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Menti, la grande classe del vino spontaneo volutamente declassato

Pubblicato il: 20 marzo 2020 alle 7:00 am

Ci vuole una classe immensa per scegliere la via della Libertà ed essere disposti a pagarne tutte le conseguenze: lo fa da sempre nei territori di Gambellara nel vicentino la cantina di Menti Giovanni che pur di non farsi imporre i lacci delle denominazioni preferisce piuttosto declassare i propri vini, per non intaccarne la loro sublime irregolarità così tumultuosa e sincera da non potere tollerare le assurde regole di chi invece vorrebbe ingabbiare un prodotto vinicolo nell’aurea mediocritas delle leggi omologanti.

Le sigle che leggiamo sulle etichette infatti solitamente offrono come unica vera garanzia che un vino sotto quella denominazione non scenda mai sotto un certo livello di qualità media, ma al tempo stesso spingono a uniformare i prodotti imponendo metodi di lavorazione uguali per tutti, castrando quindi chi tende all’eccellenza fuori dagli schemi e soprattutto alla sperimentazione estrema.

Ma come si può pensare di mettere le briglie a vini selvaggi e irriducibili come quelli di Menti che nascono “da vigne coltivate con l’ausilio dell’agricoltura biodinamica”, per mezzo di “fermentazioni spontanee e stabilizzazioni naturali”?

E non si pensi che si tratti di adesioni a furori giovanili dovuti a mode attuali, perché “l’azienda Menti Giovanni fu fondata in Gambellara dall’omonimo agricoltore a fine ’800, il quale sui propri terreni di origine vulcanica coltivava uva garganega, piante da frutto, legumi e verdure per il sostentamento della propria famiglia”.

Una storia secolare dunque che passa di padre in figlio come nella migliore tradizione agreste, attraversando guerre mondiali senza perdere la voglia di crescere, aggiungendo la vinificazione sia di nettari secchi che passiti, il cui imbottigliamento inizia negli anni ’70 con i vini Gambellara, Recioto di Gambellara e Vin Santo di Gambellara.

Nel 2002 la pionieristica svolta biodinamica quando tocca a Stefano Menti affiancarsi alla conduzione dell’azienda, portata due anni dopo a iniziare il percorso di conversione biologica.

Nel 2012 l’ennesimo atto rivoluzionario e libertario, con l’uscita dal Consorzio di tutela vini Gambellara dopo un decennio di militanza attiva nello stesso, con la decisione coraggiosa di produrre soltanto vini da tavola.

Scelta premiata dal pubblico più raffinato e consapevole anche a livello internazionale, una rete di cultori attenti in tutto il globo che ha portato Menti a esportare nel mondo intero.

Tutti i vini di Menti portano l’impronta riconoscibile dei terreni collinari di origine vulcanica a Gambellara in cui sono coltivati i vigneti.

Come pietra angolare della produzione di Menti eleggiamo il Monte del Cuca, “vino arancione, fermentato con le bucce, imbottigliato non filtrato dopo un anno di riposo sui propri lieviti”, da sola uva Garganega fatta “fermentare con lieviti spontanei sulle proprie bucce” che poi “sosta in vasche di cemento con i propri lieviti per un periodo di almeno un anno”. Al naso arrivano lievi sentori fruttati, mentre il palato si inebria di alloro, litchi e ribes giallo. L’ acidità è importante ma ben controllata, mentre la beva è scorrevole malgrado l’imponenza del corredo organolettico.

Un vino da assimilare al Riva Arsiglia, ancora da sola Garganega, la cui “fermentazione avviene totalmente con lieviti naturali e senza il controllo della temperatura”, per poi rimanere “fermo in vasca con i propri lieviti per almeno un anno” ed essere imbottigliato senza stabilizzazioni. Rispetto al precedente la beva è ancora più agile, mentre i sentori di frutta virano su pera e mela, con una nota di miele su cui si innesta un’interessante sapidità.

Per le bollicine il metodo classico della casa è Omomorto Dosaggio Zero Millesimato da un uvaggio 97% Durella e 3% Garganega, il cui segreto risiede nell’aggiunta di mosto di Albina che è l’uva Garganega passita. Ne derivano profumi fioriti che inducono al luppolato, mentre in bocca si alternano pesca, ananas e cedro. Materico, è un vino da mordere. Malgrado l’importante azione dei lieviti, mantiene una freschezza sottesa che illumina il sorso.

Bollicine più estreme nel Roncaie sui Lieviti, “vino frizzante, col fondo, fermentato e rifermentato con lieviti indigeni” da Garganega in purezza, anche in questo caso con aggiunta di mosto di Albina: potente qui l’esplosione aromatica che però ancora una volta non rinuncia alla freschezza, esprimendosi nel segno della complessità mettendo insieme sensazioni di panificazione con la densità della frutta matura e qualche nota di canditura.

Palma del più spiazzante per lo straordinario Vin de Granaro, “vino dolce balsamico, fermentato ed affinato in caratelli di legno per dieci anni, imbottigliato non filtrato” che vede le uve di Garganega “appese manualmente alle travi con il sistema vicentino chiamato picaio, nei locali di un’antica torre del 1700 ben arieggiata per un periodo di circa 6 mesi”…

… mentre “dopo l’appassimento le uve vengono caricate intere in pressa, pressate ad una forza massima di 2 bar continuativa per 8 ore”, per passare alla fermentazione “con lieviti indigeni e senza aggiunte di solfiti in caratelli di rovere non tostati e posti in granaio” dai due ai sei anni, fino a quando “il vino risulta positivamente ossidato e balsamico”. Qui il sorso è tutto una sorpresa, dove l’effetto balsamico si fa sentire già nel bouquet che restituisce l’atmosfera della passitaia, mentre il palato gode di frutti canditi, cereali maltati e fichi dottati secchi, con una nota di carruba.

Ci siamo fatti raccontare questa esemplate vicenda di vita contadina e produzione virtuosa da Stefano Menti, nel video che trovate qui sotto.

Info: https://www.giovannimenti.com/

Distribuzione: http://www.propostavini.com/ricerca-prodotti/?q=Giovanni+Menti

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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