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Museo Storico Alfa Romeo ad Arese (MI), macchina del tempo di una leggenda

Pubblicato il: 8 agosto 2018 alle 7:00 am

E’ un’autentica lezione di museologia d’impresa, il nuovo allestimento del Museo Storico Alfa Romeo: pur senza tradire la funzione di amplificatore della gloria industriale insita nel codice genetico di un’esposizione aziendale, si prende carico dell’intrinseco e necessario ruolo culturale che una tale struttura assume nei confronti della collettività, svolgendolo attraverso le più raffinate tecniche di comunicazione e i più evoluti dispositivi di affabulazione colta.

Dopo alcuni anni di chiusura al pubblico e contestuale ripensamento, stimolato anche dalla responsabilità del riconoscimento istituzionale quale bene culturale collettivo sottoposto a tutela, il museo ha riaperto nella sede storica di Arese, in provincia di Milano, “con un allestimento completamente rinnovato che è l’espressione distintiva del DNA Alfa Romeo: sei piani di storia creano un legame tra passato, presente e futuro raccontando le imprese di un marchio straordinario, le sue vetture, la tecnologia, lo stile”.

La struttura è introdotta da una lingua rosso-alfaromeo con la funzione iniziale di guidare il visitatore verso l’ingresso, mentre all’interno dell’edificio costituirà il discrimine ingegneristico per distinguere presente e passato in un luogo così carico di evoluzioni temporali.

Un museo che scava nel passato più recondito, anche in quello in cui altri mezzi di locomozione rappresentavano il core business…

… mentre impazzava il sogno della tecnologia senza limiti che spingeva a ipotizzare le più ardite soluzioni meccaniche, come la sconvolgente futuribilità aereodinamica di un prototipo del 1913 che sembra uscito “da un romanzo di Jules Verne”, le cui intuizioni sono ancora oggi oggetto di studio.

Lo spazio museale è razionalizzato in tracce tematiche come Timeline, Bellezza, Velocità.

Temi che scandiscono anche la progressione architettonica dello spazio, caratterizzando ogni piano come tomo di una narrazione enciclopedica in un parallelepipedo ascensionale che sembra rappresentare la linea verticale che organizza tanto il Tema come il Tempo, simboleggiando la stratificazione del divenire di derivazione archeologica, in quella sovrapposizione materica che permette una datazione degli eventi e il loro inquadramento in un ciclo evolutivo.

Piani sovrapposti legati da una spirale luminosa che lascia precipitare nello spazio concavo parole, date, suggestioni, ciascuna così assoluta e rappresentativa da farsi sineddoche, sospesa nel vuoto come ogni ipotesi che non richiede verifica.

La prima area, Timeline, è incentrata sulla capacità del marchio di segnare un’epoca, con “automobili dal fascino esclusivo che hanno fatto sognare intere generazioni”.

Una barra del tempo sulla quale si dipanano “grandi personalità e imprese leggendarie”, affiancate da “migliaia di uomini e donne, operai e impiegati” con il loro lavoro eccellente.

Un calcolo del tempo che parte dal 1910, quando A.L.F.A. era un acronimo di Anonima Lombarda Fabbrica Automobili che a sua volta echeggiava quella prima lettera dell’alfabeto greco che nella metafora antica richiamava il principio di ogni cosa.

Nome e marchio in questo caso vanno al di là della mera pratica della riconoscibilità commerciale, approdando alla dimensione dell’Identità, alla verbalizzazione e visualizzazione dell’essenza di un brillante operato umano.

La vicenda del marchio è il prologo di “un’evoluzione trasversale a diversi periodi storici” qui rappresentata attraverso vetture mitiche, “dalla 24 HP, prima automobile costruita al Portello, alla 8C Competizione, sogno del nuovo millennio”, passando “attraverso le granturismo degli anni Venti e Trenta”, quindi “le grandi epoche di Giulia e Giulietta e le audaci novità introdotte da Alfetta e Alfasud”.

Nella Bellezza “la forma pura si modella sulla funzione con uno stile unico che rende immortali”, grazie alle linee “dei migliori designer e costruttori”.

Qui baluginano “forme di altissima avanguardia che hanno rivoluzionato le convenzioni del design dando un nuovo significato al concetto di estetica”, dalla Touring Superleggera alla Giulietta “fidanzata d’Italia” che si fa “specchio di un’epoca”, fino al “fascino senza tempo della Spider Duetto”.

Un fascino di cui si è accorto anche il Cinema, nel quale “Alfa Romeo ha sempre ricoperto un ruolo di primo piano tra le automobili di tutto il mondo”, ripetutamente “scelta da registi e creativi per dare prestigio e contesto alle loro opere”.

La Velocità simboleggia il cuore sportivo di Alfa Romeo, in un racconto epico in cui “uomini, automobili, vittorie e tecnologia” hanno scritto una storia piena di momenti gloriosi ma anche di episodi bui indotti dalla “crudeltà della pista”.

Il riferimento è all’epoca eroica dell’automobilismo sportivo, del quale “negli anni tra le due guerre Alfa Romeo scrive le pagine più belle”, inanellando la prima grande vittoria alla Targa Florio 1923, poi “il Mondiale dominato dalla Gran Premio Tipo P2” e i trionfi della Tipo B, passando per il dominio “nei primi due Campionati del Mondo di Formula 1 con una vettura epica: l’ Alfetta”, fino a trionfi nelle varie categorie nei decenni successivi.

Dopo tanta pedagogia del Mito, ai visitatori ancora intrisi di dati, informazioni e racconti, viene donata la leggerezza del momento puramente ludico, quell’atto finale spensierato in grado di stimolare un sorriso transeunte e un buon ricordo perenne, nelle modalità più evolute della spettacolarizzazione digitale.

Avviene nell’area degli apparati multimediali, introdotta da cinque postazioni in cui “indossando un visore di realtà virtuale, si ha la visione a 360° della Pista Prove di Balocco a bordo di una 4C”.

Il clou è la sala Cinema 4D “dove il visitatore, seduto su poltrone interattive, assiste alla proiezione di filmati”, vivendoli epidermicamente, grazie a meccanismi legati alle immagini in scorrimento che riproducono tangibilmente quanto accade sullo schermo: così, assistendo a una spericolata corsa su percorso misto, lo spettatore ha la sensazione cinetica di trovarsi dentro l’abitacolo lanciato a velocità, poiché le poltrone si muovono fisicamente, inclinandosi in ogni direzione e simulando l’effetto di sterzate, sobbalzi, impennate, arrivando perfino a insufflare dell’aria mista ad acqua per provare ciò che accade quando si sfreccia su una pozzanghera.

Chi ha ancora sete di conoscenza può soddisfarla con un bookshop molto elegante presente all’entrata che offre volumi “dedicati alla storia di Alfa Romeo e all’automobilismo” e “modellini in scala delle principali vetture Alfa Romeo, articoli di cartoleria, abbigliamento e pelletteria, poster, oggetti esclusivi”, mentre per il ristoro materiale ci sono servizi come uno spazioso ristorante…

… e una caffetteria immancabilmente griffata, comodità interne ben rare in un museo d’impresa.

Il criterio espositivo è improntato alla misura (nel numero di oggetti esposti), all’understatement (celebrazione di successi oggettivi, senza eccessi di orgoglio aziendale), alla divulgazione leggera (ci si istruisce senza alcuna pesantezza dottrinale), alla libertà emotiva (il visitatore sceglie i punti di interesse secondo la propria indole).

Abbiamo chiesto al curatore del museo, Lorenzo Ardizio, di spiegarci le riflessioni e la progettualità alla base di questo gioiello espositivo.

Tanto spazio per un numero limitato di reperti ha come esito mettere in risalto il singolo oggetto in ogni sua valenza, la cui empatia è amplificata dal posizionamento ad altezza naturale, senza pedane o l’enfasi di podi, nonché dall’assenza di barriere tra il visitatore e l’auto in mostra, atto di fiducia che crea un patto silente ma consapevole con l’utente, aiutato nella contemplazione da ampi specchi che consentono la visione di ogni angolo della vettura.

Al massimo, sono pregiate piattaforme a delimitare lo spazio idealmente invalicabile su cui poggia il mezzo, ma non come divieto, bensì in funzione di evidenziatore materico.

Il visitatore così si sente rispettato nella propria intelligenza, la quale viene ulteriormente sollecitata dal costante invito all’interattività.

In alcuni casi basta avvicinarsi a un’auto perché scatti automaticamente un contributo su un monitor…

… in altri invece sono degli schermi touch a consentire di “esplorare un grande archivio sempre aggiornato e scoprire le storie delle vetture, dei personaggi e delle vittorie”, fornendo “testi di approfondimento, schede tecniche, gallery fotografiche, aneddoti e curiosità: tutto a portata di mano”.

Ogni parete dell’edificio è portatrice di un contenuto, sia esso veicolato dall’infografica…

… da allestimenti con video e scritte al led coordinati…

… da monitor nella loro funzione più essenziale…

… da pannelli dalla classicità innervata di irrequietezza geometrica…

… da schermi in dialogo con spazio e oggetti…

… da installazioni dalla grafica che sembra spingersi oltre la decorazione, come proiettandosi verso l’ambizione della videoarte…

… passando dalla monumentalità delle gigantografie di suggestivi scatti…

… alla miniaturizzazione dei modellini in un patchwork che abbandona la tecnologia per un’evocativa composizione improntata alla semplicità.

Abbiamo riassunto i tanti spunti visivi della visita al museo nel video che segue.

Info:  https://www.museoalfaromeo.com/it-it/Pages/MuseoStoricoAlfaRomeo.aspx

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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