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I vini territoriali del Ristorante Casa Artusi a Forlimpopoli (FC)

Pubblicato il: 9 luglio 2017 alle 7:00 am

I vini proposti dal locale meritano un capitolo a parte. E’ vivamente consigliato rimanere il più vicino possibile al circondario di Forlimpopoli, con le sue diverse aziende che lavorano con amore le uve territoriali. A guidarvi sarà con immensa gentilezza pari alla competenza la sommellier Jamila Khaled: ha una conoscenza sterminata dei vini del territorio (e non soltanto), tale da potervi accompagnare dai più reconditi terrori forlivesi, fino alle striminzite produzioni di microscopici appezzamenti di terreno vitato coltivato in qualche fazzoletto di Romagna.

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Sugli scudi, le aziende di Bertinoro, centro così vicino da condividere la stazione ferroviaria con Forlimpopoli. I produttori locali vantano fieramente le radici storiche della loro vitivinicoltura. Come l’azienda Celli, molto presente nella carta del Ristorante Casa Artusi, la quale nel proprio sito ricorda che “nel 1968, il ritrovamento di anfore Romane atte al trasporto del vino, nella zona di Bertinoro, esattamente in Località Casticciano, fa presumere che già a quei tempi esistesse una florida produzione di vini che erano spediti attraverso il porto di Rimini, all’epoca il più importante dell’Adriatico”.
Il nostro percorso di degustazione si è aperto proprio con una produzione di Celli, non la più memorabile, il Rustichello, 60% Trebbiano e 40% Albana, così tenue da non rimanere impresso. Ma l’azienda di Bertinoro si rifà subito, salendo decisamente di intensità con I Croppi, un Albana secco debole al naso ma di grande corpo. Caratteristiche opposte a un altro Albana secco, Selva, i cui profumi arrivano intensi e vari. E’ tempo di immergersi nel fascino raro quanto la sua fama del Pagadebit, nella versione Campi di Fratta, piccolo capolavoro di sapienza antica ancora di Celli: la sua acidità ti provoca ed è difficile resistere a ricolmare il bicchiere.

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La scoperta più clamorosa è però rappresentata da un vitigno autoctono di queste parti, dal nome ben curioso, ancora poco noto fuori dai confini in cui si produce: il Famoso. Il sito dell’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna lo racconta così: “chiamato anche Uva Rambela, è un vitigno la cui presenza in Romagna è documentata dal 1800, e che, dopo un periodo di abbandono, nell’ultimo decennio è stato riscoperto. Attualmente coltivato nelle zone di Forlì, Bertinoro, Faenza, Brisighella e Bagnacavallo, se ne ricavano vini caratterizzati dagli aromi intensi simili a quelli del Moscato, con note fiorali dolci, di frutta matura, esotica e frutta essiccata. Il primo documento che cita il Famoso è rappresentato da una tabella del dazio comunale di Lugo di Romagna (Ravenna), datata 1437. […] al limite dell’estinzione, nel 2000 venne individuato in due vecchi filari sulle colline di Mercato Saraceno (Forlì-Cesena), il cui proprietario lo indicava, per l’appunto, con il nome Famoso. Oggi è prodotto in piccoli appezzamenti da produttori che hanno visto in questo vitigno un patrimonio di aromi e di biodiversità da valorizzare”. Jamila, per farcelo scoprire, ci ha fatto provare il Vip La Sabbiona, classificato come Famoso IGT Ravenna: di incredibile delicata personalità, è sapido, minerale, suadente, insomma, strepitoso.

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Per i rossi, da citare almeno il Sangiovese Le Grillaie di Celli, delicato, niente legno, con deciso ritorno al frutto.
Il dolce pretenderà un sontuoso Albana Passito Roccaia di Uva delle Mura, da fare seguire da un bicchierino di Grappa Albana Monovitigno Celli che sigla alla grande la fine del pasto.

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