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Mulino al Pizzon a Fratta Polesine (RO), l’eco-museo come “ristoro”

Pubblicato il: 28 agosto 2018 alle 7:00 am

Un mirabile esempio di come si possa recuperare e valorizzare una testimonianza antropologica, tutelandone il valore di bene culturale e al tempo stesso rendendola remunerativa sul piano economico: il Mulino al Pizzon a Fratta Polesine dimostra una volta di più come con la cultura si possa mangiare, senza snaturarla.

Infatti l’eco-museo costituito dall’antica struttura e dai reperti che conserva, funziona anche (e soprattutto) come ristorante e locanda, in una convivenza di spazi e istanze da studiare e replicare altrove. Un luogo che è ristoro del corpo come della mente.

Unico esempio di mulino terragno ad acqua nella provincia di Rovigo, fu costruito dal Comune di Fratta Polesine nel 1842, durante l’epoca austriaca.

A salvarlo e recuperarlo “a nuova vita” è stata la Cooperativa Turismo e Cultura (https://www.turismocultura.it/), grazie al cui intervento oggi si presenta “come complesso archeo-industriale”, composto “dal mulino con macchinari originali…

… casa del mugnaio, magazzino cereali, scuderia-fienile, magazzino piccolo…”

… prese d’acqua, conca di navigazione”.

Oltre l’attività di ristorazione, diverse le valenze socio-culturali, dalla conservazione di testimonianze al rapporto con il territorio, i fiumi e gli abitanti della zona che vivono il mulino come parte della propria identità.

Tra le iniziative pedagogiche invece da annoverare azioni artistiche e di animazione rivolte alla tradizione, la divulgazione delle energie alternative, l’erogazione di servizi di accoglienza per i visitatori che consistono in laboratori, visite guidate, bookshop, corsi di formazione, eventi culturali, ricettività.

Ascoltando la storia del recupero del Mulino dalla viva voce di Giuseppe Marangoni, anima della sua rinascita, abbiamo compreso quanto sincero afflato civico ci sia dietro questa operazione esemplare di intervento privato sui beni pubblici, dall’entusiasmo del ricercatore verso la sua individuazione fino alla brillante intuizione di capire cosa potesse diventare, trasformando un simulacro del passato in un protagonista attivo del presente.

Da evidenziare in tal senso il contributo del Gruppo Rovigoti del CTG – Centro Turistico Giovanile.

Nel video sottostante, abbiamo documentato l’esposizione dell’eco-museo del Mulino Al Pizzon.

Se il sito della struttura non dedica molto spazio all’aspetto museale, a farlo maggiormente è quello del Comune di Fratta Polesine che lo inscrive nell’ambito dell’Archeologia industriale molitoria e idraulica (http://www.comune.frattapolesine.ro.it/mulino-qal-pizzonq-archeologia-industriale-molitoria-e-idraulica.html).

Subito l’informazione circa la sua collocazione, “punta di confluenza, fra il fiume Scortico e il Canalbianco, in località Pizzon di Fratta”, definita “luogo del tutto singolare per paesaggio, architettura agricola ed archeologia industriale”.

Collocazione non casuale, dato che, “in una terra completamente piana come il Polesine”, per azionare il mulino si decise di sfruttare “il dislivello tra lo Scortico e il Canalbianco”.

Il mulino è rimasto attivo nella propria funzione originaria “fino al 1962”.

Viene sottolineate la peculiarità della “conca di navigazione, sostenuta da porte vinciane con finestre tuttora esistenti”, poiché “tali conche sono la testimonianza di una delle prime idrovie polesane, impiantata a metà del XIX secolo e ripercorrente, a livello di trasporto industriale, la via d’acqua già percorsa dai nobili veneziani per arrivare nel ’500 alle loro Ville di Fratta”.

Nel video che segue abbiamo ripreso il salto che compie lo scorrere dell’acqua all’esterno del mulino, forza idraulica che ne ha alimentato il funzionamento.

 

Info: http://www.locandaalpizzon.com/

 

Realizzato con il sostegno di C.I.F.I.R. – Consorzio Industriale Formazione e Innovazione Rovigo S.c.a.r.l. 

 

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