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Museo Laboratorio della Civiltà Contadina di Matera, memoria dei Sassi

Pubblicato il: 24 agosto 2018 alle 7:00 am

Fate un respiro profondo, staccate smartphone e ogni dispositivo elettronico, quindi prendetevi il vostro tempo: la visita al Museo Laboratorio della Civiltà Contadina di Matera è un viaggio così profondo, in tutti i sensi, da pretendere il massimo della concentrazione e della disponibilità emotiva.

Un viaggio nella memoria autentica dei Sassi, ma anche dentro noi stessi, perché riconduce alle radici ataviche da cui tutti veniamo.

Qui gli oggetti non sono simulacri del passato bensì stimolo nel presente, induzione a ripensare al nostro stile di vita moderno, provocazione verso la superficialità contemporanea, monito per il futuro.

Perché la narrazione della sopravvivenza rurale dei materani di un tempo è attualissima lezione di vita, espressione di ingegno e al tempo stesso monumento alla dignità dell’ostinata sopravvivenza nelle condizioni più avverse.

Un racconto monumentale che si snocciola attraverso tanti piccoli capitoli, creando un rosario di suggestioni vorticoso come il suo percorso ipogeo.

E’ stato realizzato da Donato Cascione nel Sasso Barisano, in via S. Giovanni Vecchio 60, mettendo insieme “una serie di abitazioni, collegate per esigenze espositive”, a partire da un “lamione soppalcato, unico vano costruito (XVI sec) che prolunga il volume di una grotta preesistente (casa grotta): consentiva al nucleo familiare di separarsi, durante la notte, dalle bestie”.

Da qui si irradiano oltre 500 metri quadrati di reticoli espositivi che fanno di questo museo “il più grande del Sud Italia nel suo genere”.

L’allestimento è un affresco socio-economico e culturale della popolazione che ha vissuto nei Sassi per secoli, narrando tutte le sfumature di una “società agricolo-pastorale” e fornendo “testimonianze relative a temi strettamente connessi alla storia del Sud” come il brigantaggio e l’infanzia.

Il museo è scaturito da “anni di raccolta mirata di oggetti di uso quotidiano e di attrezzi di vari mestieri che erano alla base della vita economica e sociale della città dei Sassi”, giungendo alla “ricostruzione di ambienti il più possibile fedele alla realtà”.

Gli ambienti illustrano così il Setacciaio, la Casa tipica, la Tessitura, mettendo in mostra attrezzi per vagliare, macinare e conservare i cereali, o ricreando la stanza del Prete…

… con ambienti chiamati Conciapelli, Cassone del grano con misure a volume, Pastorizia, Cestaio, Attrezzi dei cavamonti, Sedia del lustrascarpe, Sala da barba.

Ci sono anche Banchetto dell’intagliatore, Ebanista, Mastro d’ascia, Fabbro, Sartoria, Conciapiatti, Vasaio, Arrotino, Cantina pubblica (Ciddaro)…

… Sellaio, Calderaio, Attrezzi agricoli, Scalpellino, Calzolaio.

Di particolare valore sociologico la Vetrina dedicata al brigantaggio postunitario, dove spiccano subito i volti degli eroi di quell’epopea, “espressione del profondo malcontento che travaglia il Mezzogiorno” come si legge in alcune didascalie presenti, le quali ricordano le gesta di questi poveri agricoltori o pastori che ebbero la tempra di ribellarsi “alle ingiustizie e ai soprusi dei potenti”…

… sottolineando il ruolo di primaria importanza delle donne, capaci di mostrare “un carattere d’impero inimmaginabile” per quei tempi.

Commuove l’angolo chiamato evocativamente La breve infanzia, il quale ha l’intento di ricordare come “nella famiglia contadina era cosa consueta vedere ragazzi di 7-8 anni aggirarsi per i campi ed aiutare i genitori nella raccolta delle erbe, nella semina, nella mietitura, nella trebbiatura e nella vendemmia”, così “precocemente avviati al lavoro e sottratti alle scuole”.

In questa stanza, a simboleggiare l’infanzia interrotta per contribuire alla sussistenza familiare, sono proprio i giochi dei più piccoli, i quali erano “molto semplici ma impegnavano la creatività e la fantasia e risultavano fortemente socializzanti e formativi sul piano psicomotorio”.

Ultimo soprassalto al cuore, l’enorme stoviglia in cui nei Sassi si era soliti pasteggiare collettivamente, attingendo tutti dal medesimo piatto le pietanze di una cucina povera ancora oggi viva e caratterizzante, come nel caso della Crapiata, antichissima ricetta contadina materana che metteva insieme legumi e cereali, qui cristallizzata come elemento di esposizione museale ma che ancora si può trovare in diversi ristoranti dei Sassi.

Monumento al genio ingegneristico popolare, la possibilità di vedere e quindi di capire come funzionasse l’approvvigionamento idrico in questo agglomerato proto-urbanistico primitivo e di difficilissima gestione quotidiana.

Il resto parla di strane effigi antropomorfe che si portano ancora dietro il loro fascino misterioso…

… e segni architettonici che valgono più di un trattato nel rendere l’idea di usi e funzionalità degli ambienti.

Si comprende perché il regista Mel Gibson abbia attinto ai preziosi reperti di questo museo per rendere credibile l’ambientazione del suo film La passione di Cristo, a partire dagli oggetti di uso comune come quelli legati alla panificazione casalinga, approfittando della consulenza del competentissimo gestore della struttura.

Il gestore ha lamentato azioni di boicottaggio da parte di altre realtà locali: non ci stupisce che questo museo desti molta invidia in città, perché abbiamo visto troppe strutture improvvisate trasformate in trappole per turisti, semplici case scavate nella pietra spacciate per esposizioni antropologiche, quando invece sono soltanto iniziative dilettantesche prive di qualsiasi valore scientifico, con il solo scopo di guadagnare senza merito qualche Euro abbindolando i visitatori superficiali e incolti.

Il Museo Laboratorio della Civiltà Contadina è invece di gran lunga il più importante di Matera nella sua tipologia, imprescindibile da visitare se si vogliono comprendere le vere radici popolari arcaiche di tale magnifico luogo.

Nel video che segue, le immagini della nostra intensa immersione in questa esposizione.

 

Info: https://museolaboratorio.it/

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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