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Il Museo della Raccolta delle acque con lo storico Palombaro, a Matera

Pubblicato il: 8 maggio 2018 alle 7:00 am

Se la parte emersa dei Sassi di Matera abbaglia con la sua stupefacente grazia scenografica, non meno sbalorditiva è la bellezza e l’importanza di ciò che nasconde al di sotto delle costruzioni: un ordito di genialità che stupisce per la complessità funzionale ma anche per il pregio estetico.

Sono quelle vene scavate nel corpo della roccia per canalizzare le acque attinte tanto dal cielo quanto dalla terra, raccontate dal Museo della Raccolta delle acque con lo storico Palombaro.

Dal museo rivendicano la propria centralità, sottolineando come il sistema della raccolta delle acque sia stata la “tematica principale per la quale i Sassi di Matera diventano Patrimonio UNESCO nel 1993” e sostenendo che “le visite guidate non possono escludere questo complesso”.

Proprio su tale “articolato sistema di Raccolta delle Acque” composto da canali, cisterne e palombari si fonda la stessa esistenza dei Sassi di Matera, i quali, è bene ricordarlo, “rappresentano uno degli aggregati urbani più antichi al mondo, abitati da tempo immemorabile”.

Un sistema reso possibile dalla tenera consistenza della calcarenite di cui sono composti i Sassi, la quale ha consentito ai suo abitanti, fin dalla preistoria, di scavare le proprie abitazioni ma anche di creare in ingegnoso reticolo di vasi comunicanti che partendo da cisterne anch’esse ipogee consentivano di irrorare del prezioso liquido vitale le pur precarie abitazioni del posto.

Tutto questo è raccontato in maniera scarna, semplice e lineare nel museo sito in via Purgatorio vecchio 12, nel Sasso Caveoso, in quella “che si scoprì essere la casa natale di San Giovanni da Matera”, nella quale sono state rinvenute tracce chiare del sistema appena descritto, concentrate in uno spazio unico, in maniera da prestarsi a un’azione pedagogica che consenta ai visitatori di comprendere immediatamente tale miracolo di adattamento scaturito dall’intelligenza umana.

Il sito musealizzato “lascia bene intendere l’opera di un’ingegneria idraulica naturale” che utilizzava acqua non solamente piovana ma anche sorgiva, grazie a un percorso espositivo semplice e lineare che, pur non puntando su approfondimento scientifico e cura estetica, ha però il pregio di essere intellegibile a tutti, ponendosi quindi nell’alveo dei musei a vocazione turistica, con l’inevitabile semplificazione che ne consegue ma al tempo stesso depositario di immediatezza divulgativa.

Lo stile museale è quello rustico e popolare delle esposizioni etno-antropologiche a carattere civico, quindi con oggetti posti in funzione di sineddoche, in cui ogni singolo reperto raccoglie in sé una storia più complessa e stratificata.

Non esistono pannelli, scelta condivisibile perché sarebbero risultati invasivi e avrebbero intaccato la grazia architettonica della struttura: così i testi sono affidati a una guida cartacea, mentre per ogni desiderio di saperne di più ci si può sempre rivolgere al personale.

Il momento più emozionante della visita è rappresentato dalla discesa sotterranea che conduce mediante una scalinata alla visione della parte terminale di un lungo acquedotto che ha rappresentato la sopravvivenza per i materani del passato.

Siamo così così dinanzi all’imponenza ieratica del Palombaro, termine che “deriva da palomba, muro di tamponamento di questa corte a pozzo che si estende su una superficie di oltre 100 mq., con profondità comprese tra i 10 e i 13 m, in grado di contenere una quantità pari a 13.000 metri cubi di acqua”.

Sembra un orrido che precipita su una memoria di resistenza agli stenti, un monumento alla voglia di vivere, partito da vitali necessità materiali per elevarsi a spiritualità collettiva.

Le striature sulle pareti litiche, tracce dei livelli dell’acqua fissati dallo scorrere del tempo, diventano opera d’arte spontanea, disegnando contorte fughe curvate verso un infinito che si nasconde dietro l’angolo, come se volesse spingerti a seguirlo, immergendoti nel continuo incerto divenire della Storia.

L’accennata spiritualità diventa conclamata se si considera che la citata scalinata parte dalla Chiesa del Purgatorio Vecchio, edificata tra il XIII e il XV secolo.

Oggi il suo ambiente spoglio lascia alla sensibilità del visitatore la possibilità di adattarvi il suo stato emotivo, facendolo librare nell’ampio spazio, lievitando verso l’altissimo tetto o scivolando lungo pareti candide perfettamente restaurate.

Abbiamo a nostra volta raccolto rivoli di questa esperienza di visita nel video sottostante.

 

Info: http://www.laraccoltadelleacquematera.it/it/

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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