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Il burro italiano fa schifo?! Perché? Qual è il migliore?

Pubblicato il: 26 gennaio 2019 alle 7:00 am

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Il burro che si compra in Italia è mediamente una schifezza dal vago retrogusto di idrocarburi, un grasso buono solo per le cotture e ungere le teglie.

Eppure abbiamo pascoli fantastici, foraggi di qualità, casari di grande esperienza, tradizioni gastronomiche che ne fanno ampio uso. Esattamente come i cugini francesi e tedeschi, ma il nostro è mediamente terribile e il loro buono. Chiunque lo abbia mai mangiato crudo, magari su una bella fetta di pane, se ne sarà sicuramente accorto.

Vi siete mai chiesti il perché? Direi di si, perché è una cosa che mi domandate in molti, e quindi adesso vi rispondo.

Perché in Italia viene prodotto a partire da scarti di lavorazione!

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Ebbene sì, l’Italia è famosa principalmente per due formaggi simili fra l’altro per caratteristiche: Parmigiano Reggiano e Grana Padano. Ne produciamo quantità enormi che finiscono in tutto il mondo, la stragrande maggioranza del latte nazionale finisce proprio nel loro circuito produttivo. Sono formaggi prodotti con latte parzialmente scremato, e indovinate dove finisce la materia grassa di scarto? Esatto, diventa il burro che troverete nel banco frigo.

Ormai privato di tutte le sue caratteristiche organolettiche positive, rimane solo un blocco di grasso. Quindi, se volete un burro di qualità dovete assicurarvi che sia prodotto a partire dal latte vergine, possibilmente da vacche alimentate con erba e non a papponi di mais.

Il top è quello ottenuto per centrifugazione in quanto mantiene intatti tutti gli aromi e le essenze della materia prima di partenza, non dovendo attendere il processo naturale di acidificazione del latte. Anche un buon burro da affioramento da però le sue belle soddisfazioni in bocca.

Quindi sappiate che non c’è bisogno di acquistare costosissimo burro francese, lo abbiamo anche noi quello buono, bisogna solo saperlo scegliere con cura.

Info: Pagina Facebook “IGPizza”

         Daniele Lanza

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L'autore

Daniele Lanza

Daniele Lanza, classe 1986, nato a Genova, cresce in un piccolo paesino del Monferrato fra vino dolcetto, pesto al mortaio e agnolotti fatti rigorosamente a mano. Milanese di adozione dai tempi dell'università, ha ricoperto negli anni praticamente ogni ruolo esistente nella ristorazione, da cameriere a restaurant manager, passando per le consulenze esterne. Appassionatissimo di enogastronomia, gira la penisola in lungo e in largo fra fiere e aziende agricole, per scovare la materia prima migliore e le storie che la rendono unica e speciale. Sommelier, degustatore birra, assaggiatore ONAF, bartender professionista, chocolate taster e tanti altri corsi e qualifiche dai nomi assolutamente improbabili stanno semplicemente a indicare la ferma convinzione che l'enogastronomia sia cosa seria: merita studio e formazione continua per essere capita e raccontata. Come ogni altra cosa.
https://www.facebook.com/igpizza.it/?fref=ts


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