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La dimensione perduta del “mangiare assieme”

Pubblicato il: 27 ottobre 2015 alle 10:00 am

dimensione perduta del mangiare assieme 1

Bartolomé Esteban Murillo, 1645-1646, ragazzi che mangiano la frutta, Monaco, Alte Pinakothek.

Nella società attuale l’atto del mangiare è diventato sempre più un aspetto individuale. L’uomo ha meno tempo rispetto al passato, questo implica inevitabilmente che il poco spazio rimasto lo utilizzi per se stesso, senza condivisione.
Si potrebbe quasi affermare che il processo tecnologico abbia portato ad una regressione culturale che si manifesta anche nella perdita della volontà di condividere non solo il cibo ma, cosa più importante, lo spazio ad esso destinato.

Tuttavia “mangiare assieme” è sempre stata una delle caratteristiche salienti dell’essere umano. Fin dall’antichità scrittori e filosofi hanno rimarcato questo importante aspetto ed hanno prodotto opere partecipando a banchetti, pranzi e feste. Tutto ciò esula dalla pura esigenza pratica che avevano le prime comunità primitive, ovvero combattere le avversità ambientali unendosi in piccoli clan in cui si condivideva tutto, anche il cibo.

Tutti i valori, gli ideali ed anche gli aspetti religiosi ed antropologici della società vengono condensati attorno alla mensa con le proprie caratteristiche: struttura, modalità in cui il pasto viene preparato e consumato e, non da ultimo, l’atto del mangiare assieme. Il cibo e la tavola diventano così metafore della vita; già nel linguaggio dialettale del Medioevo condividere il cibo significava in sostanza fare parte di una stessa famiglia. Ciò era estendibile anche a manifestazioni più ampie dello stare assieme ossia alle comunità, sia di tipo civile che religioso. Non a caso, consumare il pasto assieme negli ordini monastici era molto importante, solo chi si era macchiato di colpe particolarmente gravi ne era interdetto.

dimensione perduta del mangiare assieme

Immagine scattata al “Museo della Vita Contadina” di Bienno

Mangiare con gli altri era anche occasione per rinsaldare legami attorno al capo clan o al sovrano, e questo è vero non solo per il passato ma anche per le poche comunità primitive che sopravvivono tutt’oggi ai margini del mondo moderno.
Il pasto comunitario era fondamentale anche per ricordare avvenimenti importanti, onorare persone valorose o darsi coraggio prima della battaglia.
Infine l’aspetto legato a questa pratica che più a mio avviso si è perso oggi è la condivisione. Riuscire a donare una parte del nostro cibo a chi ci sta a fianco, anteporre la felicità al soddisfacimento del bisogno, è un aspetto che conoscevano più le persone povere di noi oggi. Perdere questa caratteristica culturale importante della vita umana è un inevitabile impoverimento della società che riesce sempre meno a svincolarsi dei fattori puramente materiali ed utilitaristici che, sebbene importanti, troppo spesso compromettono le radici culturali dell’uomo perché lo costringono a rinnegare ciò che è stato. Si, perdere il rito del “mangiare assieme” è un rinnegamento culturale.

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L'autore

Aldo Lissignoli

Sono sempre stato affascinato dalla cucina, fin da piccolo, quando con mia cugina e altri bambini facevo finta di gestire un piccolo ristorante (ovviamente io ero ai fornelli). Più tardi, seguendo i miei sogni, ho deciso di iscrivermi all'Istituto Alberghiero di Brescia (http://www.istitutomantegna.gov.it/). Negli ultimi due anni sto cercando, anche grazie al mio blog (http://alberodellagastronomia.
blogspot.it), di avere un lavoro che riesca a mettere in pratica non solo l'esperienza in cucina ma anche e soprattutto le nozioni, le informazioni e i saperi che l'Università mi ha trasmesso, ma soprattutto far conoscere la mia passione per la cultura alimentare, facendo in sostanza di questo amore un lavoro.
alberodellagastronomia.blogspot.it


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