Google+

Osteria Don Abbondio a Forlì, imperdibili piatti romagnoli dimenticati

Pubblicato il: 9 marzo 2021 alle 7:00 am

Un presidio culturale fondamentale del Paese, imprescindibile per definire l’identità collettiva della Romagna: l’Osteria Don Abbondio di piazza G. da Montefeltro 16 a Forlì è un locale decisivo per arricchire la conoscenza delle nostre radici socio-antropologiche e per comprendere come la Memoria unita alla sensibilità odierna possa tradursi in piatti di sconvolgenti bontà, tanto che pasteggiare qui rappresenta una delle esperienze umane e intellettuali più potenti che esistano.

Merito del rigore scientifico, della capacità tecnica e della squisita umanità di Simone Zoli nel condurre un progetto che ha posto Forlì al centro della cultura gastronomica italiana, attraverso una spasmodica e commovente ricerca di piatti dimenticati del territorio che tutti dovrebbero provare almeno una volta nella vita, perché dimostrano come dalla povertà materiale e dalla civiltà del recupero possano scaturire alcune delle pietanze più prelibate del mondo.

Nelle note programmatiche del sito dell’osteria si esplicita la volontà di “offrire un viaggio nella gastronomia romagnola” che tenga conto della collocazione geo-sentimentale del locale, situato “a due passi dalla riviera adriatica e nel mezzo della pianura ai piedi dell’Appennino”, in cui “l’offerta di materie prime è ricca e variegata” mentre “la cucina proposta si basa sui piatti della tradizione romagnola, troppo spesso lasciati nel dimenticatoio”, basati su “materie prime povere e categoricamente stagionali”.

Viene così messa in tavola “una cucina familiare senza fronzoli che mira a far parlare i prodotti di qualità”, soprattutto romagnoli.

In questo modo tutti i piatti trasudano storia e sono veicoli di racconti, narrando perfino le origini del locale stesso, poiché si trova in un luogo di Forlì da tempo vocato alla gastronomia, essendo stato “per moltissimi anni sede dell’Osteria della trippa che fin dall’alba dava ristoro ai lavoratori della notte – all’ombra dell’ex convento di San Domenico, oggi nuovo centro museale e fulcro culturale della città”.

Il modo edibile di celebrare tali origini dell’osteria è proprio la Trippa, servita però in una maniera originale, ovvero fritta, creando una ghiottoneria pazzesca, croccante fuori e tenera me non cedevole dentro, in cui la componente animale sprigiona fantastici sentori selvatici.

Si raggiungono le vette del sublime con i Basotti, il più prodigioso recupero archeo-culinario di Zoli, riguardante la tradizione profonda ed esclusiva della valle dell’Alto Savio che ricade nella provincia di Forlì-Cesena, con un legame secondo alcuni con l’uccisione del maiale. Si tratta di una pasta rustica e spessa, tagliata a listarelle irregolari, cotta dapprima in brodo e poi finita in forno, fino ad assumere i tratti di una sorta di pasticcio rurale.

La versione dell’osteria vi associa un condimento altrettanto caratteristico come la crema di parmigiano, mentre la doppia cottura con il passaggio in forno crea in superficie una patina croccante da perdere la testa.

Un piatto che scatena tutte le emozioni possibili al massimo dell’intensità, dal godimento sensoriale estremo reso da una delle pietanze più esaltanti che esistano sulla Terra, alla suggestione di trovarsi davanti a un’espressione antichissima del cuore di una comunità.

Da manuale gli Strozzapreti, fatti a mano e ben consistenti, i quali con il condimento danno la possibilità di provare la Ciavar, altrimenti detta salsiccia matta, anche in questo caso remota tipicità delle valli romagnole “la cui diffusione e consumo arriva fino a Forlì” come informa Slow Food che l’ha inserita nell’Arca del Gusto che tutela la biodiversità agroalimentare.

La Ciavar è frutto del motto secondo il quale “del maiale non si butta via niente”: infatti per essa vengono usati tutti i tagli meno nobili, frattaglie comprese,  “impastate con una concia di sale, pepe, aglio” cui si aggiunge vino Sangiovese (https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/ciavar-salsiccia-matta/).

Qui, accostata ai fagioli, crea un capolavoro, un primo piatto davvero clamoroso per potenza sensoriale e complessità organolettica.

Per le carni, entra in campo il titolare del locale Gianluca Pini che si dedica anche all’allevamento d’eccellenza con il suo Podere Maseretto nella vicinissima Predappio, dove i migliori bovini vivono all’aperto in stato di libertà, alimentati in maniera naturale con foraggi coltivati dalla medesima azienda, gestiti in maniera responsabile e oggetto delle massime attenzioni.

L’esito lo si coglie assaggiando la strepitosa tartare di Angus dell’osteria, dall’irresistibile gusto  inconfondibile dello stato brado e con le note vegetali dell’alimentazione sana.

Ma non alzatevi da tavola prima di avere assaggiato la golosa Cassata romagnola, interpretazione regionale del classico siciliano.

Va ancora notato che questo è un paradiso per gli amanti del vino, grazie a una ricerca formidabile di perle enoiche, soprattutto tra le piccolissime cantine della zona che producono autentici gioielli.

Come quella di Filippo Manetti, “viticultore in Campiume”, piccola borgata di origine medievale situata a Fognano di Brisighella, da lui acquistata nel 1998, dal cui terroir trae il Gea, un Albana in purezza macerato che si esprime come un orange wine dalle sensazioni di miele d’Asfodelo, papaya essiccata, karkadè e albicocca candita.

Vino da approcciare con viva curiosità, lasciandosi guidare a tutto pasto.

La gestione di Simone Zoli ha ottenuto il risultato di raggiungere e mantenere il successo pur esercitando l’attività con il massimo rigore, perché ha sempre tenuto d’occhio le regole dello storytelling contemporaneo e ha voluto con forza essere inclusivo, creando una struttura dinamica che “non è solo un ristorante, perché non è una trattoria, perché non è solo un wine bar, perché fa chic e non impegna, perché piace a gourmet e riluttanti, perché è un luogo politicamente corretto dove prima o poi passano tutti”.

E’ per questo che qui possono sedere al medesimo tavolo e con la stessa soddisfazione tanto il gourmet radicale quanto il mangiatore ludico, senza che nessuno dei due corra il rischio di sentirsi “un vaso di coccio in mezzo a tanti vasi in ferro” come scriveva Manzoni proprio di don Abbondio.

Abbiamo chiesto a Simone Zoli di spiegarci il senso complessivo di questa realtà così prestigiosa e giustamente celebrata: lo ha fatto nel video che segue.

Info: http://www.osteriadonabbondio.it/

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  


Tag: , , , , ,



L'autore

Domenico Liggeri

è attivo dal 1988 nel mondo della comunicazione in tutti gli ambiti, dalla televisione al cinema, dal giornalismo professionistico ai video musicali, dall’insegnamento universitario alla regia, dall’editoria libraria al teatro, dal web alla carta stampata.
Attualmente firma come autore la trasmissione Tiki Taka su Italia Uno condotta da Piero Chiambretti, scrive per i mensili della casa editrice del calendario di Frate Indovino per la quale ha appena pubblicato il suo nuovo libro; inoltre è direttore responsabile della testata giornalistica on line Storie Enogastronomiche specializzata in enogastronomia e turismo culturale, Presidente della Giuria del Festival Internazionale del Videoclip IMAGinACTION, docente universitario della IULM di Milano e per vari insegnamenti in diversi master della Business School della RCS Academy del gruppo editoriale che comprende il Corriere della Sera.

Da oltre vent’anni svolge attività di docente in varie Università, come IULM, Cattolica di Milano, Dams di Bologna, IED - Istituto Europeo di Design e per l’Istituto Internazionale di Ricerca e Studi Avanzati del Ministero per i beni e le attività culturali.
Ha pubblicato diversi volumi come saggista e scrittore, per case editrici come Bompiani, Mondadori e Sperling & Kupfer: diversi suoi volumi sono stati adottati da varie università italiane. E’ autore di voci per alcune delle più importanti enciclopedie italiane.
Come autore televisivo ha lavorato con Piero Chiambretti, Maurizio Crozza, Francesco Facchinetti, Belen Rodriguez, Vanessa Incontrada, Paolo Bonolis, Giancarlo Magalli, Claudio Lippi, Elisa Isoardi, Pupo, scrivendo anche per alcuni comici di Zelig (tra cui Leonardo Manera) e firmando molte trasmissioni soprattutto di prima serata per tutte le reti Rai e Mediaset, ma anche per La7 e Sky. Tra le sue trasmissioni più note, Dopofestival di Sanremo su Rai Uno, Markette e Crozza Italia Live su La7, X Factor su Rai Due, Wind Music Awards su Italia Uno. E’ stato direttore editoriale della tv musicale satellitare Match Music, mentre per i Festival di Sanremo del 2004 e del 2005 ha realizzato come autore unico i profili dei cantanti andati in onda sulle reti Rai e gli spot ufficiali della trasmissione. Come regista televisivo ha firmato servizi, live ed esterne per Rai, Mediaset e diverse tv musicali, nonché l’evento multimediale Come and Dance Rihanna con Garrison di Amici di Maria De Filippi. Ha collaborato come autore e copywriter a vari spot per alcune campagne della Wind. E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker voluta da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central).
Giornalista professionista dal 1996, ha scritto per Il Giorno, Il Fatto Quotidiano, Il Giornale di Sicilia, Maxim, Campus, Frate Indovino, InTV, svolgendo anche attività di critico cinematografico (Duel, Ciak) e critico musicale (Maxim, il Mucchio Selvaggio). Suoi servizi sono stati pubblicati on line anche da Tiscali.it e LiberoQuotidiano.it, Rockol, Mtv.it.
Regista di videoclip, ha firmato il pluri-plagiato Dedicato a te per il gruppo Le Vibrazioni, Cleptomania per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista e sceneggiatore cinematografico, è autore di vari cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti dalle strutture di Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati a prestigiose rassegne in Italia e all’estero come Torino Film Festival, Locarno International Film Festival, Bellaria Film Festival, FIFF - Festival International de Films de Fribourg, Genova Film Festival, Capalbio International Film Festival. E’ stato assistente alla regia di Roberta Torre e collaboratore di Ciprì e Maresco. Ha firmato un contratto come soggettista, sceneggiatore e regista per un film lungometraggio con l’importante casa di produzione Lux Vide (Don Matteo, Che Dio ci aiuti, L’Isola di Pietro).
Come autore e regista teatrale, ha portato in scena lo spettacolo CabaRE’ al Derby di Milano e altre opere come quella che ha visto quali protagonisti Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada al Teatro Donizetti di Bergamo.
E’ stato ideatore e direttore artistico della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri. Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt. E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica marchigiana Ultrasuoni (prima label italiana distribuita dalla multinazionale tedesca Edel) e ha svolto anche attività di produttore artistico musicale, realizzando album di diverse rock band per etichette come la CNI - Compagnia delle Nuove Indye.
www.domenicoliggeri.it


Back to Top ↑