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Fuochi d’artificio per l’Expo ma vorremmo musei gourmet

Pubblicato il: 22 gennaio 2015 alle 3:38 pm

mangiarotti - fuochi d artificio per expo 1

Gold è una miniera di problemi se il brand è Dolce e Gabbana. Ospiti famosi ma non memorabile cucina. Ci proverà Filippo La Mantia, che lascia Roma e raggiunge Davide Oldani e altri vecchi amici.

Adattamenti tettonici sulla scena milanese, affollata di nuove aperture, turn over di chef e brigate, società di catering ed eventi che fanno le prove di Expo. Di certo è la città in questo momento più attrattiva, con un pubblico gourmet internazionale, meno provinciale di altre piazze italiane.

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E i format tv aiutano, da Carlo Cracco a Bruno Barbieri, mentre Joe Bastianich, da vero Restaurant Man, va dove ci sono i soldi veri ma qui pubblica Giuseppino, il suo grand tour da ragazzo alla scoperta delle radici istriane e italiane.

Rilancio anche all’estero della cucina lombarda con Davide Oldani, riposizionamento dello street food, ma aspettiamo un vero progetto di ristorazione gourmet legata agli spazi espositivi. Cominciando dalla Triennale, che meriterebbe uno spazio di alto livello, oltre la carta del Triennale Design Café.

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Quando vado a Barcellona, amo pranzare nel bistrot della Fondazione Mirò o nello spazio mensa del Museo di Picasso.

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Il Dopolavoro Bicocca, come lo avevano impostato Cesare Battisti e Paolo Casanova (scuola Bottura) era una sfida alla legge di gravità delle installazioni dell’Hangar Bicocca. C’era l’investitura di Identità Golose, i Rubitt d’autore, le maratone con Alice Delcourt, Roberto Okabe e Gustavo Young, Luca de Santi, Eugenio Roncoroni e Beniamino Nespor, Cesare Battisti e lo chef Paolo Casanova.

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Il cambio ha portato in cucina Lorenzo Piccinelli, che ha lavorato con Matteo Pisciotta. “L’idea è quella di scomporre la carta classica del ristorante e dividerla in piccoli corner sfiziosi: Dop e Igp, fritti, grill, paste, solo verde, al morso”.

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Ma anche la tartare di fassona, il risotto con la salsiccia di Bra e Porcino della valcuvia, il maialino in porchetta, purea di mele golden alla cannella, tagliata di black angus, ossobuco con crema di patatte al parmigiano.

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Ci può stare.

Ma alla Triennale per l’Expo vorremmo il meglio del meglio.

 

 

 

Tratto dal quotidiano Il Giorno del 29 novembre 2014

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L'autore

Marco Mangiarotti

E’ nato a Bergamo nel 1948. Ha iniziato come critico musicale e jazz nel 1969 al Giornale di Bergamo. Ha collaborato alla direzione artistica di Lovere Jazz e Imola Jazz, ai supplementi del Corriere della Sera, Musica Jazz, all'Europeo e al Panorama di Rinaldi. Al Giorno dal 1977, dove ha fatto tutta la trafila da critico musicale e tv a capo degli Spettacoli, inviato. Poi capo di Cultura e Spettacoli del Qn Giorno-Carlino-Nazione, caporedattore centrale, vicedirettore al Giorno, direttore di Onda Tv. Fa televisione dagli inizi degli anni Ottanta, commentatore e giudice nei Talent. Oggi è una delle firme di Qn Il Giorno. Il percorso gourmet inizia al mitico Riccione di Giuliano Metalli e con Gualtiero Marchesi nel ristorante 3 stelle di Porta Romana, cenacolo culturale nel dopo redazione o teatro. Sul campo, nel confronto con i più importanti chef italiani, l'amicizia con Paolo Masieri, il cuoco contadino, e Davide Oldani. Ha fatto servizi in Italia e all'estero per Traveller. Cura la pagina food sul Giorno.


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