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La sansa: dell’oliva non si butta niente

Pubblicato il: 20 luglio 2017 alle 3:00 pm

Sansa, questa parola poco diffusa nel vocabolario quotidiano dell’enogastronomia, è possibile che sia stata letta da qualche attento consumatore su alcune etichette degli oli venduti al supermercato. Ma di cosa si tratta?

sansa

Come ci spiega Alessandro Tognoni, proprietario dell’omonimo frantoio di Carrara, la sansa è un sottoprodotto del processo di estrazione dell’olio di oliva. Questa poltiglia, dall’intenso colore ramato, è costituito dai residui della polpa d’olive e dai frammenti dei noccioli, espulsi dal processo di lavorazione tramite centrifuga.

Se si vuole pensare ad una metafora con il mondo animale, l’oliva può essere paragonata al maiale, perché di questo frutto non si butta via niente. E la sansa ne rappresenta un esempio lampante.

Da questo prodotto può essere infatti estratto a sua volta l’olio di sansa, con cui viene a volte tagliato l’olio extra vergine d’oliva. Il minor costo al litro è però sinonimo di qualità inferiore: per estrarre l’olio di sansa è infatti necessario sottoporre gli scarti dell’oliva a dei procedimenti chimici che ne compromettono la genuinità.

Il sottoprodotto può essere utilizzato anche in campo agricolo come fertilizzante oppure impiegato come combustibile per il riscaldamento.

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L'autore

Laura Filios

Dopo tre anni di studi in Filosofia, decide di specializzarsi in lingua e cultura arabo islamica. Scopre la passione per il giornalismo iniziando a scrivere per Mixa, settimanale on-line attento ai temi dell’immigrazione. E' co-ideatrice del progetto laforzadellafarina.it e socia fondatrice dell'associazione I Cani da Reporter. Attualmente collabora con una redazione milanese.


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