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Italo Maffei, per cantine alla ricerca del vero gusto del vino

Pubblicato il: 24 febbraio 2015 alle 7:00 pm

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Se tutti gli operatori del mondo enologico fossero come Italo Maffei, bere vino riacquisterebbe il suo significato più profondo. Sarebbe un atto di rispetto per un dono della terra e di esaltazione della sincera fatica dell’Uomo.

La sincerità sembra essere una delle caratteristiche fondamentali di Maffei quando si mette alla ricerca di vini e cantine per l’azienda di distribuzione Proposta Vini. Niente furbetti del quartino o contabili del vino: Italo cerca agricoltori veri, vignaioli puri, vini onesti, perché ogni prodotto riflette l’aura di chi lo fa.

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La nuova battaglia di Italo è la ricerca del vero gusto del vino. Soprattutto di alcuni vini che inspiegabilmente risultano omologati su certi sentori standard: su tutti, il Sauvignon e il Pinot Nero. Perché il primo deve sempre avere sensazioni da vendemmia verde? Perché il secondo deve sempre sapere di ciliegia?

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Per trovare risposta a queste domande che lo arrovellavano, Italo si è lanciato in un Grand Tour enoico, perlustrando le produzioni italiane (anche) di questi due vitigni.

Le scoperte sono state sorprendenti: i sentori dominanti dei Sauvignon e dei Pinot Nero presenti sul mercato non sono affatto generati per partenogenesi, bensì effetto del lavoro degli enologi che li indirizzano verso certe caratteristiche di piacevolezza richieste dai consumatori.

Italo invece ha trovato ben altre espressioni di questi vini.

Come il sorprendente Sauvignon di Baldessari, azienda nei pressi di Trento: grande complessità floreale al naso, frutta ben matura al palato, per un vino rotondo che nulla ha a che vedere con i luoghi comuni sul vitigno di provenienza.

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Ancora più evidenti le ragioni di Maffei provando alcuni dei Pinot Nero che lo hanno ammaliato.

Come il Focara Pinot Noir della Fattoria Mancini, prodotto nei terreni del Parco Naturale del Monte San Bartolo, in provincia di Pesaro, dove il vitigno venne introdotto durante l’Impero napoleonico. “Dal 1861, per cinque generazioni di viticoltori, i Mancini ne hanno preservato e riprodotto i cloni originari”: il risultato è un vino speziato al naso, pulito al palato, non tanninico, ma erbaceo, con una personalissima nota salmastra e un tocco minerale, chiudendo con un finale che regala un ricordo di erba medica. Ma niente ciliegia.

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Un capolavoro il Pinot Nero di Toscana dell’Azienda Agricola Podere Fortuna di San Piero a Sieve (Firenze), “espressione di un terroir la cui produzione di vino è documentata dal 1465, quando la proprietà del Podere Fortuna era di Lorenzo il Magnifico ed il suo stemma Mediceo era sormontato da un grappolo d’uva”. Il Fortuni, non filtrato, colore carmineo profondo con riflessi aranciati, ha magnifica matura complessità, con un tocco di caramello su composta di visciole e retrogusto di liquirizia, lasciando la bocca piena di fiori.

Anche qui, niente ciliegia. La tesi di Maffei è dunque provata in maniera oggettiva.

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Altre segnalazioni di Italo dal catalogo 2015 di Proposta Vini, due espressioni del territorio novarese che fanno riferimento esplicito, fin dalla denominazione, ai due comuni da cui provengono.

I misteriosi sentori di terra antica del Ghemme dell’Azienda Agricola Sebastiani Katia, Nebbiolo in purezza capace di restituire il valore supremo dell’invecchiamento senza perdere in smalto organolettico.

Quindi il fascino esclusivo del Boca Vigna Cristiana , “vino di colle” del Podere Ai Valloni, tipico uvaggio novarese di Nebbiolo al 70%, Vespolina al 20% e uva rara al 10%. Uve coltivate nel Parco Naturale del Monte Fenera, “affondando le radici nelle rosse lave riolitiche del permiano”, cui si deve il tocco minerale di un vino in perfetto equilibrio tra potenza ed eleganza.

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Ultima chicca, l’eclatante dimostrazione della missione puramente culturale che Maffei conduce per Proposta Vini: il Vino Bianco Pvsterla “che ha un legame profondo ed essenziale con il vitigno autoctono ed antico Invernenga e con il suggestivo e storico vigneto da cui proviene”. Si tratta del vigneto urbano più grande d’Europa, quello di Brescia che si sviluppa intorno al Castello della città, dotato di piante anche centenarie.

Un vino carico di storia e di identità che non punta certo sulla potenza: delicatissimo, quasi etereo, per apprezzarlo occorre avere la bocca pulita, sorseggiandolo attentamente per rilevare i fremiti fruttati che titillano appena la lingua, su un tappeto di freschissima acidità.

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Con piena ammirazione per il lavoro di Italo, gli abbiamo offerto il microfono, ben conoscendo la sua ritrosia a concedersi ai media, lui uomo di prodotto che bada ai fatti e non alla chiacchiere.

Questa volta ci ha accordato il piacere di esprimere i suoi pensieri davanti a una telecamera, dando libero sfogo anche alla sua densa umanità, fino a una punta di commozione.

Info: www.propostavini.com

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