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Le basi per le altezze dei vini della Guido Berlucchi: assaggi esclusivi

Pubblicato il: 13 febbraio 2018 alle 7:00 am

Non se ne parla mai, eppure le basi dei vini, soprattutto di quelli a lunga maturazione e di complessa evoluzione, rappresentano un mondo di grande fascino e al tempo stesso un importante elemento di studio per comprendere l’anima più intima di un nettare vinicolo e, in generale, la sua mutevole capacità di trasformazione colta in divenire.

Per questo è stato estremamente interessante svolgere una degustazione esclusiva di alcune basi dei vini della Guido Berlucchi, alla presenza dell’amministratore delegato Arturo Ziliani e dei principali fautori dei vini della cantina, tra cui l’enologo Ferdinando Dell’Aquila e l’agronomo Diego Cortinovis, oltre a Francesco Ziliani, neo diplomato enologo e incarnazione del futuro dell’azienda.

Sei i vini base testati, a partire dalla prima vinificazione dell’autoctono Erbamat coltivato nel vigneto Castello di Borgonato, di cui vi abbiamo già parlato (http://www.storienogastronomiche.it/erbamat-nuova-vite-franciacorta-primo-assaggio-esclusivo-berlucchi/).

Lo Chardonnay del vigneto Ragnoli (Corte Franca) intriga con un profumo di alta pasticceria, mantenendo questo riferimento al palato, dove sviluppa aromi golosi e toni di cedro candito.

Lo Chardonnay del vigneto Monterotondo (Passirano) con grande eleganza si concentra su una netta sensazione di mela verde.

Il Pinot Nero del vigneto Brolo (Corte Franca), vinificato in bianco, ghermisce con un bouquet di erbe officinali, mentre in bocca è intensa la fragranza delle fragoline di bosco.

Il Pinot Nero del vigneto Gaspa (Borgonato), vinificato in rosato, seduce l’olfatto con una distesa di rose inebriante, mentre le papille gustative colgono chicchi di melograno e un curioso richiamo al fico d’India.

Il Vino di riserva 2013, assemblaggio di 50% Chardonnay e 50% Pinot Nero, vede prevalere l’apporto di quest’ultimo nel portare netta la sensazione di crosta di pane: è l’unica base ad avere oggi una destinazione certa, poiché  entrerà nella cuvée di ’61 Brut, estraendo dal suo spettro aromatico la vena agrumata che contraddistingue questa creazione.

Le altre basi, avendo punteggi molto alti, concorreranno sicuramente alla creazione di Millesimati e Riserve”, ci informa Francesca Facchetti, ineguagliabile responsabile delle Relazioni esterne e dell’Ufficio Stampa della Guido Berlucchi, nostra guida nella visita all’azienda, la quale sui vini in itinere aggiunge che “continueremo gli assaggi e le analisi fino a fine aprile, periodo in cui definiremo gli assemblaggi e inizieremo quindi l’imbottigliamento”.

Tutti i campioni sono stati fermentati e vinificati in acciaio, sotto il vigile  controllo di strumenti di alta tecnologia enologica che non perdono di vista però il controllo umano e la sensibilità del vinificatore.

Il fascino della degustazione di un vino base risiede anche nella ricerca dei prodromi di caratteristiche organolettiche che si svilupperanno poi nel prodotto finito.

Per esempio, negli Chardonnay, abbiamo cercato alcune delle spiazzanti percezioni del ’61 Satèn che da questo vitigno in purezza tira fuori profumi sospesi tra la pesca e il cardo, note aromatiche vegetali con punte di amaro e un retrogusto esotico di avocado. Una complessità estratta dal tempo di maturazione e dagli assemblaggi di diversi terroir, laddove invece nei vini base si coglie l’esuberanza varietale in tutta la sua freschezza.

La degustazione di queste basi è stata l’occasione per farci raccontare la storia della Guido Berlucchi da chi la dirige, Arturo Ziliani, nel video che segue.

 

Info: http://www.berlucchi.it/

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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