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Fonderia Borbonica di Mongiana, stupenda archeologia siderurgica calabrese

Pubblicato il: 11 aprile 2018 alle 7:00 am

Uno dei più emozionanti siti di archeologia industriale di tutta Italia: toglie il fiato fin dalla sua apparizione, la Fonderia Borbonica di Mongiana, con la sua imponente grazia architettonica che fa pensare più a un tempio della Bellezza che a un luogo di duro lavoro.

La successione di archi, il mattonato di rara grazia, le porte monumentali che sembrano richiamare l’eleganza urbanistica degli antichi romani, la perfetta armonia cromatica con la natura circostante, creano un gioiello che dona un’infinita serie di splendidi scorci paesaggistici e suggestioni visive impensabili per un opificio siderurgico.

Una destinazione d’uso d’un tempo che si coglie soltanto dal racconto di chi ti guida, riportandoti a una storia preziosa quanto la sua meravigliosa testimonianza materiale.

E’ la vicenda della trionfante industria della lavorazione dei metalli che nell’800, sotto il governo borbonico, fece di quest’area della Calabria un polo di eccellenza internazionale.

Siamo abbarbicati nella parte rientrante in provincia di Vibo Valentia delle Serre Calabresi, abbagliante intreccio di colline e rilievi avviluppati da boschi lussureggianti, altra ricchezza del posto, con la sua generosa disponibilità di legna. Ma sotto tanto fulgore ci sono altri giacimenti dispensati dalla fortuna terrena, quelli dei metalli che convinsero i Borboni a farne il fulcro di un’attività siderurgica che contribuirà anche all’avanguardistico sviluppo della mobilità ferroviaria.

Abbiamo raccolto sul posto con la nostra telecamera lampi di incanto visivo che vi offriamo nel video che segue.

Anima di questo progetto, uno dei più lucidi e appassionati intellettuali del Paese, esperto di archeologia  industriale e storico del territorio, Danilo Franco: è stato lui a guidarci in questo sito che è anche uno snodo fondamentale della nostra Storia, la cui conoscenza è importante per comprendere non soltanto la questione meridionale ma anche l’attualità della nazione.

Abbiamo iniziato col chiedergli di cosa si tratti esattamente.

Ci ha spiegato che “l’area, ora all’aperto, ma in passato tutta coperta, è la grande fonderia Borbonica di Mongiana. La fonderia, rappresentava, prima dell’unità d’Italia uno di più grandi opifici siderurgici presenti nella penisola italiana. In essa erano attivi i più grandi altoforni del periodo pre e post unitario. Il S. Antonio, il Santa Barbara, il S. Francesco, alti 11 metri erano considerati i giganti della siderurgia italiana. Vi erano altri due forni di seconda fusione alla Wilkinson, e a valle del complesso numerose ferriere, ognuna delle quali specializzata in determinate produzioni.”

Cosa racconta oggi quest’area?

“Racconta un grande passato. Racconta pagine di storia strappate dal grande libro della storia italiana. Racconta una Calabria diversa e sconosciuta e molte volte disconosciuta. Racconta di

una Calabria industriale, operosa, partecipe e attiva della vita economica di un regno. Di una Calabria che attirava maestranze dal resto d’Italia e d’Europa che venivano al Sud per trovare lavoro”.

Cosa dovrebbe diventare quest’area? Esiste un progetto?

“Il destino dell’area ex industriale di Mongiana che io definisco una vera e propria cattedrale del lavoro sarà quello di divenire un parco archeo-industriale della siderurgia calabrese che attraverso i suoi resti monumentali e con le proposte culturali che saranno messe in situ consegnerà ai visitatori uno spaccato di cittadella industriale del secolo XIX. Una prima fase di recupero sta per terminare: si è dato corso a uno scavo archeologico che ha messo in risalto quanto la fonderia ha conservato del suo antico passato. Si sono ritrovati i resti degli altoforni, le fucine e numerosi ambienti di lavoro. E’ già in cantiere la successiva fase che farà di quest’area un unicum nel campo dell’archeologia industriale mondiale. Si ricostruiranno a scopo didattico gli altoforni. Si predisporremo aree didattico-documentarie e si curerà la ricostruzione di antiche macchine operanti nella fonderia”.

L’area è già fruibile al pubblico? In che modo è possibile visitarla già adesso?

“Attualmente l’area non è sempre fruibile, in quanto si stanno completando i lavori: è comunque possibile effettuare visite previa richiesta alla locale amministrazione comunale. Che  per particolari manifestazioni culturali effettua anche l’apertura notturna, la quale grazie alla bellissima illuminazione consente di immergersi nel patos che traspare dai resti della fonderia”.

Quale rapporto c’è tra quest’area e il MUFAR, il Museo delle Reali Ferriere di Mongiana?

“MUFAR e Fonderia sono le facce della stessa medaglia. La prima è figlia della seconda. La fonderia era il nucleo industriale dove il minerale, la limonite che proveniva dal villaggio minerario di Pazzano, veniva immessa negli altoforni e se ne ricavava la ghisa. Questa poi veniva avviata alle numerose ferriere dell’area che la straformavano in ferro e in manufatti (cannoni, tubi, catene, utensili). Il ferro passava in parte alla fabbrica d’armi, ora sede del MUFAR, dove si allestiva l’armamento leggero per l’esercito Regio (fucili, pistole, baionette)”.

Se già è imperdibile adesso una visita a tale sito, potete immaginare quanto sia stimolante pensare alla futura evoluzione del piano culturale e turistico che lo riguarda, sul quale abbiamo chiesto lumi sempre al professore Danilo Franco, responsabile storico del progetto: ci ha risposto nel video sottostante.

 

Info: http://www.museorealiferrieremongiana.it/

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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