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Museo Ferroviario di Pietrarsa, treni storici per viaggiare con la mente

Pubblicato il: 18 giugno 2019 alle 3:00 pm


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Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa fa letteralmente e inevitabilmente viaggiare i visitatori con la mente, tra memoria collettiva e fierezza aziendale.

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Sorge necessariamente nel luogo dove tutto è iniziato, a Portici, nei pressi di Napoli, ovvero la tratta in cui venne inaugurato il primo tragitto ferroviario dell’allora Regno d’Italia: 7.406 metri che collegavano Napoli a Portici in dieci minuti.

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Il treno che percorse per primo quel tratto era composto da due convogli trainati da locomotive gemelle, la Vesuvio e quella Bayard di cui è presente nel museo la riproduzione realizzata nel 1939 in occasione dei primi cento anni compiuti dalle Ferrovie dello Stato.

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E’ uno dei prezzi pregiati che si incontrano nel corso di “un affascinante viaggio nel tempo tra le locomotive e i treni che hanno unito l’Italia dal 1839 ai nostri giorni, in 170 anni di storia delle Ferrovie italiane”.

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Emoziona incunearsi tra le imponenti sagome di questi romantici mezzi di trasporto che hanno cambiato la nostra vita, contribuendo tanto al progresso materiale quanto alla cementazione di un’identità nazionale.

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Sembra di vederle le persone su quei sedili, magari i ricchi sui velluti e i meno abbienti in terza classe, tutti intenti a coltivare sogni e bisogni, affidati alla grande possibilità offerta dal treno di muoversi in tempi celeri, superando isolamenti secolari e aprendo gli italiani al contatto con gli altri.

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Come ogni buon museo aziendale che si rispetti, alcuni suoi pezzi pregiati sono frutto della passione di chi ha lavorato per le Ferrovie Italiane, come l’ex dipendente Otello Brunetti, la cui passione per il modellismo è sfociata nella creazione dello stupefacente plastico Trecento treni.

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Diciotto metri di pannelli che riproducono in miniatura un grande nodo ferroviario, citando la stazione di Santa Maria Novella a Firenze, ma incastonandola in un paesaggio montuoso.

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Sbalordisce la precisione dei dettagli, sia nel riprodurre le parti strutturali che nel ricreare i paesaggi naturali.

Lo abbiamo sorvolato con la nostra telecamera.

Altri modellini esposti sono quelli utilizzati dagli ingegneri nella fase di progettazione dei mezzi: notevole la funzione didattica, ma forte anche la sua carica suggestiva.

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L’epica del viaggio permea ogni angolo dei grandi spazi espositivi, dove gli allestitori hanno avuto grande gusto nel ricreare perfino alcune sale d’attesa d’antan, in un rarissimo esempio di connubio tra precisione tecnica e cura artistica.

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La sensazione di viaggiare nel tempo avviluppa mentre si  ammirano treni storici, locomotive a vapore, carrozze e automotrici, rotaie, passando dai vecchi elegantissimi mezzi della famiglia reale a quelli più moderni che hanno segnato l’evoluzione delle tecnica industriale italiana.

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Di grande suggestione le Littorine: “costruite dalla Breda di Milano e dalla Fiat di Torino” raccontano dalla Fondazione Fs Italiane..

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… “sono una tipologia di rotabile ferroviario tipicamente italiano, nate negli anni ’30 per sostituire la trazione a vapore sulle linee a scarso traffico, economizzandone così la gestione”. Definiti “dei veri e propri autobus su rotaia”, sono ritenute tutt’oggi tra le più alte espressioni raggiunte dall’ingegneria meccanica italiana.

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Abbiamo voluto vivere l’emozione di salire a bordo di una littorina esposta al museo: ecco come si presenta al suo interno.

Di grande effetto anche la Sala Cinema, sul cui schermo scorrono spezzoni di film che hanno visto i treni come set se non come protagonisti.

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Essendo stati gli ambienti espositivi anche la sede delle antiche officine, di cui sono evidenti le tracce strutturali, è d’obbligo che in questi locali siano conservati utensili e grandi macchinari.

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Il primato dell’impatto in magnificenza spetta comunque al padiglione in cui si trovava il reparto tornerie, datato 1840 e quindi edificio più antico del complesso: “è noto con l’appellativo La Cattedrale per gli imponenti e magnifici archi a sesto acuto che gli conferiscono un aspetto suggestivo e maestoso”.

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Se tutte queste ragioni di interesse non dovessero bastare, si aggiunga che il complesso si staglia su uno degli scorci più belli dell’area partenopea.

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Il nero profondo della pietra lavica che cinge la zona spiega perché la località un tempo chiamata Pietra Bianca mutò il nome in Pietrarsa, dopo l’eruzione del Vesuvio del 1631.

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Ebbero buon gusto i regnanti dell’800 a stabilire qui le officine “dell’opificio borbonico che ospitavano i reparti specializzati nelle varie lavorazioni del ciclo produttivo”.

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In questi spazi si trovava un tempo “il più grande e moderno polo siderurgico italiano”, nella definizione del volume Napoli insolita e segreta (Edizioni JonGlez), mentre oggi vi sorge uno dei musei più preziosi della nazione.

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Grazie alla gentile concessione della Fondazione Ferrovie dello Stato Italiane, vi proponiamo in chiusura un servizio dedicato al Museo in cui il direttore della Fondazione, Luigi Cantamessa, ci guida tra gli ambienti del museo e attraverso le storie che esso racconta.

Info: www.museopietrarsa.it

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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