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Necropoli La Salata a Vieste, sepolture millenarie in un parco naturale

Pubblicato il: 23 settembre 2019 alle 9:27 am

La solennità arcaica di un memento mori scolpito nella pietra e immerso nella rigogliosa vitalità di una Natura trionfante che brulica di meraviglia selvaggia: unisce mirabilmente gli esiti estremi dell’esistenza la Necropoli La Salata a Vieste, fornendo all’osservatore l’occasione per riflettere profondamente su se stesso e il proprio destino ineluttabile mentre viene allo stesso tempo riempito di gioia dalla visione di un contesto di rara meraviglia estetica.

Si tratta di un’area archeologica in osmosi con un’oasi naturalistica che si trova sulla Litoranea Vieste- Peschici (S.P. n° 52), vicino a uno dei punti più incantevoli in cui il Gargano si tuffa nell’Adriatico.

Si raggiunge con una breve camminata che ha il pregio di introdurre a un’atmosfera contemplativa e creare la giusta aspettativa, soprattutto dopo avere letto le prime informazioni offerte da un cartello, il quale spiega che il parco archeologico naturalistico è fruibile soltanto mediante visite guidate, definendolo “un antico cimitero paleocristiano del VI secolo inserito in un delicato equilibrio naturale”, da cui deriva l’invito rivolto ai visitatori “ad osservare le indicazioni degli accompagnatori” tenendo “un comportamento consono all’importanza del luogo”.

Un monito che consente di percepire immediatamente la sacralità del posto, trasmettendo l’idea di celebrazione del dolore e coltivazione della speranza cui è dedicato, staccando il visitatore da un roboante presente colmo di diffusa superficialità e incancrenita disattenzione, per proiettarlo invece nel silenzio pacificato di un’area che pretende doveroso decoro e ricorso all’approfondimento intellettuale.

Quando il passo del visitatore incontra la nuda pietra, quella durezza litica sembra simboleggiare le asperità del cammino della vita che rendono incerto il tragitto dei viventi, chiamati a prestare massima attenzione al proprio percorso, confortati da una staccionata lignea stilizzata che appare quale metafora di quegli appoggi anelati quando la fatica ci rende claudicanti.

Pochi istanti dentro l’area e già ci appaiono i segni dell’esperienza che stiamo per vivere, con pareti rocciose in cui le grotte hanno scavato riparo per l’oscurità del transeunte, anticipate da lapidi narranti e simboli religiosi.

Ci troviamo così nel “complesso cimiteriale maggiore e più spettacolare” del territorio, come spiega il sito ufficiale del comune di Vieste, spiegandone la collocazione “di fronte al mare” e illustrando la morfologia dall’aspetto appartato resa “da un ruscello proveniente da una grotta naturale, sulle cui pareti sono scavate alcune tombe”.

Con uno sviluppo “su un grottone con una falesia alta circa 30 metri”, si osservano in quella centrale i loculi di diverse dimensioni “sparsi ovunque, anche negli anfratti più recessi e a notevoli altezze”, con quelli piccoli che “dovevano accogliere le ceneri dei deceduti cremati”.

E’ tutto un susseguirsi di “arcosoli contornati da tombe in bell’ordine”, complessi sovrapposti, “tombe terragne e parietali”…

… e una “stretta scalinata ricavata nella roccia stessa”.

Qui a più riprese gli archeologi conducono campagne di scavo, perché tantissimo c’è ancora da riportare alla luce, dopo avere però compreso perfettamente che ci troviamo davanti a sepolture cristiane povere, in cui il cadavere riposava in posizione distesa, “sigillate con lastre di terracotta, a modo delle catacombe romane”.

Sono stati gli stessi archeologi ad avere definito questa necropoli “come la più maestosa e suggestiva, nel suo genere, dell’intero bacino Mediterraneo”, oltre a essere “la più antica testimonianza dell’arrivo del Cristianesimo sul Gargano”.

Opportuno sottolineare però che La Salata “oltre ad avere l’importanza archeologica descritta, presenta notevoli caratteristiche anche sotto l’aspetto geologico, botanico e faunistico”, a partire dai due ruscelli di origine carsica che l’attraversano.

Nella sensibilità dell’osservatore si stagliano emozioni imperiture, come il pensiero dell’armonia geometrica creata dalla disposizione delle sepolture, intersecando rettangoli con ritmo cadenzato sotto volute circolari, come se anche il trionfo della Morte dovesse avvenire sotto il dominio della Bellezza della Vita…

… con la suggestione che non sia casuale il richiamo all’eleganza figurativa di matrice classica, tra la ieratica scultura attica e la perfezione metafisica dell’architettura romana.

Ci si chiede come abbiano potuto in passato taluni avere il cinismo di mancare di rispetto a un simile splendore, con saccheggi spietati e belluini che hanno creato danni notevoli, offendendo un pilastro dell’identità locale e un vanto del Paese intero.

Per fortuna il virtuoso Comune di Vieste è riuscito a intervenire in tempo per tutelare questo immenso patrimonio, affidandone la valorizzazione al Polo Culturale Vieste (https://www.facebook.com/poloculturalevieste/) che sta svolgendo egregiamente il proprio compito, con una passione sincera e accorata che si avverte dal trasporto e dalla competenza manifestati dalle guide che curano le visite.

Nel video che segue, le immagini della nostra visita guidata.

Info: http://www.comune.vieste.fg.it/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idservizio/20027

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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