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Le bollicine “cru” di Rizzini, da un vigneto unico della Franciacorta

Pubblicato il: 12 maggio 2020 alle 7:00 am

In un enorme contesto generale di estensione ampia come il successo stesso della denominazione, c’è chi in Franciacorta ha deciso invece di concentrarsi sul particolare, come Rizzini che ha deciso di legare ogni pregiata bolla a una specifica zolla, identificando i suoi magnifici vini con quel preciso e delimitato pezzo di terra che coltiva ogni giorno per trarre la materia prima dei suoi vivaci nettari.

La filosofia dell’azienda infatti è sempre stata quella di vinificare esclusivamente le uve provenienti dal loro unico vigneto, quindi “un unico cru”, perché alla Rizzini ritengono che “le caratteristiche e le qualità trasmesse dal terreno inteso come suolo, sottosuolo, esposizione al sole, zona geografica, clima e microclima siano unici e non riproducibili da altri terreni anche se distanti solo pochi chilometri”.

Il pericolo da scongiurare per Rizzini è quello in cui si incorre vinificando uve provenienti da terreni diversi, ovvero che si perdano “quelle caratteristiche legate ad un preciso territorio che un vino di denominazione di origine controllata e garantita dovrebbe avere”, perché “il territorio e l’ambiente nel quale viene coltivata l’uva è un fattore chiave nella determinazione del carattere di un vino e di come si differenzierà da altri vini prodotti con le stesse varietà d’uva, ma coltivate in condizioni e luoghi diversi”.

Ed eccole allora le caratteristiche precipue dell’azienda agricola Rizzini: è “posizionata a nord-est della franciacorta, ai piedi delle colline di Monticelli Brusati, in un ambiente naturale lontano da fonti d’inquinamento”; in questo vocato angolo bucolico nella provincia di Brescia, “dal 1985 coltiva i vigneti di proprietà, nei luoghi dove da sempre la saggezza e la capacità contadina ha praticato esclusivamente la viticoltura”. Da notare come il toponimo “franciacorta” Rizzini lo riporti sul proprio sito con la “f” iniziale minuscola, riteniamo non a caso, verificando il motivato atteggiamento critico della cantina verso il resto del territorio circostante.

Un simile approccio rigoroso non può prescindere dall’autarchia assoluta e infatti alla Rizzini confermano che “tutte le lavorazioni sono svolte direttamente da noi con la consulenza di un agronomo per le lavorazioni in campo e di un enologo per quelle in cantina”.

Massimo pure il rispetto della Natura, grazie all’adesione da quindici anni “al regolamento comunitario che permette l’utilizzo in materia di rispetto ambientale solo di determinati prodotti e in quantità limitate per la prevenzione fitosanitaria”, con il controllo dell’erba lungo i filari che avviene “attraverso lavorazioni meccaniche del terreno senza l’impiego di diserbanti”.

Intransigente anche il lavoro in cantina, dato che Rizzini vinifica e imbottiglia “esclusivamente annata per annata senza assemblaggio di vini di annate diverse (cuvèe), lasciando che ogni vendemmia esprima al massimo le proprie potenzialità, non perseguendo la continuità stilistica di un prodotto sempre uguale, ma considerando un pregio la naturale variabilità del vino”.

L’apice di questa attitudine produttiva è la volontà di dare vita a un vino “certamente più autentico dei franciacorta standardizzati”: frase coraggiosissima che da tempo immemore speravamo di sentire pronunciare a un produttore della zona, perché ci vuole grande fierezza per distinguersi da un fenomeno di eclatante successo commerciale in cui sarebbe certamente più comodo omologarsi, mentre Rizzini si guadagna il nostro applauso entusiasta con questa dichiarazione di indipendenza etica e materiale che è segno di onestà intellettuale e grande rispetto del consumatore.

E’ proprio Rizzini a fare comprendere come riesca a rendere congruo tanto coraggio, quando spiega che le sue piccole dimensioni gli consentono “di non essere schiavi di leggi di mercato, tendenze o mode: siamo probabilmente l’unica azienda in franciacorta o comunque tra le pochissime, a potersi permettere il lusso di vinificare solo le annate ritenute valide”. La conseguenza è che non sono state prodotte l’annata 2003 “estremamente torrida” e la 2007 “non particolarmente brillante”.

Coerenza vuole che obiettivo dell’azienda non sia “produrre un numero sempre maggiore di bottiglie, ma quello della ricerca dell’eccellenza in ogni dettaglio e il perfezionamento della qualità raggiunta”, intervenendo il meno possibile sui vini “in modo da ottenerli più espressivi ed autentici”.

I vini di Rizzini entusiasmano quanto i presupposti produttivi e deontologici.

La summa l’abbiamo riscontrata nel Franciacorta Extra Brut Millesimato Selezione 2008, una Riserva prodotta nelle migliori annate da Chardonnay in purezza che vede l’impiego di solo mosto fiore che affina 8 mesi in acciaio e barrique, quindi 120 mesi in bottiglia sui propri lieviti: ciò produce al naso un trionfale bouquet di frutta matura in cui si innesta un afflato balsamico, mentre il sorso pieno e carnoso rivela pesca, yuzu, avocado, zenzero candito e confettura di albicocca, insieme a un ricco senso di lievito da panificazione. Grandissimo vino cui è d’obbligo associare eventualmente un pasto alla sua altezza, dai sapori importanti.

Eguale potenza suggestiva nel Vintage 2011 dosage zéro, Blanc de blanc scaturito da 8 mesi in acciaio e barrique, quindi 84 mesi in bottiglia sui propri lieviti: anche se al naso si conferma la presentazione fruttata e balsamica, l’assenza di liquer denuda poi il corredo organolettico, rinfrescando la bocca con netto sentore di limone, seguito da albicocca e avocado, fino al caratterizzante ingresso di note vegetali di erba fresca che portano con sé avvincenti venature amaricanti.

Il punto di partenza di un ideale percorso di degustazione è comunque il Franciacorta Brut Millesimato 2012 che trascorre 8 mesi in acciaio e 72 in bottiglia sui propri lieviti, con aggiunta di sciroppo di dosaggio, in cui nei profumi l’attitudine fruttata è sostituita da quella floreale, mentre al gusto questa volta ci si sposta su suggestioni più esotiche, esaltate da una beva parecchio golosa.

Su questa realtà radicale e intrigante, abbiamo ascoltato Guido Rizzini, nel video che trovate qui sotto.

Info: http://rizzinifranciacorta.it/index.php/welcome/home/it

Distribuzione: http://www.propostavini.com/component/virtuemart/?keyword=rizzini&search=true&view=category&option=com_virtuemart&virtuemart_category_id=0

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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