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Museo del Carbone: nella Grande Miniera Serbariu, la storia di Carbonia

Pubblicato il: 6 novembre 2019 alle 7:00 am

Il Museo del Carbone è letteralmente e concretamente profondo, perché prevede anche una reale discesa nelle viscere della terra e un viaggio alla base del sacrificio necessario per la sopravvivenza umana: si trova nella Grande Miniera di Serbariu a Carbonia nella provincia del Sud Sardegna e rappresenta una delle esperienze culturali più importanti e formative che si possano fare in Italia.

L’esposizione dialoga tra la superficie della realtà e le sue radici, con una netta dicotomia tra la parte superiore con l’allestimento divulgativo e quella sotterranea che attiene all’ambito esperienziale.

Il percorso di visita si propone come un dedalo di grandi pannelli che creano corridoi labirintici che indirizzano i passi dell’osservatore mentre lo impregnano di valori cognitivi, attraverso testi altamente leggibili e una narrazione che mantiene sempre alto il livello dell’attenzione…

… favorito anche da un buon impianto scenografico aiutato da bacheche e aree che esaltano il reperto e la sua funzione…

… puntando sul particolare affidato a commoventi testimonianze materiali dei minatori…

… e modelli che illuminano sul valore dell’architettura funzionale e sul genio ingegneristico applicato alle esigenze della produzione…

… fino a dettagli che esondano nella nobiltà dell’installazione creativa, instaurando osmosi tra tridimensionalità e linguaggio fotografico…

… senza rinunciare all’efficacia dell’impatto visivo dell’oggetto monumentale.

In questo modo si apprende che “il sito minerario di Serbariu, attivo dal 1937 al 1964, ha caratterizzato l’economia del Sulcis e rappresentato tra gli anni ’30 e ’50 una delle più importanti risorse energetiche d’Italia”.

Viene spiegato che “il carbone è una sostanza combustibile di colore nero o scuro tendente al nero” frutto “della lentissima decomposizione (pirolisi) di biomasse, perlopiù resti di accumuli vegetali, sepolte sotto coltri di sedimenti con spessori variabili”.

Nel Giacimento del Sulcis il primo ritrovamento di frammenti di carbone risale al 1834, atto che porterà alla realizzazione del “distretto minerario più importante d’Italia”. Esso infatti “è situato entro un’area ricca di giacimenti minerari differenti (piombo, ferro, zinco), tradizionalmente caratterizzata da una densità di popolazione molto bassa e da un’economia agro-pastorale fino a quando, nella seconda metà dell’Ottocento, fu intrapreso lo sfruttamento sistematico delle risorse del sottosuolo”.

Un’attività che ha segnato profondamente la storia della comunità locale, quella indigena ma soprattutto l’altra composta dai tantissimi lavoratori spinti fin qui dal bisogno e pronti a immolare anche la propria salute pur di garantire la prospettiva di un’esistenza migliore alle proprie famiglie.

La miniera di Serbariu venne chiusa ufficialmente nel 1971, conducendo inevitabilmente al deterioramento degli impianti e a un’opera di spoliazione che ne ha favorito il degrado. Questo ha spinto l’Amministrazione comunale di Carbonia a intervenire per salvare il patrimonio immobiliare della ex miniera e impedirne lo smantellamento, fino al recupero del complesso e alla sua ristrutturazione “a fini museali e didattici”, portando alla nascita del Museo del Carbone.

Museo che “include i locali della lampisteria, della galleria sotterranea e della sala argani”.

Se “nella lampisteria ha sede l’esposizione permanente sulla storia del carbone, della miniera e della città di Carbonia”, in un ampio locale è allocata “una preziosa collezione di lampade da miniera, attrezzi da lavoro, strumenti, oggetti di uso quotidiano, fotografie, documenti, filmati d’epoca e videointerviste ai minatori”.

Esaurita questa parte, si passa all’affascinante desolazione del paesaggio esterno, quasi una cesura necessaria che introduce alla galleria sotterranea che “mostra l’evoluzione delle tecniche di coltivazione del carbone utilizzate a Serbariu dagli anni ’30 alla cessazione dell’attività, in ambienti fedelmente riallestiti con attrezzi dell’epoca e grandi macchinari ancora oggi in uso in miniere carbonifere attive”.

Si incontra subito la sala argani che “conserva al suo interno il macchinario con cui si manovrava la discesa e la risalita delle gabbie nei pozzi per il trasporto dei minatori e delle berline vuote o cariche di carbone”, insieme a evidenze che rendono intellegibili i sistemi produttivi della struttura.

A questo punto si deve scegliere il proprio caschetto protettivo, gesto che crea empatia con il luogo ma soprattutto con le tante vicende umane di cui è stato testimone.

Si scende quindi nelle gallerie della miniera e qui il cambio di registro è brusco e scuote le coscienze, perché si avverte epidermicamente cosa hanno vissuto le migliaia di persone che in questi ambienti hanno speso la propria vita.

Toccano il cuore le immagini dei minatori del tempo, tra la loro ingrata sofferenza…

 

… e l’intatta capacità di fare germogliare un sorriso anche nelle condizioni difficili in cui lavoravano.

La visita in quest’area è obbligatoriamente guidata anche per ragioni di ovvia sicurezza.

Chi conduce la visita è sempre molto preparato e ha un’impostazione prepotentemente pedagogica che si traduce in una mole grandissima di informazioni che sfiorano il nozionismo, rendendo però autenticamente istruttivo il tempo trascorso nel museo.

Da aggiungere quanto la permanenza in un ambiente buio, sterrato e angusto consenta di trasferire all’osservatore la potenza evocativa dell’epopea qui vissuta, fondamentale per comprendere tutte le anime della Sardegna ma anche le basi antropologiche della società italiana.

Nel video che segue, le riprese dell’intera visita che abbiamo svolto nel museo, dove abbiamo avuto la fortuna di trovarci casualmente insieme alla figlia di un minatore che aveva lavorato qui, le cui lacrime ci hanno contagiato, così come i ricordi d’infanzia che ha voluto condividere con noi, rafforzando il valore anche sociale di questo importantissimo centro culturale.

Info: https://www.museodelcarbone.it/it/

 

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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