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Museo Archeologico Nazionale di Venosa, genius loci dalla Natura all’Uomo

Pubblicato il: 31 maggio 2018 alle 7:00 am

Sarà la nuda pietra dell’ambiente espositivo, sarà la collocazione semi-ipogea dei reperti, sarà l’imponenza del maniero che incombe sul tuo capo, sarà soltanto suggestione, ma quando ti introduci nel Museo Archeologico Nazionale di Venosa senti vibrare le vene di un’emozione tellurica, come attraversato dalle scosse del Tempo che forgia la Storia e l’Uomo che la abita.

Sarà quel cartello che ti accoglie associando subito Venosa a un bacino vulcanico, tra immagini di imponenti sbuffi eruttivi e landscape forgiati da ancestrali esuberanze magmatiche…

… mentre ghermisce l’epidermide quell’abbrivio dello storytelling museale che postula “circa 700.000 anni fa l’uomo inizia a frequentare il bacino di Venosa”, facendo risalire a 100.00 anni fa il momento in cui “l’uomo entra nel cratere del Vulture”, ovvero il vulcano che ha letteralmente creato tale territorio.

Numeri e cifre che dal mero dato apodittico si spostano verso l’astrazione umanistica, conferendoti un senso di sacro rispetto per quest’area, tra le più nobili del globo terrestre.

Siamo nelle viscere del Castello aragonese fatto edificare da Pirro del Balzo tra il 1460 e il 1470 “su un sito precedentemente occupato dalla prima Cattedrale venosina”, circostanza che deve avere contribuito alla sacralità che si avverte tra queste mura.

Ci si introduce nel budello viario interno del castello ed è subito tempo di passare in rassegna scorci e ricostruzioni dei siti preistorici dell’area del Vulture, tra squarci di rocce e materiali effusivi che parlano del corredo geologico…

… e resti animali che cominciano a dare vita alle suggestioni della prima vita che fu…

… mentre i resti litici narrano le primigenie abilità dell’Uomo nel loro primitivo sbocciare.

Imprescindibile il capitolo sul giacimento paleolitico del vicino sito di Notarchirico (http://www.storienogastronomiche.it/parco-paleontologico-notarchirico-sito-lucano-rilievo-internazionale/), con le teche che integrano perfettamente l’auspicabile visita al Parco omonimo, fondamentale per risalire gnoseologicamente ai prodromi del genius loci autoctono.

E’ il monumentale prologo di questo Museo scorrevole come un romanzo storico ma solido come un trattato scientifico, prima che l’esposizione si concentri sulle vicende della civiltà che hanno dato lustro e fama a Venosa.

Sulla pagina web ufficiale del Polo Museale Regionale della Basilicata dedicata al museo si spiega infatti che la struttura espositiva è dedicata “alla colonia romana di Venusia, patria del poeta latino Orazio, fondata nell’anno 291 a.C.”, la quale “espone, nei camminamenti sotterranei che collegano i bastioni del Castello Aragonese, reperti che illustrano la storia politica e culturale dell’area”.

Il criterio espositivo è di impianto diacronico, con una ripartizione in cinque sezioni che fungono da scansione spazio-temporale.

Come seguendo grani di un ideale rosario cronologico, la liturgia della visita, dopo essere partita dall’era preistorica, si dipana lungo la fase della romanizzazione…

… quindi il “periodo compreso tra la fine dell’Età repubblicana e l’Età augustea e fino al periodo tardo antico ed alto medioevale”.

Si legge perfettamente “la storia politica e culturale romana, con la nascita e la vita di Venusia fino alla fine dell’impero”, attraverso la testimonianza data “dalla presenza di monete, elementi di decorazione architettonica e ceramiche”.

Irretisce la raccolta epigrafica che copre un arco di tempo molto ampio, quasi interessando tutto il cuore dell’evoluzione sociale della veccia Venosa, contemplando tanto l’aspetto funerario che quello della vita pubblica…

… colpendo al cuore con frasi tra l’elevazione filosofica di massime socio-politiche e la tenera ingenuità della pura espressione dei sentimenti famigliari.

Non manca il baluginare della grazia estetica nelle tracce figurative di antichi mosaici e pavimentazioni decorate…

Intanto il memento mori è sempre immancabilmente dietro l’angolo…

… e le riflessioni corrono nei meandri della coscienza del visitatore, favorite da un’illuminazione di rara discrezione, capace di mettere in luce il particolare paradigmatico, carezzando con la penombra le sfumature importanti, sfumando invece il contorno privo di significante, creando una teoria espressionista che assolutizza il vuoto e il pieno, anche in chi osserva.

Abbiamo acceso la telecamera lungo il nostro percorso di visita nel museo, per lasciarne traccia nel video che segue.

 

Info: http://www.polomusealebasilicata.beniculturali.it/index.php?it/180/museo-archeologico-nazionale-venosa

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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