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Friggitoria con emporio e pizze: Napoli a Milano con Frjienno Magnanno

Pubblicato il: 21 aprile 2018 alle 7:00 am

Forno da asporto, piatti di casa, eccellenze campane. Friggitoria. Come nei vicoli di Napoli. La pizza a libretto e quella fritta (ricotta, pepe, pomodoro, ciccioli o salame dolce). Gli arancini al ragù napoletano, le frittatine di bucatini, carne trita, piselli e besciamella. Le polpette di alghe (quelle dei pescivendoli), la mozzarella in carrozza e i pagnotielli di scarola, salsiccia e friarelli. Un rosario goloso. Poi ristorante e pizzeria, con i veri piatti della tradizione.

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Luigi Amato ha vinto la sua battaglia gourmet a Frjienno Magnanno di via Benedetto Marcello a Milano. Un destino di famiglia da quattro generazioni. I Tommasino, capostipite Giuseppe, capo chef del Bella Napoli. Segue una filiera di ristorazione dop, con i figli e “zio Beppe Aiello, il mio maestro, che aveva il locale al Museo e Cucina Flegrea a Quarto. Dopo mesi di ricerca – racconta Luigi – io e mio fratello Carmine abbiamo convinto la famiglia ad aprire la Friggitoria su strada, il nuovo forno, il ristorante pizzeria rinnovato. Piazza Mercato, dove vendiamo la nostra selezione di prodotti. I carciofini violetto di Castellamare, le confetture extra di mela annurca campana Igp, la pera pennata di Agerola, l’albicocca del Vesuvio. Tutte da San Nicola dei Miri, Gragnano. La pasta Gentile Igp di Gragnano. Mozzarelle e bufale sono del casertano, il provolone del Monaco Dop. Pomodori del Piennolo, i pomodori gialli vesuviani. Il San Marzano Dop a raccolta tardiva (ultimi 15 giorni senz’acqua)”.

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Le vasche dentro ospitano il pescato, mozzarelle, bufale, ricotta e provole affumicate in paglia. Il motto è “nonno, nonna, nipoti, nobili (la nobiltà del lavoro)”, il pizzaiolo di riferimento Ernesto Cacialli, al forno c’è un suo allievo. Le pizze sono anche gourmet o presidio Slow Food, come ’O miracolo di San Gennaro e la Genovese, con il ragù della sua carne. Ciccioli, salsicce, scarola e friarielli riportano ai bassi. Un trionfo di ragù e carne stufata anche nei primi. Carne e pesce. Dolci della penisola sorrentina, Acquavite di Albicocca del Vesuvio. Cantina con gli autoctoni giusti e le scontrose bollicine Asprino d’Aversa Doc.

 

 

 

Tratto dal quotidiano Il Giorno del 9 agosto 2014.

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L'autore

Marco Mangiarotti

E’ nato a Bergamo nel 1948. Ha iniziato come critico musicale e jazz nel 1969 al Giornale di Bergamo. Ha collaborato alla direzione artistica di Lovere Jazz e Imola Jazz, ai supplementi del Corriere della Sera, Musica Jazz, all'Europeo e al Panorama di Rinaldi. Al Giorno dal 1977, dove ha fatto tutta la trafila da critico musicale e tv a capo degli Spettacoli, inviato. Poi capo di Cultura e Spettacoli del Qn Giorno-Carlino-Nazione, caporedattore centrale, vicedirettore al Giorno, direttore di Onda Tv. Fa televisione dagli inizi degli anni Ottanta, commentatore e giudice nei Talent. Oggi è una delle firme di Qn Il Giorno. Il percorso gourmet inizia al mitico Riccione di Giuliano Metalli e con Gualtiero Marchesi nel ristorante 3 stelle di Porta Romana, cenacolo culturale nel dopo redazione o teatro. Sul campo, nel confronto con i più importanti chef italiani, l'amicizia con Paolo Masieri, il cuoco contadino, e Davide Oldani. Ha fatto servizi in Italia e all'estero per Traveller. Cura la pagina food sul Giorno.


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