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Le etichette a semaforo, una minaccia per la gastronomia?

Pubblicato il: 30 maggio 2017 alle 7:00 am

La Francia ha recentemente notificato alla Commissione europea il decreto che fissa le specifiche del Nutri-score, la famosa etichetta a semaforo che classifica gli alimenti con cinque colori secondo il loro contenuto di ingredienti buoni (fibre, frutta, verdura) o cattivi (grassi, zuccheri). Un sistema non nuovo che già abbiamo visto nel Regno Unito, ma che nella versione francese si arricchisce ulteriormente. Prendendo in esame non solo le componenti negative degli alimenti ma anche quelle positive. Facendo una sorta di compensazione che può andare a modificare il colore presente in etichetta.

Il provvedimento dovrebbe entrare in vigore definitivamente il 25 luglio dell’anno in corso con apposito decreto. Già oggi però nomi di primissimo piano della grande distribuzione francese come Intermarché, Leclerc, Auchan e Fleury Michon hanno firmato un’intesa con il governo per etichettare da subito con questo sistema i prodotti con i loro marchi. Sia quelli prodotti direttamente che le famose private label, cioè beni acquistati sul mercato da aziende terze e poi rietichettate.

Le reazioni al provvedimento sono state estremamente eterogenee, si va dal plauso di grandi multinazionali come Nestlè e Coca Cola alla strenua opposizione delle associazioni di categoria delle PMI e dei cuochi che unite denunciano quanto sia approssimativo e allarmistico questo sistema.

Personalmente sono più vicino alle posizioni di questi ultimi. Rischiamo davvero il paradosso di vedere una Coca Cola Light con aspartame con un bel bollino verde speranza e un olio extravergine di qualità etichettato come male assoluto in quanto grasso. Questo perché i parametri presi in esame per l’etichettatura sono rigidi ed analitici, non tengono conto di quanto quell’ingrediente sia presente nella dieta di una persona e nemmeno degli effetti che può avere sulla sua salute.

Il rischio di una distorsione nei consumi con l’orientamento delle scelte del consumatore finale basate su criteri poco chiari e completi è davvero tangibile. Molto meglio un’etichetta davvero comprensibile che indichi ogni singola componente presente nell’alimento, così come il produttore della materia prima e tutti coloro che hanno contribuito alla sua trasformazione fino allo scaffale.

In questo modo si potrà davvero scegliere in maniera informata e consapevole, adattando gli acquisti al proprio stile di vita e dieta quotidiana.

Senza tanti allarmismi, scelte di Stato ed eccessive semplificazioni.

Info:  Pagina Facebook “IGPizza”

          Daniele Lanza

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L'autore

Daniele Lanza

Daniele Lanza, classe 1986, nato a Genova, cresce in un piccolo paesino del Monferrato fra vino dolcetto, pesto al mortaio e agnolotti fatti rigorosamente a mano. Milanese di adozione dai tempi dell'università, ha ricoperto negli anni praticamente ogni ruolo esistente nella ristorazione, da cameriere a restaurant manager, passando per le consulenze esterne. Appassionatissimo di enogastronomia, gira la penisola in lungo e in largo fra fiere e aziende agricole, per scovare la materia prima migliore e le storie che la rendono unica e speciale. Sommelier, degustatore birra, assaggiatore ONAF, bartender professionista, chocolate taster e tanti altri corsi e qualifiche dai nomi assolutamente improbabili stanno semplicemente a indicare la ferma convinzione che l'enogastronomia sia cosa seria: merita studio e formazione continua per essere capita e raccontata. Come ogni altra cosa.
https://www.facebook.com/igpizza.it/?fref=ts


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