Google+

La birra del Diavolo e la rete nel mondo: Duvel Moortgat

Pubblicato il: 19 giugno 2018 alle 3:00 pm

Birra artigianale. Chiedo a Maurizio Maestrelli, uno dei massimi esperti, qual è il limite di produzione? “In Italia 200mila ettolitri.  Negli States anche milioni, non c’è”.

Apri una birreria artigianale per passione, cresci, poi ti servono investimenti fuori portata. E allora magari vendi, “come la brianzola Hibu al gruppo Heineken o la Birra del Borgo – continua Maurizio – Resistono quelle che hanno un’identità forte, come il Birrificio Italiano comasco di Arioli, il Birrificio di Lambrate”.

O cedi la maggioranza, come il pluripremiato Birrificio del Ducato di Soragna alla belga Duvel (Diavolo) Moortgat (http://www.duvelmoortgat.be/nl).

Con il suo mastro birraio Giovanni Campari e Maestrelli siamo andati da Duvel per capire un sostenibile e flessibile modello del futuro. L’azienda famigliare, alla quarta generazione, è partita con Michel Moortgat da Puurs alla conquista del mondo.

Modernissima, è cresciuta intorno alla fattoria dove d’inverno si faceva ottima birra per il villaggio e i  dintorni, prima di inventare  dopo la prima guerra mondiale la bruna di stile inglese (il lievito portato dalla Scozia è lo stesso di allora), molto diversa dalla tradizione trappista.

“Prima abbiamo rilevato, con mio fratello – racconta Michel – l’azienda, poi ci siamo guardati intorno. La crisi dei marchi storici ci ha offerto opportunità, ma noi cercavamo mastri birrai con cui confrontarci, affinità. Siamo arrivati a dieci birrifici, tre negli Stati Uniti, ci scambiamo tecnologia ed esperienze, ma ognuna mantiene il suo stile. Oltre a Brouwerij Duvel a Puurs, dove siamo, siamo entrati, solo nel Belgio, nella Brasserie d’Achouffe a Houffalize, quella degli gnomi, in Brouwerij De Koninck ad Anversa, Brouwerij Liefmans a Oudenaarde. In una ad Amsterdam e alla Bernard ceca, in Ducato. Li aiutiamo a crescere”.

Abbiamo provato la rarissima Duvel alla spina che scelgo con la Tripel Hop Citra.

Curiose, creative e trendy le Vedett, che incarnano la passione per l’arte di Michel.

Abbiamo visitato la De Konink (http://www.dekoninck.be/), storico birrificio di Anversa, buona la Wild Joe e interessanti le sperimentazioni in botte.

Poi siamo scesi nelle Ardenne per la Brasserie d’Achouffe (http://www.achouffe.be/nl), la birra degli gnomi. Ma questa è la prossima storia (cercatela sugli scaffali).

Tratto dal quotidiano Il Giorno del 9 giugno 2018

 

MARCO MANGIAROTTI

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  


Tag: , , , , , ,



L'autore

Marco Mangiarotti

E’ nato a Bergamo nel 1948. Ha iniziato come critico musicale e jazz nel 1969 al Giornale di Bergamo. Ha collaborato alla direzione artistica di Lovere Jazz e Imola Jazz, ai supplementi del Corriere della Sera, Musica Jazz, all'Europeo e al Panorama di Rinaldi. Al Giorno dal 1977, dove ha fatto tutta la trafila da critico musicale e tv a capo degli Spettacoli, inviato. Poi capo di Cultura e Spettacoli del Qn Giorno-Carlino-Nazione, caporedattore centrale, vicedirettore al Giorno, direttore di Onda Tv. Fa televisione dagli inizi degli anni Ottanta, commentatore e giudice nei Talent. Oggi è una delle firme di Qn Il Giorno. Il percorso gourmet inizia al mitico Riccione di Giuliano Metalli e con Gualtiero Marchesi nel ristorante 3 stelle di Porta Romana, cenacolo culturale nel dopo redazione o teatro. Sul campo, nel confronto con i più importanti chef italiani, l'amicizia con Paolo Masieri, il cuoco contadino, e Davide Oldani. Ha fatto servizi in Italia e all'estero per Traveller. Cura la pagina food sul Giorno.


Back to Top ↑