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Il Gran Bollito e i Sette Tagli, ricetta di Battisti al Ratanà di Milano

Pubblicato il: 28 marzo 2017 alle 2:57 pm

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Gran bollito, quello piemontese e il nostro, tutte le declinazioni di trattorie specializzate e grandi chef. Con l’appendice del brodo e i suoi menu, ultimo quello di Andrea Berton.

Bolliti si nasce non si diventa. Si parte dalla carne, prima esperienza totale da Sergio Motta e il suo bue grasso, macelleria e ristorante a Inzago.

Poi quello di Cesare Battisti al Ratanà. Battisti ci spiega poche semplici regole e qualche chicca. “Si parte dai sette tagli poveri: Lingua, Testina, Biancostato di Fassona, Punta di Petto, Cappello del Prete, Cappone Mantovano Cotechino. Calcola 3 etti di carne a testa, chiedi che il Biancostato sia tagliato alto di spessore. La carne di Fassona è della Macelleria dell’Annunciata, i cotechini sono cremonesi perché sono gli unici che rispettano la tradizione: si deve attaccare alle labbra per il 40 per cento di cotenna nell’impasto.

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I capponi sono di Raffaella e Gianfranco Cantadori, Azienda Agricola Le Caselle nell’Oltrepò Mantovano. Tutto va cotto nella stessa pentola, testina e cotechino a parte (per alcuni anche la lingua) con abbondanti verdure: carote, sedano, cipolle, foglia di alloro, grani di pepe. Una stella d’anice. Tempo: due ore e mezza.

Si mettono nell’ordine Biancostato, Punta di Petto, il Cappone (due ore), il Cappello del Prete, tagli preferibili dal mezzo chilo in su. La testina deve cuocere un’ora e 40, come il Cotechino che va messo la notte prima a bagnomaria.

L’acqua deve sobbollire, deve piangere, per un brodo dorato, la carne va tagliata a fette spesse o pezzi, bagnata col brodo, servita con le verdure di cottura, formaggio grattugiato in ciotola e tazza di brodo bollente.

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Guarnita con salsa verde e a salsa all’uovo della tradizione: uova sode frullate con un cucchiaio di senape, olio extravergine d’oliva e limone.

Con le mostarde tradizionali mantovane di Cantadori, prodotte con frutta di stagione, zucchero, succo e buccia di limoni non trattati e olio essenziale di senape. Mostarda di mele campanine, di pere mantovane, di pere cotogne, di anguria bianca, di zucca mantovana, cipolla e vincotto, fichi (si possono ordinare in azienda a Le Caselle o trovare da Ol Formager di Bergamo, per esempio).

 

Info: www.ratana.it

 

 

Tratto dal quotidiano Il Giorno del 24 dicembre 2016.

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L'autore

Marco Mangiarotti

E’ nato a Bergamo nel 1948. Ha iniziato come critico musicale e jazz nel 1969 al Giornale di Bergamo. Ha collaborato alla direzione artistica di Lovere Jazz e Imola Jazz, ai supplementi del Corriere della Sera, Musica Jazz, all'Europeo e al Panorama di Rinaldi. Al Giorno dal 1977, dove ha fatto tutta la trafila da critico musicale e tv a capo degli Spettacoli, inviato. Poi capo di Cultura e Spettacoli del Qn Giorno-Carlino-Nazione, caporedattore centrale, vicedirettore al Giorno, direttore di Onda Tv. Fa televisione dagli inizi degli anni Ottanta, commentatore e giudice nei Talent. Oggi è una delle firme di Qn Il Giorno. Il percorso gourmet inizia al mitico Riccione di Giuliano Metalli e con Gualtiero Marchesi nel ristorante 3 stelle di Porta Romana, cenacolo culturale nel dopo redazione o teatro. Sul campo, nel confronto con i più importanti chef italiani, l'amicizia con Paolo Masieri, il cuoco contadino, e Davide Oldani. Ha fatto servizi in Italia e all'estero per Traveller. Cura la pagina food sul Giorno.


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