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Pierre Morlet, Champagne artigianale da quattro generazioni

Pubblicato il: 22 dicembre 2020 alle 7:00 am

I francesi hanno la grande capacità di sintetizzare complessi principi universali in motti di sole tre parole, tanto da avere espresso il proprio spirito nazionale con il monumentale e sempiterno “Liberté, Égalité, Fraternité” che dal Settecento rivoluzionario a oggi identifica la stessa Repubblica Francese: passando dal generale al particolare, c’è chi nella schiatta più nobile del mondo vitivinicolo transalpino sembra volere ereditare tale tendenza semiologica concentrando la propria missione nel trittico di idiomi “passion, terroir et savoir-faire”, come espresso dalla maison Pierre Morlet che produce Champagne con sede ad Avenay-Val-D’Or, dipartimento della Marne, regione del Grand Est.

E’ qui “nel cuore della regione francese dello Champagne” che la famiglia Morlet “produce champagne pluripremiati da quattro generazioni”.

Un successo fondato su vigneti che portano tutti “la prestigiosa denominazione di Grand Crus o Premiers Crus”, infatti non a caso si trovano fianco a fianco con quelli “di famosi produttori di Champagne come Krug, Veuve Clicquot-Ponsardin, Bollinger, Pommery, Mumm e Moet & Chandon” .

Vigneti composti da un “sottosuolo profondo e calcareo” esaltato da un microclima collinare temperato in grado di offrire “condizioni di crescita meravigliose e uniche per le uve Pinot Nero e Chardonnay, condizioni di cui i Morlet hanno approfittato sin dal 1800 quando li hanno piantati per la prima volta”.

Ciò stimola a enfatizzare le caratteristiche naturali del terroir di ogni vigneto e la personalità di ogni annata, applicando “le tecniche del vecchio mondo: la prima fermentazione avviene in botti di rovere francese demi-muids, un metodo usato raramente e praticato solo dai produttori dei migliori Champagne”, per procedere poi ad affinamento in grotte sotterranee per un minimo di tre anni.

I Morlet nella vinificazione “hanno adottato un approccio non interventistico o laisser-faire”, prendendo decisioni “in base alle caratteristiche delle stagioni di crescita e maturazione”, rinunciando alle manipolazioni, ricorrendo alle nuove tecnologie soltanto “se preservano completamente l’integrità della qualità”.

Ne deriva che “le uve vengono raccolte a mano, selezionate manualmente nei vigneti e trasportate delicatamente in alette forate” e poi pressate in modo tradizionale, mentre la “fermentazione alcolica è piuttosto lenta, favorendo la complessità aromatica”.

Per questo alla Pierre Morlet ci tengono a definirsi una famiglia di “artisans-vignerons”, la cui produzione è volutamente limitata, per ottenere la maggiore qualità possibile.

Se le origini della presenza della famiglia Morlet nella regione della Champagne “sono difficili da ricostruire con precisione, è certo però che la famiglia Morlet coltiva vigneti ad Avenay-Val-d’Or dall’inizio del XIX secolo: anche se la famiglia ha sempre prodotto il proprio vino, la maggior parte della produzione di uva è stata venduta alle Grandes Maisons di Champagne”.

Senza dimenticare i periodi più duri, quelli in cui il mercato dell’uva era povero e quindi “per integrare il reddito della famiglia Auguste Morlet, orfano di origini impoverite, lavorava come giardiniere”, oltre a piantare tra i propri vigneti “ortaggi che vendeva ogni anno al mercato contadino settimanale”.

Auguste è stato il capostipite, ma il merito di avere fondato la cantina è del figlio Gaston, il quale pure “durante gli alti e bassi della natura, le guerre, le carestie e le difficoltà economiche” si è comunque concentrato sulla vitivinicoltura facendola diventare l’attività esclusiva della famiglia, fino a creare la propria etichetta e iniziare a produrre i propri vini.

Le successive vicende dinastiche hanno condotto ad acquisire “ulteriori blocchi di vigneti situati a quote ancora più elevate note come Mutigny” e a distanza di anni anche a ripristinare l’antico uso dell’invecchiamento parziale dei vini in botti demi-muid.

E’ così che “dopo quattro generazioni, lo Champagne Pierre Morlet et Fils è diventato sinonimo in Francia di champagne autentici e artigianali”.

La base per comprendere gli esiti organolettici della maison è certamente il Brut Nature Premier Cru Grande Rèserve da blend di Pinot Nero 74% e Chardonnay 26% che mette a nudo l’essenza della produzione di Morlet, dal bouquet denso di frutta matura fino al gusto che individua limone, albicocca e pera madernassa, sviluppati attraverso un sorso carnoso e una beva che riesce a essere fresca e austera al tempo stesso.

Colpisce quell’intensa sapidità che emerge nel finale.

Il Brut Premier Cru Grande Rèserve ripropone il medesimo assemblaggio di vitigni del precedente e con esso ne conferma i descrittori, amplificando in bocca i riferimenti agrumati e puntando al perfetto controllo sia dell’acidità che di un’intensa mineralità.

Il suo siderale equilibrio lo rende molto eclettico negli abbinamenti.

Il Brut Premier Cru Millésime 2011, da uve di Pinot Nero e Chardonnay, è frutto di “lunghe soste a contatto con i lieviti in bottiglia” che portano il vino a essere “rilasciato dopo 5/8 anni dalla raccolta a seconda dell’annata”.

Esprime tutta la possanza del tempo trascorso a maturare, addensando matericamente il corpo, alleviando l’irruenza del perlage e donando evocazioni abboccate dalle quali emergono pregevoli canditure esotiche (ananas e zenzero su tutti) e note di alta pasticceria.

Sontuoso a tavola con piatti di pari spessore, si presta bene alla meditazione.

Il Brut Premier Cru Cuvée Suivie si allontana dagli altri riferimenti grazie all’inserimento della magnifica bacca del Pinot Meunier, la quale nell’insuperabile classico blend con Pinot Nero e Chardonnay porta in risalto tanto al naso quanto al palato tutto il corredo sensoriale della panificazione insieme a suggestioni carboniche, con originali cenni erbacei diffusi in un perlage fine ed elegante, ammaliando grazie a sospiri di papaya e albicocca essiccata.

Di estremo interesse il Brut Premier Cru Grande Rèserve Rosé da Pinot nero in purezza che porta al naso tutto l’universo del sottobosco, presente anche in bocca con sentori di mirtillo, ribes, lampone, innervati dall’intensa fragranza della crosta di pane, con il suggello di una golosa acidità.

A offrirci ulteriori dettagli di questa realtà vitivinicola è Josef Johnston, nel video sottostante.

Info: http://www.champagnepierremorlet.com/

Distribuzione: https://www.propostavini.com/produttori/produttore/morlet-pierre

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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