di cinque-sette giorni), perché necessitano per la loro posizione di ulteriore luce e calore solare.

Le foglie della stessa corona devono avere il giusto grado di maturazione e di turgore, se c’è siccità serve irrigazione qualche giorno prima, se invece piove, si deve sospendere la raccolta per almeno 24 ore. Naturalmente è da evitare ogni tipo di rottura, ammaccatura, scottatura della foglia.

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La cura a fuoco

Il processo di cura a fuoco è l’aspetto che più differenzia il Kentucky dalle altre varietà di tabacco. Le trasformazioni che si verificano in tale fase sono tante e tali da caratterizzare fortemente – in positivo o in negativo – il prodotto curato.

Questa lavorazione avviene in autunno, nei mesi di settembre e ottobre; è un procedimento di affumicatura realizzato all’interno di un locale chiuso (forno di cura), sottoposto a calore variabile (bruciando legna di essenze dure, come quercia o rovere) e pervaso di fumo.

Le foglie del tabacco Kentucky, una volta legate e predisposte in filze su pali di legno, vengono sistemate su apposite travi di sostegno all’interno dei forni. Attraverso un flusso diretto di calore e fumo, prodotti dalla combustione di fuochi di quercia o altre essenze arboree dure, il Kentucky assume le sue tipiche caratteristiche organolettiche, di lucentezza e conservabilità. Agendo su fattori come temperatura e umidità, il tabacco perde il suo colore verde originale per divenire marrone brillante. E’ una fase che dura circa dieci giorni e che vede quattro passaggi:

– ingiallimento: le foglie assumono colorazione gialla per la scomparsa della clorofilla;

– ammarronamento: si accendono i fuochi con umidità elevata (90%);

– essiccazione della lamina: viene abbattuta la presenza di umidità, con temperatura intorno ai 40-50 gradi;

– essiccazione della costola: i fuochi si spengono e si riaccendono, con temperatura che non deve mai superare i 50 gradi.

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La cernita

Infine a novembre avviene la cernita. Tradizionalmente eseguita da mani femminili, inizia quando le condizioni ambientali esterne di umidità consentono la malleabilità del tabacco. Le foglie vengono divise in due grandi categorie: quelle dal colore più scuro e più pesanti e quelle dal colore più chiaro e più leggere.

Ogni categoria al suo interno prevede tre tipologie diverse:

– la fascia vera e propria, quella più preziosa: cioè la foglia perfetta, senza buchi;

– l’impiego fascia: una foglia che solo per metà può essere utilizzata come fascia, l’altra metà ha delle imperfezioni;

– il ripieno: foglie che non possono essere utilizzate come fascia e che presentano imperfezioni.

Come si può vedere da questo veloce racconto, si tratta di un know how materiale e immateriale che si crea sul campo e le famiglie si tramandano, impossibile da replicare altrove.

Come per le altre coltivazioni non in serra, c’è poi da tener conto del fattore pedoclimatico.

Condizioni metereologiche avverse – come grandinate – possono interamente pregiudicare un raccolto di Kentucky da fascia, la parte più delicata e preziosa per fare il sigaro Toscano.

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La filiera

La filiera del sigaro Toscano è l’unica filiera tabacchicola interamente svolta in Italia, con circa 2.000 persone coinvolte tra coltivatori, un centro di ricevimento, perizia e sviluppo tabacco (Foiano della Chiana) e 2 manifatture (Lucca e Cava dei Tirreni).

La supervisione della filiera produttiva è al primo posto negli impegni di MST: una scelta a difesa del proprio prodotto, del rispetto del territorio, della qualità del lavoro e della tutela di tutte le persone che partecipano al processo di produzione. Dalla semina alla raccolta, dalle fasi di lavorazione al prodotto finito, Manifatture Sigaro Toscano si fa garante di standard professionali e qualitativi in linea con le più moderne aziende del settore. E’ uno sforzo e un impegno continuo, i coltivatori di Kentucky rappresentano un anello strategico della catena produttiva del sigaro Toscano. MST è il loro principale interlocutore ed assorbe la gran parte dell’intera produzione nazionale, percentuale che arriva al 100% nel caso della foglia da fascia, la parte qualitativamente più pregiata della coltivazione.

L’azienda si è impegnata compensando il taglio delle sovvenzioni accoppiate all’agricoltura, garantendo ai coltivatori produttività e stabilità di reddito; un forte legame con i tabacchicoltori, con investimenti anche sul fronte dell’assistenza tecnico-agronomica, per il miglioramento quali-quantitativo delle produzioni agricole.

Un insieme di sforzi per mantenere in Italia una materia prima di alta qualità, garantire prospettive e continuità della filiera italiana, offrire ai tanti appassionati la qualità di sempre, garantendo quella personalità italiana sempre più apprezzata in tutto il mondo.

 

Info: www.toscanoitalia.it

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