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Specialmente… a Firenze: luoghi da scoprire

Pubblicato il: 24 luglio 2018 alle 3:00 pm

Firenze, città (ancora) da scoprire

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Nella città dei record, a fare davvero scalpore sono i primati nascosti.

Se tutti sanno che gli Uffizi sono il Museo più visitato d’Italia, considerato che i Musei Vaticani appartengono a uno stato straniero, non a tutti invece è noto che a Firenze ci sono anche il più antico museo scientifico d’Europa, il primo museo italiano di antropologia, il primo brefotrofio d’Europa e la più antica azienda al mondo dedita alla fotografia.

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E’ così che nella città forse più iconica d’Italia, le immagini che si scolpiscono di più nella mente sono invece quelle meno baciate dalla fama.

Perché nella città dove tutto è Storia, le Storie più interessanti sono quelle meno note.

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Troppi danno Firenze per scontata, perdendo di vista il suo valore più intimo.

La danno per scontata i visitatori che si accontentano di fare i turisti massificati, trascinati dalle guide da cartolina e dalla pigrizia verso i soliti posti, invece di fare i viaggiatori e cercare la vera anima della città.

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La danno per scontata anche alcuni tutori dei beni culturali, intransigenti nel pretendere che una testata giornalistica debba pagare per potere fare informazione sui beni pubblici da loro gestiti. All’osservazione che è deontologicamente inaccettabile che un giornalista professionista debba pagare per esercitare il diritto all’informazione, ci siamo sentiti rispondere “tanto ci sono tanti che ci chiedono di fare riprese a pagamento”, quindi uno in meno cosa importa… in barba ai diritti costituzionali dei cittadini, primo tra tutti quello di essere informati. Evidentemente ognuno interpreta a modo suo l’articolo 21 della Costituzione quando dice che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

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A certi Enti dunque nulla importa della libera e gratuita divulgazione del Sapere ai cittadini, tanto, fin quando c’è qualcuno che paga, per loro va bene così. Ci dispiace sapere che qualche testata giornalistica abbia ceduto a questa inaccettabile pretesa di pagamenti, perché così passa il principio che l’informazione si possa e anzi si debba comprare: per noi non è così.

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Non è stata una grande perdita: il rigore etico ci ha condotti con maggiore convinzione a scoprire luoghi ben più emozionanti di quelli imposti dalla massificazione del turismo. E’ così che si incontrano delle splendide Persone che ogni giorno lavorano con competenza, abnegazione e modestia per la valorizzazione dei beni culturali meno noti. Intellettuali di sterminata Cultura che non hanno perso un briciolo di umanità. Gestori di Musei ben felici di fare conoscere le meraviglie che custodiscono, illuminati dalla gioia di veicolare Conoscenza a quanta più gente possibile, senza chiedere null’altro in cambio che la tua attenzione per il loro lavoro prezioso e il sostegno a un eroico impegno quotidiano.

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Pure troppi ristoratori danno per scontato il presunto gusto dozzinale dei turisti, offrendo ai più ingenui, soprattutto gli stranieri, menu abominevoli che mettono nello stesso piatto tutti i luoghi comuni della cucina fiorentina e italiana. Anche in questo caso, oasi di purezza gastronomica ce ne sono ancora in città e ve li racconteremo nel prossimo speciale su Firenze dedicato alle tipicità del gusto.

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Se volete allora vedere dove possa portare l’amore non scontato per Firenze, seguiteci in questo Speciale: incontrerete storie di vita vera più sognanti di una favola, commoventi racconti di solidarietà per l’infanzia, ma anche l’orrore estetizzante della Scienza, tra appassionanti testimonianze di viaggi tra i popoli, meraviglie della Natura e lo splendore dell’arte fotografica.

Il tutto, senza dover pagare nulla.

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Perché a Firenze le cose più belle sono le più semplici.

Si può ricevere una lezione di Storia perfino dai cartelli di un cantiere in costruzione, come quello che occulta in parte la piazza che ospita la Camera di Commercio di Firenze…

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… raccontando la storia del Cambio…

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… dei calzolai…

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… e dei “beccai”…

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… mentre l’arte contemporanea prorompe da un muro anonimo…

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… e perfino la Morte viene narrata con (la) Grazia.

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Prima di raccontarvi cosa abbiamo trovato, ecco la cronaca sparsa di come abbiamo amato perderci, a Firenze…

 

 Lo Spedale degli Innocenti, il luogo più commovente di Firenze

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La storia più commovente e appassionante  di Firenze è quel concentrato di umanità e solidarietà che corrisponde al nome di Spedale degli Innocenti. Tra le spire architettoniche rinascimentali di piazza Santissima Annunziata, da oltre sei secoli questo Istituto si occupa di mutare in speranza i disagi dei bambini svantaggiati e delle loro famiglie.

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Fondato nel Quattrocento per lenire il doloroso fenomeno degli infanti abbandonati, dimostra che il Rinascimento non fu soltanto uno sgargiante trionfo dell’Arte, ma anche un insieme di difficili piccole storie quotidiane affondate nella miseria o nei drammi familiari.

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Eppure anche in questo caso non si volle rinunciare alla grazia estetica. I finanziatori infatti intesero lo Spedale come  “un luogo bello per i bambini più sfortunati”, affinché la gradevolezza dell’ambiente riverberasse un po’ di positività in queste piccole vite private delle famiglie originarie.

Per questo fu chiamato a progettarlo Filippo Brunelleschi, il quale creò un’armonia di colonne, sia per la pregevole facciata che per l’accogliente chiostro interno.

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Ma come si legge sul sito dell’istituzione che lo gestisce, “la specializzazione assistenziale dell’antico Ospedale degli Innocenti, destinato unicamente all’accoglienza dei trovatelli, rappresentò, sin dall’origine, ancor più dell’esemplarità delle forme architettoniche, la sua caratteristica più saliente sia in Italia che in Europa”. Parole dell’Istituto degli Innocenti di Firenze, il quale si fregia non soltanto del titolo di primo brefotrofio d’Europa, ma anche del primato di più antica istituzione pubblica italiana dedicata alla tutela dell’infanzia e della famiglia.

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L’Istituto afferma giustamente anche la sua “valenza culturale”, non soltanto per le tante opere d’arte confluite nella struttura, ma anche per il florilegio di storie transitate in esso.

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Le opere d’arte dell’Istituto saranno visibili nel 2015 nel futuro allestimento del Museo degli Innocenti. Non meno ammirevole però è l’architettura della sede, tra affreschi e scorci di bellezza.

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In attesa del completamento dei lavori per il nuovo museo, intanto è visitabile un percorso ridotto, con attività di visite guidate e laboratori “per grandi e piccini”.  Si tratta di un itinerario allestito nella sala Grazzini che un tempo era lo spazio “adibito a ufficio di consegna dei bambini”.

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Qui, attingendo all’enorme patrimonio di documenti dell’Istituto, viene raccontata “con documenti, fotografie, oggetti e biografie, la storia degli Innocenti dalla fondazione fino all’inizio del ‘900, con un focus particolare sul periodo più recente, meno conosciuto. Si tratta di una sperimentazione, su piccola scala, della sinergia che sarà centrale nell’allestimento del Museo: valorizzare il legame fra documenti di archivio, opere d’arte e storia dell’istituzione”.

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Un piccolo spazio capace di destare grandissima emozione. Ci siamo fatti guidare nella sua visita dalla presidente dell’istituzione, Alessandra Maggi.

Info: www.istitutodeglinnocenti.it

 

La Specola: a Firenze il più antico museo scientifico d’Europa

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Fuori dai percorsi obbligati, a Firenze ci si può imbattere in piccoli grandi musei, magari detentori di primati storici ed estetici invidiati nel mondo (www.piccoligrandimusei.it).

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Come il Museo di Storia Naturale dell’Università degli Studi di Firenze, uno dei primi musei scientifici al mondo, essendo stato fondato nel 1775 dal granduca Pietro Leopoldo di Asburgo Lorena con il nome di Imperial Regio Museo di Fisica e Storia Naturale.

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Costituito da sei sezioni allocate in differenti palazzi, rappresenta una rete di scoperte abbacinanti, oltre a rappresentare un vero percorso alternativo tra luoghi monumentali del centro di Firenze.

Un’occasione imperdibile per fare un bagno di cultura in Antropologia ed Etnologia, Botanica, Geologia e Paleontologia, Mineralogia e Litologia, Zoologia.

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“Vi sono ospitati reperti di straordinario valore scientifico e naturalistico”, spiegano dall’Università: “gli erbari cinquecenteschi, le preziose cere del ‘700, gli scheletri fossili di grandi mammiferi, le collezioni di variopinte farfalle, i grandi cristalli di tormalina, le spettacolari maschere Maori, i gioielli etnici dei popoli nativi, gli alberi monumentali dell’Orto Botanico”.

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In questo contesto rientra, nella sezione Zoologia, il Museo La Specola, situato in via Romana a Firenze, il quale a proposito di primati non vanta soltanto quello di più antico museo scientifico d’Europa aperto al pubblico, ma anche di depositario della più grande collezione al mondo di cere anatomiche, eseguite tra il 1770 ed il 1850.

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Si aggiungano oltre tre milioni e cinquecentomila animali impagliati, cinquemila dei quali esposti al pubblico, per comprendere come sarebbe un delitto andare a Firenze e non visitare un luogo che a cotanta meraviglia associa sempre il rigore scientifico.

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Il nome della Specola si riferisce all’osservatorio che il Granduca Pietro Leopoldo fece costruire sul tetto, dove oltre all’originario osservatorio astronomico trovava ubicazione anche la storica ma dismessa stazione meteorologica di Firenze” spiegano dal Museo.

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Nelle sale si trovano animali estinti e in via di estinzione, cere anatomiche, molluschi marini e continentali, insetti, crostacei echinodermi, mammiferi, pesci, anfibi e rettili, invertebrati, oltre al Salone degli scheletri.

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Inoltre “è conservato al museo della Specola di Firenze lo scheletro di elefante indiano cui fece riferimento nel Settecento Linneo, il padre della classificazione scientifica degli organismi viventi”, come ha avuto modo di scrivere il Corriere Fiorentino nel novembre 2013 dando notizia dell’esito di uno studio internazionale, mentre dal Museo  sottolineano che “lo scheletro del Museo di Storia Naturale di Firenze è l’esemplare più importante a cui fare riferimento per definire l’elefante indiano”.

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Nella struttura ha sede anche la cosiddetta Tribuna di Galileo: “aperta solo in occasioni speciali, è un raro esempio di stile neoclassico in città”: “fu inaugurata nel 1841 dall’ultimo Granduca” e “presenta una grande statua di Galileo ed alcune pitture dedicate al sapere scientifico”.

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E’ qui che abbiamo chiesto a Fausto Barbagli, curatore delle collezioni della Specola, di raccontarci il Museo.

Info: www.msn.unifi.it

 

Il Museo di Antropologia e Etnologia di Firenze: la diversità è un valore

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“La diversità è un valore”: è l’affermazione di principio con cui si presenta ai visitatori il Museo Nazionale di Antropologia e Etnologia, sezione del Museo di Storia Naturale dell’Università degli Studi di Firenze.

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Una frase forte e programmatica che trova concreta applicazione “in 19 sale per una superficie totale di 813 mq. dove sono esposti al pubblico 9216 manufatti mentre  493 sono esposti al piano terreno”.

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Un totale di circa 10.000 oggetti che illustrano gli usi e i costumi dei popoli”.

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Usi e costumi che dimostrano il valore positivo delle differenze somatiche, religiose, culturali, mettendo a nudo l’assurdità di fondare invece su simili diversità discriminazioni, ingiustizie e perfino conflitti e violenze. Da qui l’invito a rispettare chi è “diverso… come te”.

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Una gestione così illuminata è coerente con le idee del fondatore Paolo Mantegazza, tra i padri della moderna antropologia, il quale fondò questo museo “nel 1869 con l’intento di esporre le diversità umane in campo fisico e culturale; a partire dal 1922 e fino al 1934 venne sistemato nell’odierna sede di Palazzo Nonfinito, in via del Proconsolo 12”.

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La collezione ha beneficiato in primo luogo di una preziosa eredità di raccolte dei Medici, mentre in seguito è diventata collettore dei lasciti di esploratori e ricercatori che venivano a depositare qui gli oggetti rinvenuti in tutte le parti del mondo.

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Tra i popoli documentati nel museo, si va dai Lapponi agli Abissini, dagli Ostiachi siberiani agli Ainu giapponesi, dai Baganda dell’Uganda ai Samoiedi asiatici.

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Particolarmente emozionante la sezione dedicata ai Nativi americani: vestigia di Navaho, Sioux, Dakota, ti fanno pensare a quale crimine abbia rappresentato l’estinzione quasi totale della loro cultura che si rivela profonda e assai attuale, nella ricerca di un rapporto intimo con la Natura.

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Nelle teche, l’esposizione dei manufatti, riporta chiaramente la transizione da popolo libero ad assoggettato, attraverso la contaminazione stilistica del loro artigianato.

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Un’ibridazione che porterà i conquistatori europei e i nativi americani a lavorare davvero insieme soltanto quando si trattava di creare souvenir, mentre sul piano sociale la storia è andata ben diversamente.

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Non meno commovente poi porsi davanti a tracce della sapienza manuale di Aztechi e Incas, mentre turbano le crudezze necessarie delle Popolazioni Amazzoniche e il rapporto con la morte delle mummie naturali delle culture peruviane.

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Intanto scopriamo che anche per questi popoli del Nuovo Mondo la svastica aveva significati religiosi, come per gli Orientali, ribadendo la matrice preistorica del simbolo, ben distante dalle aberrazioni europee del ’900.

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Interessantissimo poi scoprire alcuni segreti del mestiere, attraverso l’osservazione di alcuni strumenti antropometrici impiegati nelle analisi anatomiche dei soggetti studiati.

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A parlarci di questo museo davanti alla telecamera è Monica Zavattaro,  Responsabile della Sezione di Antropologia e Etnologia del Museo di Storia Naturale dell’Università degli Studi di Firenze.

Info: www.msn.unifi.it

 

Fratelli Alinari: a Firenze, la storia della fotografia in un’azienda

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La più antica azienda al mondo operante nel campo della fotografia, l’ultima in tutto il pianeta a eseguire ancora tecniche di stampa ottocentesche.

E’ un baluardo della cultura dell’immagine la Fratelli Alinari di Firenze: chi non ha visto campeggiare la sua sigla su qualche foto storica? Che si sia trattato della cronaca visiva di una guerra o della documentazione dell’opera di un artista figurativo, non c’è occhio che non abbia visto transitare sotto il proprio sguardo uno scatto Alinari.

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Del resto è come se la storia della fotografia e quella dell’azienda avessero seguito “un percorso comune di evoluzione e crescita, testimoniato oggi dall’immenso patrimonio di 4.000.000 di fotografie di proprietà, raccolto negli attuali Archivi Alinari”.

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Centosettanta e più anni dalla nascita della fotografia, poco meno dalla fondazione dell’azienda, avvenuta a Firenze nel 1852. “Era l’inizio di un’esperienza unica che, specializzatasi nei temi del ritratto fotografico, delle vedute di opere d’arte e di monumenti storici, riscosse un immediato successo nazionale e internazionale”, mentre oggi “Alinari è un marchio che garantisce un secolare bagaglio di esperienza unito a un’aggiornatissima professionalità tecnologica”.

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In mezzo, la conquista della posizione di leader nell’Editoria Fotografica, mentre “la sua Stamperia d’Arte è l’unica ancora attiva al mondo ad utilizzare l’antica tecnica artigianale della collotipia su carta e su lastra d’argento a partire da immagini fotografiche”.

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La sede storica si trova a Firenze in largo Fratelli Alinari, al numero 15. Qui si trovano gli archivi e il laboratorio di restauro della fotografia “che si avvale della collaborazione scientifica dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze”.

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“Restauro della fotografia significa affrontare le problematiche legate ad interventi su molteplici tipologie di materiali, seguendo da un lato l’evoluzione della stessa tecnica della fotografia, partendo dalle origini e quindi dalle sperimentazioni dagherrotipiche e calotipiche, per seguire con le differenti sensibilizzazioni chimiche dei negativi prima su lastra di vetro e poi su pellicola, e allo stesso tempo conoscere tutte le forme di stampa su carta e altri tipi di supporti che presenta la fotografia”.

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Che si sia o meno appassionati di arte fotografica, è irrinunciabile una visita allo stabilimento storico dei Fratelli Alinari: vi si respira l’aria buona dell’artigianato puro, della manualità romantica.

Ecco cosa prevede il programma della visita: “potrete ammirare la Biblioteca di Storia della Fotografia, una delle più complete al mondo; visitare le collezioni museali vintage, sia di fotografie che di negativi”.

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Nella Stamperia d’Arte assisterete alla lavorazione della collotipia, preziosa ed unica tecnica di stampa. Imparerete i procedimenti per il restauro fotografico, sia manuale che digitale. Farete un viaggio nella fotografie, dalla metà dell’800 ai giorni nostri, passando dalla fototeca alla lastroteca per finire al reparto digitale”.

Le visite si effettuano solo per gruppi, con la possibilità della guida sia in italiano che in inglese (www.alinari.it).

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Soltanto mettendo piede in questo tempio dell’immagine potrete ricavare pienamente quanta immensa passione sia necessaria per amare e tutelare un’arte sì moderna ma con una storia ormai lunghissima.

Come è lunga e avvincente quella stessa della Alinari: abbiamo chiesto di raccontarcela al suo Presidente, Claudio de Polo Saibanti, incontrato nella sede storica.

Info: www.alinari.it

 

Il Museo Nazionale Alinari della Fotografia, a Firenze

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Un’immersione totale nella storia della fotografia, dai primi rudimentali esperimenti alle abbaglianti vette artistiche odierne.

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E’ una profonda esperienza dello sguardo, la visita al MNAF, il Museo Nazionale Alinari della Fotografia a Firenze: svela le ragioni storiche ed estetiche per cui da decenni l’Uomo si incanta davanti a uno scatto fotografico, arrivando perfino a scandagliare indirettamente le emozioni recondite del nostro animo davanti a un momento di vita fissato per sempre.

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Il Museo ha sede in piazza Santa Maria Novella, all’interno di un edificio del 400’. E’ suddiviso in due aree, una permanente dedicata alla storia della fotografia, l’altra riservata alle mostre temporanee.

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Nella sezione permanente sono esposti “materiali fotografici originali d’epoca che illustrano la storia dell’invenzione fotografica nel suo evolversi attraverso le varie tecniche e i maggiori suoi  autori”.

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Un percorso che si dipana in sette sezioni, dalle origini ai maestri del XIX e XX secolo, fino alle grandi firme della fotografia contemporanea italiana e internazionale.

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In questa parte del museo si trova anche “una ricca raccolta di macchine fotografiche…”

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“… di pubblicità, di documenti cartacei…”

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“… di cornici e di tutti quegli oggetti correlati alla fotografia che di diritto devono essere considerati come parte integrante della sua storia”.

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Le mostre temporanee invece sono almeno sei l’anno, spesso incentrate sui rapporti della fotografia con le altre arti figurative.

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Il museo è anche molto attento alla società. Ne sono dimostrazione la sezione didattica per le scuole e il Museo Tattile.

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Nel primo caso vengono tenuti laboratori mirati per l’età scolare, nel secondo invece è stato creato un percorso di visita per il pubblico non vedente, “con supporti Braille appositamente realizzati grazie alla collaborazione dell’Unione Italiana Ciechi e della Stamperia Braille della Regione Toscana”.

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Abbiamo chiesto al presidente della Alinari, Claudio de Polo Saibanti, di illustrarci le peculiarità del museo.

Info: www.mnaf.it

 

Il Museo Salvatore Ferragamo a Firenze, la favola del calzolaio prodigioso

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Il palazzo che ospita il Museo Salvatore Ferragamo in Piazza Santa Trinita a Firenze è monumentale e sfavillante come la storia che custodisce al suo interno. La favola di un ragazzo povero che all’inizio del ’900 parte dalla sua Campania dopo avere appreso i rudimenti dell’arte calzolaia, per andare a cercare fortuna in America.

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Non sa ancora che la neonata industria del cinema da lì a qualche anno partorirà lo star system, edificandolo sul mito di Hollywood. E lui, Salvatore Ferragamo da Bonito, si troverà proprio lì, al posto giusto nel momento giusto, per mettere ai piedi delle star calzature degne del tappeto rosso della leggenda.

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Capace di riprendersi dai rovesci finanziari globali dell’epoca, Ferragamo decide di tornare in Italia, patria dei migliori talenti dell’arte della pelletteria, scegliendo la capitale di questo prestigioso artigianato, Firenze.

E’ così che, sull’onda dei suoi successi planetari, Ferragamo nel 1938 avvia l’acquisto del medievale Palazzo Spini Feroni, costruito a partire dal 1289 e in grado di rivaleggiare con il coevo Palazzo Vecchio per il primato di più grande edificio privato di Firenze.

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E’ qui che nel 1995 prende vita anche il Museo Salvatore Ferragamo. Vivo tributo al Talento, quello immenso di un uomo geniale come artista e imprenditore. Due anime perfettamente rappresentate in Palazzo Spini Feroni: sopra, il presente di un negozio che conferma e implementa la clamorosa fortuna commerciale dell’azienda. Sotto, un Museo che perpetua l’animo sensibile dell’Artista e la qualità intellettuale dell’Uomo da cui tutto è nato.

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Condivisibile la scelta di raccontare questa bellissima storia di coraggio e talento con il tono di una favola, come fa la bellissima mostra Il calzolaio prodigioso. Fiabe e leggende di scarpe e calzolai. Un allestimento di grande ricchezza, di materiali come di suggestioni, capace di cucire da una sala all’altra un intenso legame tra arte calzaturiera e Arte in senso lato. Accanto a una selezione di splendide creazioni del marchio infatti si trovano tutte le possibili forme di espressione artistica, coinvolte in uno storytelling da incanto. Pittura e cartellonistica, videoarte e fumetto, cinema e scultura, concorrono a dare sostanza alla materia del Sogno.

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Impossibile immaginare tributo migliore alla vicenda umana e professionale di uno stilista che in vita ha sempre cercato un rapporto intimo con le Arti e con chi le crea. Né si può definire con un termine diverso da favola la storia di un ragazzo che da un paesino a un centinaio di chilometri da Napoli va alla conquista del mondo, diventando un vanto per il suo Paese.

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La mostra, imperdibile, sarà aperta fino al 18 Maggio 2014. Abbiamo assorbito per voi l’atmosfera visiva della parte iniziale dell’allestimento, quella di maggiore impatto emotivo: ve la offriamo nel video che segue.

Info: www.museoferragamo.it

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