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La Rinascita dei Trabucchi Storici nel Gargano, toccante segno di civiltà

Pubblicato il: 23 ottobre 2018 alle 7:00 am

Punteggiano la costa adriatica dall’ortonese in Abruzzo alla Puglia garganica, tratteggiando un’ideale linea di civiltà del lavoro e di dignità dell’Uomo di cui l’Italia deve andare fiera: sono i trabocchi, le secolari macchine da pesca che hanno rappresentato ingegnosa sopravvivenza in passato, mentre nel presente si ergono come sublimi testimoni del tempo.

In questo percorso interregionale si sviluppa qualche piccola differenza ingegneristica o semantica, come la denominazione che in Gargano diventa trabucco. E’ proprio da qui che, secondo alcune ricerche storiche, sarebbe partito il fenomeno. Mentre è certo che qui si sta sviluppando un accorato progetto di recupero frutto della sterminata sensibilità che alimenta l’associazione La Rinascita dei Trabucchi Storici nel Gargano, con sede a Vieste, nel foggiano.

Già nella descrizione dei trabucchi emerge la poesia dell’associazione, la quale ne parla come di “strane architetture in legno, dalle cui antenne lanciate verso il mare penzolano reti di incredibili dimensioni”, spiegando che la loro origine è scaturita “dall’esigenza di fronteggiare il mare tenendo i piedi ben piantati per terra”, acquistando oggi “il ruolo di testimonianza storica e culturale del mirabile ingegno umano proteso verso un mare amico e generoso ma, al tempo stesso, impietoso e distruttivo”, perché “ci parla della favola antica della perenne lotta tra il fiero, rude e paziente marinaio garganico contro il suo antagonista di sempre, l’amato e temuto Gigante Mare”.

Consapevole di questo immenso valore anche sociale, l’Associazione Onlus La Rinascita dei Trabucchi Storici è nata proprio “con l’intento di recuperare, restaurare e ricostruire i Trabucchi storici del Gargano perché vengano tramandati alle generazioni future”.

Non a caso tra i soci costituenti figurano soprattutto gli stessi ormai anziani Trabuccolanti, “ultimi mastri costruttori ancora capaci di costruire e far pescare un Trabucco tradizionale garganico”. Perché erano gli stessi pescatori a trasformarsi in ingegneri empirici e carpentieri autodidatti, per costruire da sé le macchina da pesca, acquisendo nei secoli una competenza tecnica tramandata soltanto per via pratica e orale, tanto che oggi gli stessi professionisti delle costruzioni devono fare riferimento ai loro insegnamenti per intervenire sui trabucchi.

A questi testimoni del tempo si sono affiancate persone di alto senso civico e morale che “stanchi di vedere lentamente deperire un presidio storico culturale tanto importante per la nostra area geografica, hanno deciso di mettersi materialmente in gioco per arrivare al ripristino totale di tutti i trabucchi ancora esistenti nel Gargano e alla ricostruzione di quelli ormai scomparsi da tempo”, senza farsi scoraggiare dalle difficoltà nel reperire fondi e dai mille “vincoli e cavilli burocratici che impediscono ulteriormente che molti di questi possano tornare a essere nuovamente operativi”.

Un’azione necessaria, perché i trabucchi riguardano non soltanto i pescatori, ma tutta la comunità garganica, da sempre abituata “a convivere con la presenza di queste grandi e ingegnose macchine da pesca”.

Cuore operativo del trabucco è il Ponte, di forma rettangolare, con la funzione di spazio di manovra durante la pesca ma anche di “area di allestimento e preparazione delle reti prima della calata e come luogo di riflessione e discussione (magari accompagnate da un buon vino contadino) nell’attesa delle virate delle reti”.

A sorreggerlo sono dei pali “rigorosamente di Pino d’Aleppo”, tagliati e poi scortecciati nei mesi di mancanza di luna (Agosto e Gennaio) affinché “non marciscano per la percentuale eccessiva di acqua che contengono durante la luna piena”. Pali (sepponde in dialetto viestano) che “vengono inseriti in profondi buchi nella roccia e magistralmente fissati”, ragione per cui venivano scelte per la loro collocazione delle aree rocciose della costa.

Sul ponte si trovano “gli argani (i ciucce) che manovrano le reti e il casotto per contenere queste ultime, gli attrezzi e, spesso e volentieri, u vracir nel quale arrostire parte del pesce appena pescato nell’attesa della prossima virata”.

Il Trabucco tradizionale garganico dispone “di due grandi alberi sui quali grava il carico di sostenere il delicato equilibrio delle antenne e il poderoso peso delle grandi reti”, peculiarità locale, visto che in Abruzzo invece l’albero è soltanto uno.

Agli alberi sono fissate le antenne, “proiettate per almeno 40 metri verso il mare”, sulle quali i trabuccolanti cammina(va)no agevolmente per andare a fare da vedetta, con la funzione di avvistare i banchi di pesce di passaggio da intercettare e catturare con la rete dapprima calata sotto il livello del mare e poi tirata rapidamente su con gli argani. Il pesce così pescato (nella misura anche di qualche quintale) viene raccolto con il coppo, un “retino dal braccio lungo diversi metri”.

Siamo andati a visitare uno dei più luminosi esempi di queste macchine da pesca, il trabucco che si trova nella Baia di San Lorenzo a Vieste, restaurato proprio dall’associazione, in compagnia del suo presidente, Matteo Silvestri, “ingegnere con una forte passione per i trabucchi storici trasmessagli dal nonno che fu uno dei più grandi costruttori di trabucchi viestani”: il suo quindi è un tributo agli insegnamenti dell’avo, ma soprattutto ai suoi tanti sacrifici che hanno permesso ai discendenti di studiare, laurearsi e avere quindi una vita più agevole.

Silvestri ci ha spiegato com’è fatto e in che modo funziona un trabucco, mostrandoci al contempo l’immensa bellezza di questa macchina.

I trabucchi hanno svolto intensamente la loro attività fino alla metà degli anni settanta dello scorso secolo.

Questo ammirevole sistema è entrato in crisi con l’affermarsi della nuova pesca industriale operata da flotte di grandi pescherecci che “ha fortemente depauperato l’Adriatico e i trabucchi”.

Da qui il loro progressivo abbandono che ha esposto i trabucchi alle offese del tempo, letali per strutture che invece hanno bisogno di continua manutenzione, spesso onerosa.

Dall’osservazione di tale criticità nasce l’urgenza dell’associazione di “tutelare e valorizzare i Trabucchi storici del Gargano, procedendo alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli stessi”, con interventi rispettosi “delle tecniche di costruzione e della tipologia propria di queste strutture, nei materiali e nella conformazione, riconoscendo come trabucchi storici esclusivamente quelli rispondenti alla classica tipologia del trabucco garganico, completo di antenne e reti di dimensioni rispondenti ai canoni tradizionali”.

Il rinnovato interesse verso i trabucchi è dovuto anche a Bernard Rudofsky, architetto originario della Moravia ma naturalizzato statunitense, il quale nel 1964 allestì al MoMA di New York la mostra fotografica Primitive Architecture, in cui, tra vestigia preistoriche di Stonehenge e abitazioni berbere d’argilla del Marocco, inserì anche “una fotografia del Trabucco di Punta della Torre in Vieste e una di una struttura di pesca tradizionale costruita interamente in bamboo e situata sul fiume Wagenya in Congo”, suscitando “forse la prima volta interesse e curiosità a livello internazionale” verso le macchine da pesca garganiche.  .

Oggi i Trabucchi ancora esistenti nel Gargano sono sedici, dislocati tra  Peschici e Vieste: di questi, non superano il 10% quelli “ancora completamente operativi e capaci di pescare”, mentre “tutti gli altri sono in lento declino o in stato di totale abbandono”.

Per sostenerne il recupero, l’associazione raccoglie fondi attraverso varie attività, come dimostrazioni di pesca e degustazioni di prodotti tipici garganici.

Sede privilegiata di queste attività, il citato trabucco della Baia di San Lorenzo a Vieste.

Quando è apparso al nostro sguardo per la prima volta, ci è mancato il fiato: è come se fossimo stati investiti dalla sua abbagliante monumentale grazie estetica, ma anche da tutto il suo carico di importanza storica e di testimonianza antropologica di infinito valore etico.

Lo abbiamo osservato a lungo in stato di estasi e l’emozione non ci ha abbandonato per tutto il tempo che vi siamo rimasti a contatto, soprattutto quando siamo saliti sul ponte, dopo averne osservato le fondamenta fuse con le esuberanze litiche subacquee.

Nel video che segue, le immagini di tanto splendore che vi auguriamo di potere visitare di persona, per viverlo da vicino.

 

Info: http://www.trabucchidelgargano.org/

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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