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Il salvataggio della coop sociale L’arcolaio che recupera detenuti

Pubblicato il: 15 dicembre 2018 alle 7:00 am

salvataggio coop sociale 1

“L’Arcolaio è una coop sociale impegnata a favorire il reinserimento socio-lavorativo dei detenuti del carcere di Siracusa e di altre persone svantaggiate” (www.facebook.com).

A settembre 2008 (mi pare) mi chiama Giovanni Romano, presidente della coop sociale L’arcolaio”: “Roberto, non abbiamo una lira, non ci fanno credito, non possiamo avviare la produzione” non lo dice, ma sottintende “chiudiamo”.

“Fermo! E aspetta un paio di giorni” dico io; e subito scrivo ai referenti di tutti i GAS con i quali avevamo rapporti a quel tempo, proponendo che, se se la sentivano, potevano mandarli direttamente a L’arcolaio, altrimenti che li mandassero a noi che li avremmo girati a loro, come anticipo sui loro conferimenti.

salvataggio coop sociale 2

I primi tremiladuecento euro m’arrivano da Lodi un quarto d’ora dopo che ho inviato la mail, dopo un’ora altri milleduecento da Bolzano. In una settimana abbiamo raccolto 17.000 euro che abbiamo girato prontamente a L’arcolaio”, restituiti integralmente ai gasisti nel giro di 60 giorni.

Si rimettono in pista, quell’anno il loro fatturato aumenta del 30%, forse anche grazie a questa campagna, alla fine di quell’anno prendono in gestione la cucina del carcere, fatiscente, assolutamente non a norma (ma come? in carcere? lo Stato? non a norma? non si multa? non si chiude?).

Riescono a sistemare tutto, mentre contemporaneamente sfornano circa 700 pasti 2 volte al giorno, assumendo detenuti.

salvataggio coop sociale 3

Iniziano un’attività di catering, portando fuori sia il cibo prodotto in carcere sia i detenuti, cioè: i detenuti si mettono in giacca bianca e portano il cibo fuori e lo servono ai banchetti.

Attualmente i detenuti dipendenti sono una trentina.

Mentre il rapporto tra pasti consumati e pasti prodotti nella media nazionale è di 30 su 100 (il resto viene buttato perché fa schifo ed i detenuti si fanno la loro “spesina” a parte), nel carcere di Siracusa la media è 70 su 100, allo stesso costo per lo Stato…

Tutto ciò farà qualche differenza, una volta usciti, sulla tendenza alla recidività?

Storia bellina, no? Grazie a voi, grazie davvero!!! Da parte dei detenuti, soprattutto, e delle loro famiglie.

salvataggio coop sociale 4

Info: www.legallinefelici.it

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L'autore

Roberto Li Calzi

E’ l’ispiratore del Consorzio Siciliano Le Galline Felici che riunisce diversi produttori agricoli etici che applicano pratiche biologiche nei campi e criteri di solidarietà tra gli Esseri Umani (http://www.legallinefelici.it/it/).
Si definisce così:
“Sono uno tra i tanti che, dopo un po’ di anni in giro per il mondo, ha deciso di vivere in campagna, di campagna. Sono sveglio, come sempre, ormai da trent’anni, da molto prima dell’alba. Sono stato lì, da solo, a provare cosa accadeva se non “pumpiavo” (irroravo di veleni) i miei aranci, quando non sapevo neanche che esistesse l’agricoltura biologica, e di fatto non esisteva, non era normata, poi ho re-incontrato Barbara e sono entrato nel giro. Sono stato molti giorni, mesi, anni, chino a spietrare, a trapiantare, a “scippare” erba dai miei grandi (per me) orti, quattro, cinque ettari. Sono stato molte notti in piedi perché il feroce sole di certi mattini estivi trovasse le pianticelle “abbeverate” e altre notti per portare i prodotti al mercato e là mi dicevano: “sono biologiche? vabbè, niente ci fa!”: biologico era quasi una malaparola. Sono stato uno dei primi ad ottenere la certificazione. Sono stato, credo, uno tra i primi, che, continuando a credere nell’ agricoltura biologica e a produrre secondo i suoi criteri, ha rifiutato la certificazione: troppi imbrogli, troppe aziende che ieri tiravano fuori TIR di ortaggi chimici ed il giorno dopo sono certificate, troppe carte, troppa burocrazia, buona per le grandi aziende, strangolante per le piccole. Sono stato per anni il principale fornitore di ortaggi freschi per i pochi negozietti di biologico della Sicilia orientale. Sono stato, quasi, espulso dalla campagna da un mercato che penalizza e svilisce i produttori e da commercianti e cooperative (del biologico e non) che, per malafede, ingordigia o inefficienza, hanno finito di affossarci, ma mi ci sono aggrappato (alla campagna) e, pur facendo per un po’ di anni altri lavorazzi per campare, anche divertendomi e traendone lezioni e stimoli, ho continuato ad accudire il giardino (un ettaro e mezzo), senza reddito e con poche speranze. Sono risorto (economicamente e moralmente) grazie ai GAS e di questo non smetterò mai di ringraziare, ho trovato nuovi stimoli ed entusiasmo per fare, progettare, costruire, anche, un futuro migliore per la Sicilia. Sono orgoglioso che la mia iniziativa abbia costituito e stia costituendo una possibilità, concreta, per un po’ di amici, di restare dignitosamente a fare gli agricoltori e, nello stesso tempo, a diventare ambasciatori della bellezza, ricchezza e varietà della nostra terra. Sono fiducioso che questa strada porti lontano. Sono pronto a battermi perché questa attuale avventura non scada di qualità né verso di voi, né verso gli altri produttori coinvolti, come spesso è accaduto in passato. Sono entusiasta”.


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