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Da Salina a Milo, le uve e la cucina della terra

Pubblicato il: 18 marzo 2019 alle 3:00 pm

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Cavuliceddi, la parte verde dei cavoli. L’erba selvatica, il verde di quel che cresce sotto e noi spesso buttiamo.

Chiudo il Gran Tour invernale fra Catania e l’Etna con Barbara Liuzzo, mi porta verso Milo e l’azienda agricola Barone di Villagrande, dove il marito Marco Nicolosi, enologo, porta avanti la tradizione della prima famiglia di vigneron del vulcano, al palmento e la casa che affaccia sulle vigne e sul mare, le stanze e la piscina di pietra vulcanica, la vecchia e la nuova cantina, le cucine dove la giovane chef Giulia Carpino sperimenta con gusto.

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Ma la degustazione non può che essere al Cave Ox di Sandro Dibella a Solicchiata, enoteca e covo di produttori e appassionati, pizza superba, ristorante di territorio grazie ai saperi della moglie Lucia Rampello.

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Emanuele Fioretti ci guida nelle scoperte enoiche, gli amici vigneron di Graci, Benanti, Russo, il complice Frank Cornelissen, partecipano. Giovani produttori che vendono oltre 80 per cento delle loro poche e grandi bottiglie nel mondo ma pensano di sbarcare insieme a Milano.

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Aperitivo con Malvasia delle Lipari 2011, corpo e freschezza, Insalata di Ceci e Pizza con Pepato, Caciotta, Erborinato e Cipolla rossa caramellata. Poi l’Etna Bianco Doc Superiore 2014: Carricante 95% – Uve autoctone 5% (Ruscignola, Minnella Bianca…), potente e perfetto con Olive Bianche Nocellara dell’Etna e Risotto al Limone.

Affinato in botti di rovere per un invecchiamenti fino a 30 anni è l’Etna Bianco Doc Superiore Legno di Conzo 2011, poche bottiglie, non tutte le annate, con Sformatino di Formaggio pepato e Funghi dell’Etna. Etna Rosso Doc 2013: 80% Nerello Mascalese 20% Nerello Cappuccio e Nerello Mantellato. Le botti di castagno esaltano mineralità e aromaticità, ne ravvivano il colore. Con Gnocchi e Salsiccia locale tagliata a punta di coltello. Etna Rosso Doc Lenza di Mannera 2012, identico uvaggio, selezione solo di annate pregiate pronto alla beva e a 30 anni in bottiglia. Con Stracotto di Manzo al sugo di pomodoro. Un crescendo di entusiasmante verità prima che l’evento cominci, con le annate storiche, qui a parte.

 

 

Tratto dal quotidiano Il Giorno del 16 gennaio 2016

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L'autore

Marco Mangiarotti

E’ nato a Bergamo nel 1948. Ha iniziato come critico musicale e jazz nel 1969 al Giornale di Bergamo. Ha collaborato alla direzione artistica di Lovere Jazz e Imola Jazz, ai supplementi del Corriere della Sera, Musica Jazz, all'Europeo e al Panorama di Rinaldi. Al Giorno dal 1977, dove ha fatto tutta la trafila da critico musicale e tv a capo degli Spettacoli, inviato. Poi capo di Cultura e Spettacoli del Qn Giorno-Carlino-Nazione, caporedattore centrale, vicedirettore al Giorno, direttore di Onda Tv. Fa televisione dagli inizi degli anni Ottanta, commentatore e giudice nei Talent. Oggi è una delle firme di Qn Il Giorno. Il percorso gourmet inizia al mitico Riccione di Giuliano Metalli e con Gualtiero Marchesi nel ristorante 3 stelle di Porta Romana, cenacolo culturale nel dopo redazione o teatro. Sul campo, nel confronto con i più importanti chef italiani, l'amicizia con Paolo Masieri, il cuoco contadino, e Davide Oldani. Ha fatto servizi in Italia e all'estero per Traveller. Cura la pagina food sul Giorno.


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