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Museo delle Arti Sanitarie a Napoli, dove “l’arte aiuta a guarire”

Pubblicato il: 4 novembre 2016 alle 2:50 pm

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C’è una Storia a Napoli che esula da ogni oleografica rappresentazione della città. Una Storia poco conosciuta che getta una luce positiva così potente da rischiarare l’immagine stessa del capoluogo campano, offuscata troppo spesso da cronache impietose.

E’ la storia della Napoli scientifica, di una città leader nella scienza medica, culla della sapienza in materia sanitaria.

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La sede elettiva di questo Sapere è il complesso dell’Ospedale di Santa Maria del Popolo, detto degli Incurabili, attivo dal 1522, grazie all’interessamento di Maria Lorenza Longo, “nobildonna spagnola che spese tutti i suoi averi e tutta la sua vita nell’assistenza ai malati, in modo così meritorio da essere proposta per la beatificazione”.

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Intorno alla struttura del nosocomio, sorgono monumenti alla medicina napoletana, valorizzati dall’associazione culturale Il Faro d’Ippocrate, dedita alla diffusione della storia della medicina, chirurgia e sanità, attraverso la promozione di “convegni, mostre, manifestazioni, conferenze, studi” e la cura di “pubblicazioni e specifiche ricerche sull’arte e sulla storia sanitaria”.

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E’ nata in seno a questa associazione l’idea di creare qui una “casa della memoria della storia della sanità del sud”, partendo dalla considerazione che “per secoli i medici e affini di tutto il meridione d’Italia si sono formati in questo ospedale che esiste da cinquecento anni”.

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Per questo, nella sede dell’ex monastero delle Convertite, è stato allestito il Museo delle Arti Sanitarie e di Storia della Medicina.

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Dispone attualmente “di una biblioteca e quattro sale espositive dove sono confluite una collezione privata di libri e strumenti medici, donazioni e beni di carattere storico-sanitario provenienti da antiche strutture ospedaliere afferenti all’ASL NA1 Centro, di cui il Museo rappresenta anche il centro di catalogazione, documentazione e ricerca”.

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Il percorso di visita è un’immersione negli strumenti e nelle metodologie utilizzati dall’Uomo per ingaggiare la nobile lotta contro il dolore.

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“Vecchi ferri e antichi strumenti medici, stampe e libri messi insieme in un luogo particolare per salvare la memoria della scuola medica napoletana e della storia sanitaria del Sud”, ciascuno in grado di raccontare una storia di studio, umana abnegazione, sensibile solidarietà verso i malanni altrui.

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Un museo che commuove quando evidenzia l’atto d’amore verso il prossimo insito nella missione medica, mentre inorgoglisce osservare quali vette avesse raggiunto già nei secoli scorsi il pregio intellettuale nel Meridione d’Italia.

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“L’idea di un museo negli Incurabili è antica e già vi è traccia nella vita dell’ospedale di percorsi museali a partire dalla fine del XIX secolo” raccontano i curatori, inglobando tra le proposte di visita la fantasmagorica Farmacia storica degli Incurabili…

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… definita “il luogo più bello dell’incontro tra scienza e arte”, nonché “insuperato capolavoro del barocco-roccocò”, “al tempo stesso efficiente laboratorio del farmaco e intrigante luogo di rappresentanza per l’élite scientifica dell’Illuminismo napoletano”.

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La Spezieria si trova tra il Museo e l’Ospedale, in una posizione che così assume anche un valore simbolico.

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A colpire in tutto questo lavoro di recupero e divulgazione non è soltanto il pregio del lavoro espositivo, ma la filosofia dichiarata dai volontari dell’associazione Il Faro d’Ippocrate e l’impegno nell’attuarla.

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I cardini sono la salvaguardia del patrimonio culturale delle aziende sanitarie e la tutela della storia medica degli ospedali e delle istituzioni sanitarie della città “che fu capitale di un regno per circa sette secoli”: “salvaguardare Severino, Cotugno, Quadri, Amantea, Santoro, Boccanera, Troja, le loro carte, le loro invenzioni e la loro attività significa salvare capolavori nell’arte di guarire in quanto in queste sale fiorì una scuola medica che si distinse, con l’orgoglio della scienza sperimentale fusa con la tradizione ippocratica, nei contesti scientifici europei”.

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Splendida poi la missione che si sono dati: “qui l’arte aiuta a guarire”. Perché in questo luogo “la storia incontra la malattia e l’arte lenisce il dolore per lo stupore e l’incanto di chi osserva attraverso i fatti del dolore e della malattia la storia della città”, introducendo il visitatore in “un’autentica piazza del sapere medico”, offrendo in una visuale nuova “la storia più profonda della città”.

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Ecco come ci ha raccontato questo singolare Museo il suo fondatore e direttore, Gennaro Rispoli, noto primario chirurgo.

Per completare l’affascinante visita a questo sito della storia della cultura medica, non bisogna perdersi il Giardino dei Semplici degli Incurabili.

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E’ un orto medico collocato in un ampio giardino confinante con il convento di Regina Coeli: “caratterizzato da un grande albero di canfora e da una vasca realizzata in epoca moderna, è il luogo dove si coltivavano erbe medicinali che raccolte venivano utilizzate nelle preparazioni galeniche in Farmacia”.

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L’Orto era in stato di abbandono, prima che i volontari del Faro d’Ippocrate lo riportassero all’antico splendore, “reinserendo specie di piante elencate e identificate attraverso i vecchi testi botanici”. Piante utilizzate a suo tempo dai medici della Farmacia Storica per ricavarne medicine.

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Simbolo del Giardino è l’albero della canfora, piantato qui nel 1525, considerato tra i più antichi d’Italia.

Sotto quest’albero, l’esperta d’arte Sara Oliviero, volontaria del Museo delle Arti Sanitarie, ci ha raccontato la storia e la funzione del Giardino dei Semplici degli Incurabili.

Info: www.museoartisanitarie.it

 

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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