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I Musei Mazzucchelli, stimoli culturali molteplici alle porte di Brescia

Pubblicato il: 31 maggio 2017 alle 3:00 pm

Se state andando a Brescia in automobile, prima di entrare in città, fate tappa obbligata qui, o altrimenti andateci appositamente, perché meritano di essere scoperti i Musei Mazzucchelli.

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Si trovano a Ciliverghe, frazione di Mazzano, in via Gianmaria Mazzucchelli 2, una manciata di chilometri fuori Brescia, collocati dentro la bellissima Villa Mazzucchelli, evoluzione architettonica settecentesca di una casa padronale del ’500.

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Oltre le sedi museali, la stessa villa vale una visita, essendo stata dichiarata non a caso monumento nazionale: sul sito a essa dedicato viene descritta come “lombarda nell’impostazione complessiva, nell’usuale schema ad U, mentre lo scenografico pronao, unico in tutto il territorio lombardo, è di evidente stampo palladiano, ed è stato realizzato con l’impiego di sei colonne provenienti dall’antica chiesa di San Pietro de Dom (demolita per far posto al Duomo nuovo di Brescia)”.

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I Musei Mazzucchelli sono due: il Museo della Moda e del Costume e il Museo del Vino e del Cavatappi.

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Il Museo della Moda e del Costume ha la rara capacità di intrigare sia i fashion addicted che gli appassionati di antropologia.

La collezione dichiara seimila pezzi tra “abiti, accessori, cappellini, fazzoletti, ombrellini, ventagli, guanti, monili, biancheria intima e da casa, paramenti sacri”, databili dalla metà del Settecento fino alla nascita dell’alta moda nel Novecento.

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Cinque le sezioni. La prima, dedicata all’alta moda, vede presenti le firme di Sorelle Fontana, Capucci, Genny, Ungaro, Balenciaga e Versace: di estremo interesse i loro capi di più lontana datazione, i quali consentono una panoramica sull’evoluzione del gusto nell’abbigliarsi.

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La seconda sezione ospita abiti e accessori del XIX secolo, mentre la terza è incentrata sulla filatura e la tessitura: oltre a capi e prodotti, vi si trovano attrezzi, utensili e macchinari antichi. Curiosa la quarta sezione che espone biancheria intima femminile, documentandone l’evoluzione dai mutandoni ai moderni reggiseni e slip.

La più emozionante ci è però sembrata la quinta sezione, dedicata al mondo della Fanciulla: costituisce uno dei nuclei originali dell’esposizione, visto che nel 1995, anno di inaugurazione, la struttura si chiamava Museo della Donna e del Bambino.

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Intenerisce vedere pezzi di abbigliamento infantile e giocattoli del periodo in cui l’umanità non godeva del benessere e della tecnologia odierni. Molti di questi oggetti infatti fanno riferimento alla cultura contadina, hanno una fattura estremamente semplice, eppure sembrano possedere un cuore, trasmettendo una poesia introvabile negli ammennicoli evoluti (?…) di oggi.

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Già la sala che li ospita, da sola, meriterebbe il viaggio, ma c’è ancora molto altro: seguiteci…

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