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Il Cous Cous del futuro per la fame e i gourmet: a San Vito Lo Capo

Pubblicato il: 28 settembre 2015 alle 6:34 pm

cous cous sanvito lo capo 1

La fame dei poveri ha trovato nei secoli e nei millenni il suo alimento base nel Sud del Mediterraneo. La semola di grano duro (tenero, miglio…) incocciata del cous cous, piatto migrante dal Nord Africa in Sicilia, comune a tutte le culture arabe (arrivato probabilmente dalle donne nere subsahariane).

San Vito Lo Capo da 18 anni ne fa un festival dell’incontro, di una condivisione gastroculturale che ci fa conoscere le tradizioni del mondo e le ricette globali di oggi.

Il sindaco Matteo Rizzo, ristoratore, ha cercato quest’anno un modello sostenibile, “che può fare a meno dei contributi pubblici grazie a decine di migliaia di degustazioni e gli sponsor tecnici (Bia, Electrolux, Conad) e non (Unicredit)”.

cous cous sanvito lo capo 2

Con le Case tematiche, gli show cooking, la Gara Italiana e Internazionale con la giuria popolare pagante. Stefano De Gregorio ha vinto domenica il Campionato Italiano ed è in finale con Rocco Pace (Crick&Crock il Ristorantino), contro Vinobha Sookar (Mauritius) e Suede Barouz (Marocco).

Due proposte in evoluzione e fuga, una rivisitazione della tradizione. Claudio Sadler, due stelle a Milano, e Giancarlo Morelli, una a Seregno al Pomiroeu, hanno guidato la giuria tecnica con, tra gli altri, Sonia Peronaci (Giallo Zafferano). Perché quest’anno, per la prima volta, si è posto il problema di come superare le tradizioni madre, a San Vito quella trapanese, che ha radici in Tunisia, come quello carlofortino del resto, per entrare nella ricerca e nella sperimentazione dell’alta cucina.

cous cous sanvito lo capo 3

Il cous cous con tutte le sue varianti, come il bulgur, può sfamare il mondo in modo sano, è mediterraneo e vegetariano (di base). La ricetta del Senegal, che ci ha fatto scoprire il miglio salato dell’isola di Fadiouth, Presidio Slow Food dove il miglio di sunnà viene setacciato e lavato in mare.

Il cous cous lo facevi con quello che c’era, orto, erbe, la carne di pollo, agnello e manzo nelle grandi occasioni, il pesce con l’idea povera della zuppa. Un trionfo di spezie, aglio (di Nubia), cipolla (di Giarratana e rossa), ogni tipo di pepe. Era il momento della convivialità e tutti mangiavano dal piatto centrale con tre dita, a San Vito trovate questo e il futuro.

 

Info: www.couscousfest.it

 

Tratto dal quotidiano Il Giorno del 26 settembre 2015

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L'autore

Marco Mangiarotti

E’ nato a Bergamo nel 1948. Ha iniziato come critico musicale e jazz nel 1969 al Giornale di Bergamo. Ha collaborato alla direzione artistica di Lovere Jazz e Imola Jazz, ai supplementi del Corriere della Sera, Musica Jazz, all'Europeo e al Panorama di Rinaldi. Al Giorno dal 1977, dove ha fatto tutta la trafila da critico musicale e tv a capo degli Spettacoli, inviato. Poi capo di Cultura e Spettacoli del Qn Giorno-Carlino-Nazione, caporedattore centrale, vicedirettore al Giorno, direttore di Onda Tv. Fa televisione dagli inizi degli anni Ottanta, commentatore e giudice nei Talent. Oggi è una delle firme di Qn Il Giorno. Il percorso gourmet inizia al mitico Riccione di Giuliano Metalli e con Gualtiero Marchesi nel ristorante 3 stelle di Porta Romana, cenacolo culturale nel dopo redazione o teatro. Sul campo, nel confronto con i più importanti chef italiani, l'amicizia con Paolo Masieri, il cuoco contadino, e Davide Oldani. Ha fatto servizi in Italia e all'estero per Traveller. Cura la pagina food sul Giorno.


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