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Le grappe e le acquaviti di Sicilia di Giovi

Pubblicato il: 1 novembre 2013 alle 11:04 am

Ultima puntata del caso Giovi. Un caso perché lo si deve a questa azienda se oggi si può parlare di grappa siciliana senza temere più ironie.

grappe e acquaviti di sicilia di giovi 1

Giovanni La Fauci, con anni di lavoro e sperimentazione, è riuscito nel miracolo di invertire in alcuni casi la geografia dei distillati italiani: dopo decenni di vinacce del centro-sud che partivano per le distillerie del nord, adesso è Giovi che riceve vinacce che provengono non soltanto dal Centro Italia, ma perfino da terre di grande tradizione come il Piemonte. Un’inversione di rotta che è il più clamoroso tributo alla qualità strepitosa del lavoro di Giovi: una vinaccia di Moscato d’Asti che viaggia verso Messina per diventare grappa, sa di piccola rivoluzione culturale.

Ecco come La Fauci ci racconta i prodotti di Giovi.

Andiamole a gustare, le grappe di Giovi.

Partiamo dalle monovitigno. La Grappa Moscato di Pantelleria (da uve zibibbo) e la Grappa di Malvasia delle Lipari esaltano la dolcezza del frutto, fermandosi ben prima che diventi stucchevole: ideali per chi volesse gustare dei dolci con un distillato anziché col passito. Grande carattere per la Grappa di Inzolia, prodotta con vinacce dell’omonimo vitigno, in questo caso coltivato a Licata (Agrigento): entusiasma già al naso, si conferma in bocca.

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Il più popolare vitigno siciliano è presente nella Grappa di Nero d’Avola e nella Grappa Giovi 60: il primo conferma la grande resa di questa uva una volta distillata, mentre la seconda si carica della potenza di 10 mesi di affinamento in barrique di rovere, irrobustiti ulteriormente da una gradazione di ben 60°.

Meno prepotenti ma molto interessanti poi la Grappa dell’Etna e la Grappa Giovi, perché raro caso di utilizzo di Nerello mascalese e Carricante in blend 40/60 per il primo, con aggiunta di altre uve coltivate nel vulcano per la seconda: molto beverine, perfette per un dopo pasto.

Stuzzicante infine la Grappa Ortica e Limone, da ortica selvatica raccolta sui Nebrodi e bucce di limone provenienti da alberi coltivati in biologico.

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Se le grappe di Giovi sono eccellenti, le acquaviti sono strepitose, con pochi eguali in tutta Italia. Merito non soltanto della tecnica di distillazione, ma anche della cura nel reperimento di eccellente materia prima, frutti colti nella loro espressione migliore nei territori più vocati della Sicilia.

Spadroneggia la frutta dell’Etna, come nel caso delle ciliegie, “raccolte da alberi i cui innesti risalgono alla più antica tradizione etnea, dal colore brunito e dal gusto molto corposo dato dalla ricchezza dei sali minerali del terreno”. Il profumo è prorompente e il gusto carnoso, tanto che ti sembra quasi di poterla masticare questa acquavite. Stessa area di provenienza per i frutti dell’Acquavite di Mele dell’Etna, più delicata nell’offrire i sentori “della piccola rossa mela dell’Etna dalla polpa dura e compatta”. Ai limiti dei boschi del vulcano vengono coltivate le gemme a polpa bianca che danno vita all’Acquavite di Pesche, irresistibile se servita fredda in piena estate.

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L’Acquavite di Prugne è tra le migliori conclusioni di pasto che si possano immaginare, derivando da “tre differenti qualità di prugne molto profumate”, il cui pregio olfattivo giunge intatto nel bicchiere.

E arriviamo a un miracolo, l’Acquavite di Fichidindia: non esiste nulla di paragonabile all’esito della distillazione di questo frutto identitario della Sicilia. E’ come se millenni di gusto di una terra si concentrassero in un piccolo bicchiere: talmente sontuoso che ne basta qualche stilla per esserne appagati. Durante la stagione, provatela con i fichidindia freschi: un morso al frutto e un sorso di distillato, viatico per il paradiso laico. Fuori stagione, andrà benissimo berla accompagnandola a una marmellata sempre dello stesso frutto, magari la versione solida dell’azienda brindisina Marzano.

La Fauci commenta così l’amore per i distillati di frutta, soprattutto quella dell’Etna.

I vini della distilleria Giovi

La dichiarata passione per l’Etna di Giovanni La Fauci ha portato di recente ad affiancare alla produzione di grappe e acquaviti anche la produzione dei primi vini della distilleria Giovi, Akraton e Pirao. Scaturiscono non da calcolo aziendale bensì da un moto del cuore. Basti vedere dove vengono fatti affinare: dentro suggestive grotte naturali in quel di Solicchiata, non distanti dai vigneti, in territorio di Randazzo (Catania).

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Già dai loro primi vagiti stanno dimostrando ottime qualità. Perfette espressioni dell’Etna, interpretano in direzione della potenza le qualità del Nerello mascalese, in purezza nel Pirao e con una piccola aggiunta di Nerello Cappuccio nell’Akraton.

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Saggiamente, La Fauci consiglia di aprire le bottiglie anche dodici ore prima del servizio. Nel bicchiere giunge così una colata lavica di potenza enoica, con il gran gusto degli aromi sostenuto da una importante gradazione alcolica.

La Fauci racconta così i suoi vini.

Info: www.distilleriagiovi.it

Prima della visita alla Giovi…

Vivamente consigliata una visita all’azienda Giovi, a Valdina (Messina): anche se non doveste essere già bevitori di grappa, vi desterà curiosità intellettuale e un assaggio potrebbe svelare nuovi mondi del gusto. Magari, prima di andare a provare i prodotti di Giovi, fermatevi in qualche bar del lungomare della vicina Venetico Marina, elegante, curato e pulito come pochi nell’Isola. Lo abbiamo fatto su suggerimento di Mariella Torre, responsabile commerciale, della vendita e promozione della Giovi: gliene saremo sempre grati.

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Una volta dentro il bar, due le specialità da provare assolutamente: la focaccia alla messinese e la granita.

La focaccia, al taglio, su un velo di formaggio adagia la caratterizzante scarola, attorniandola della fresca acidità del pomodoro e dal forte salato dell’acciuga.

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La granita invece vi sarà raccomandato di prenderla al caffè, con l’aggiunta di panna.

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Consigliabile gustarla con una brioche, anche se Giovanni La Fauci vi suggerirebbe dei biscotti all’anice.A questo punto, innamorati delle bellezze del territorio di Messina, sarete pronti per la degustazione alla Giovi.

Info: www.pti.regione.sicilia.it

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