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Se l’antimafia diventa una fregatura…

Pubblicato il: 23 dicembre 2018 alle 3:00 pm

antimafia fregatura

Ci contatta l’antimafia proponendoci di usare per i nostri trasporti una ditta confiscata alla Mafia.

Accettiamo, li formiamo. Il personale era composto da ex dipendenti di un’altra ditta, essendo il personale originale tutto in carcere o comunque non disposto a lavorare per il nemico (nemico?) e facciamo per due anni un buon lavoro con loro.

Il 20 dicembre 2011 un bilico della ditta si rovescia a pochi chilometri da Catania appena partito con trenta pedane cariche di arance ma anche di trasformati, essendo l’ultimo carico prima di Natale.

Tutto distrutto, perso, depredato da chi ha creato un cordone per non farci avvicinare finché non hanno portato via TUTTO quello che c’era d’interessante, lasciando poi le arance ed i limoni ammaccati ai rom che vivono nella zona.

Zero assicurazione, ma molte rassicurazioni.

Intanto alla ditta viene a mancare un camion per svolgere il nostro lavoro.

Lancio la campagna “V’accattati na motrici?” (ve la comprate una motrice?): stesse modalità della campagna per L’Arcolaio.

Arrivano 17mila euro in 15 giorni.

Li passiamo alla ditta come “anticipo su futuri servizi”.

Ma i servizi non vengono mai svolti, perché nel frattempo lo Stato, sempre quello, simpaticone, decide di chiudere le attività della ditta, perché, dice, sono in perdita.

Mentre trattiamo e speriamo che si possa recuperare qualcosa dei 17mila che avevamo anticipato e dei circa 36mila che abbiamo perso con l’incidente. Ripeto: camion dello Stato NON ASSICURATO! E lo Stato se ne fotte – posso dirlo? – di un’azienda sana che viene messa in difficoltà dalle sue inadempienze, mentre trattiamo e speriamo, intanto restituiamo ai gasisti i 17mila fino all’ultimo centesimo.

A tutt’oggi nessun segnale positivo per la conclusione di questa vicenda e ci portiamo dietro in bilancio questa passività e questo buco nei conti.

Un po’ kafkiana, dite? Quanto meno, onorevolissima per noi.

 

Info: www.legallinefelici.it

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L'autore

Roberto Li Calzi

E’ l’ispiratore del Consorzio Siciliano Le Galline Felici che riunisce diversi produttori agricoli etici che applicano pratiche biologiche nei campi e criteri di solidarietà tra gli Esseri Umani (http://www.legallinefelici.it/it/).
Si definisce così:
“Sono uno tra i tanti che, dopo un po’ di anni in giro per il mondo, ha deciso di vivere in campagna, di campagna. Sono sveglio, come sempre, ormai da trent’anni, da molto prima dell’alba. Sono stato lì, da solo, a provare cosa accadeva se non “pumpiavo” (irroravo di veleni) i miei aranci, quando non sapevo neanche che esistesse l’agricoltura biologica, e di fatto non esisteva, non era normata, poi ho re-incontrato Barbara e sono entrato nel giro. Sono stato molti giorni, mesi, anni, chino a spietrare, a trapiantare, a “scippare” erba dai miei grandi (per me) orti, quattro, cinque ettari. Sono stato molte notti in piedi perché il feroce sole di certi mattini estivi trovasse le pianticelle “abbeverate” e altre notti per portare i prodotti al mercato e là mi dicevano: “sono biologiche? vabbè, niente ci fa!”: biologico era quasi una malaparola. Sono stato uno dei primi ad ottenere la certificazione. Sono stato, credo, uno tra i primi, che, continuando a credere nell’ agricoltura biologica e a produrre secondo i suoi criteri, ha rifiutato la certificazione: troppi imbrogli, troppe aziende che ieri tiravano fuori TIR di ortaggi chimici ed il giorno dopo sono certificate, troppe carte, troppa burocrazia, buona per le grandi aziende, strangolante per le piccole. Sono stato per anni il principale fornitore di ortaggi freschi per i pochi negozietti di biologico della Sicilia orientale. Sono stato, quasi, espulso dalla campagna da un mercato che penalizza e svilisce i produttori e da commercianti e cooperative (del biologico e non) che, per malafede, ingordigia o inefficienza, hanno finito di affossarci, ma mi ci sono aggrappato (alla campagna) e, pur facendo per un po’ di anni altri lavorazzi per campare, anche divertendomi e traendone lezioni e stimoli, ho continuato ad accudire il giardino (un ettaro e mezzo), senza reddito e con poche speranze. Sono risorto (economicamente e moralmente) grazie ai GAS e di questo non smetterò mai di ringraziare, ho trovato nuovi stimoli ed entusiasmo per fare, progettare, costruire, anche, un futuro migliore per la Sicilia. Sono orgoglioso che la mia iniziativa abbia costituito e stia costituendo una possibilità, concreta, per un po’ di amici, di restare dignitosamente a fare gli agricoltori e, nello stesso tempo, a diventare ambasciatori della bellezza, ricchezza e varietà della nostra terra. Sono fiducioso che questa strada porti lontano. Sono pronto a battermi perché questa attuale avventura non scada di qualità né verso di voi, né verso gli altri produttori coinvolti, come spesso è accaduto in passato. Sono entusiasta”.


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