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Cripta del Peccato Originale a Matera, emozionante capolavoro dell’Umanità

Pubblicato il: 22 gennaio 2018 alle 7:00 am

L’epifania della sensibilità dell’Uomo, l’acme della capacità della nostra specie di trascendere la natura ferina originaria per ascendere alle vette di una spiritualità panica, quindi anche laica: infatti parla a tutti e tutti incanta, la Cripta del Peccato Originale, immenso capolavoro di umanità scavato nelle esuberanze litiche della Valle del Bradano che cinge Matera.

Visitarla trascende la mera esperienza turistica, sublimando anche l’azione culturale, per farsi viaggio interiore.

Già il precorso per raggiungerla ispira un mistico ricongiungimento con le nostre radici: bisogna fendere i lussureggianti campi della Contrada Pietrapenta in cui l’Azienda Dragone coltiva la vite, elemento vegetale tra i più rilevanti nei simbolismi della medesima religione celebrata dalla Cripta. E’ la pianta da cui si trae quel vino che nella liturgia cristiana si fa sangue di Cristo, memoria di un sacrificio terreno e promessa di un riscatto trascendente.

Al di là della credenza, anche chi pratica l’agnosticismo avverte l’anelito ancestrale insito in quella ritualità, anche perché il mistero della transustanziazione dall’enoico all’ematico in nessun altro luogo al mondo è così matericamente tangibile. In questo contesto agreste, con annessa cantina, il vino lo tocchi, con le tue mani, sia esso materia prima del frutto o la traduzione liquida dello stesso: allo stesso modo nella Cripta è tattile l’esternazione pittorica del culto espresso.

Appare metaforico anche il tragitto fisico degli ultimi metri prima di raggiungere la Cripta. La sede stradale è a fondo naturale, quindi priva delle mistificazioni della modernità che asfaltano le irregolarità per rendere il nostro cammino meno accidentato ma anche piatto e omologato. E’ l’annuncio della sincerità di ciò che si sta per vivere.

La collocazione della Cripta è un’apertura su una parete rocciosa che si raggiunge facendo qualche scalino, mentre lo sguardo viene rapito da un panorama tumultuosamente selvaggio.

Aguzzando la vista, in tutte le rocce circostanti cogli anfratti scavati, grotte che sono evidente traccia antropica.

Fondo e pareti all’ingresso della Cripta invece ti raccontano una genesi geologica lontana milioni di anni, con i suoi fossili ben aggrappati alla pietra che resistono a ogni passaggio umano.

All’interno è ancora pietra quella su cui ti siedi, trascinandoti in un’osmosi con l’ambiente che sta per rivelarsi a te.

Ed è realmente epifanica la suggestiva scelta dei gestori di svelare gli affreschi facendoli apparire dal buio assoluto, illuminandoli uno per volta, con una efficace regia delle luci che giocano con assolvenze e dissolvenze.

Si crea in questo modo un crescendo emotivo che incede di pari passo con la scansione luministica, mentre una voce fuori campo, nel dispensare informazioni, evoca tanto il deus ex machina teatrale quanto il dio celebrato dall’iconografia in mostra.

Al termine di questo tunnel di luci e ombre, l’improvvisa illuminazione a pieno giorno invade gli occhi, i quali in un attimo si riempiono dell’abbacinante complessità iconografica della Cripta.

Le superfici dipinte si succedono in alloggi concavi intervallati da lingue di roccia, creando quasi la sensazione di fotogrammi di una pellicola che scorrono nella tua mente, proiettando le immagini direttamente sullo schermo del cuore. 

Irretiti da una bellezza che ti coglie a fior di pelle, scuoti incredulo in capo considerando che tutto ciò risale a ben oltre mille anni fa, quando questo “era il luogo cultuale di un cenobio rupestre benedettino del periodo longobardo”. Nelle note del sito ufficiale della Cripta si legge infatti che gli affreschi sono datati “tra l’VIII e il IX secolo, stesi dall’artista noto come il Pittore dei Fiori di Matera ed esprimenti i caratteri storici dell’arte benedettina-beneventana: la parete sinistra è movimentata da tre nicchie, su cui sono raffigurate rispettivamente le triarchie degli Apostoli, della Vergine Regina e degli Arcangeli; la parete di fondo, invece, è ravvivata da un ampio ciclo pittorico raffigurante episodi della Creazione e del Peccato Originale”.

Se oggi è possibile ammirare tanta meraviglia è grazie all’azione di alcune realtà virtuose di Matera.

La chiesa ipogea infatti è stata ritrovata nel 1963 dai soci del Circolo La Scaletta di Matera, mentre oggi è gestita dalla Fondazione Zétema (http://www.zetema.org/) con perizia, competenza e capacità organizzativa di altissimo livello, tra le più elevate riscontrate in tutto il Paese: questa stessa struttura è stata l’anima del progetto di recupero integrale della cripta, con la consulenza dell’Istituto Centrale del Restauro.

Con rispetto, abbiamo provato a cogliere istanti dello splendore del posto nel video che segue.

 

Info: http://www.criptadelpeccatooriginale.it/index.php?option=com_gantry5&view=custom&Itemid=195&lang=it

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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