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Specialmente… a Genova: luoghi da scoprire

Pubblicato il: 3 settembre 2014 alle 7:59 pm

A Genova, per scoprire che la migliore medicina è la musica…

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Scoprire come fanno i popoli del mondo a combattere il dolore o come può un’industria partire dal fabbricare navi per arrivare a costruire cultura. Può accaderti a Genova, soprattutto se lasci perdere le cartine o le solite guide sostituendole con il booklet di un cd e usando come navigatore Fabrizio De André.

Ci sono diversi modi insoliti di vivere il capoluogo ligure, noi in questo Speciale vi raccontiamo quelli che ci hanno affascinato di più.

Partendo da canzoni scolpite nella memoria che tutti possiamo ascoltare per arrivare a un castello scolpito nella pietra che invece nessuno può visitare, a parte i nostri lettori, come nelle favole…

 

La migliore guida di Genova? I cantautori…

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Avete mai pensato di visitare una città guidati dai testi dei cantautori? A Genova l’idea è venuta a Viadelcampo29rosso, laboratorio culturale che già dal nome, ispirato a una canzone di Fabrizio De André, dichiara la sua vocazione alla valorizzazione del patrimonio cantautorale italiano.

Lo fa anche attraverso “percorsi guidati nei meandri del Centro Storico alla ricerca dei luoghi e delle suggestioni evocate dai grandi cantautori e poeti genovesi, oltre che alla scoperta dei tesori artistici urbani” spiegano sul sito.

Gli itinerari proposti, dedicati sia ai turisti sia ai genovesi”, specificano, “sono gli unici che raccontano di luoghi, personaggi e fatti autentici, realmente accaduti e non romanzati, raccolti da testimonianze di autori, parolieri e musicisti che nei luoghi toccati dal percorso hanno vissuto davvero”.

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Si inizia con un percorso dedicato a De André, “tra le strade, le piazze e i vicoli più significativi del percorso umano ed artistico di Faber”, cui si aggiungono suggestioni musicali e letterarie che rendono la visita davvero unica.

Percorso consigliatissimo, paradossalmente, a chi Genova la conosce già e pure benissimo, come nel nostro caso, perché ti induce a guardare con occhi differenti luoghi che pensavi non avessero più nulla da dirti. Ogni angolo nasconde una suggestione poetica, una citazione lirica, accendendo su di sé una nuova luce di interesse davvero sorprendente.

Abbiamo fatto questo giro per voi, insieme a Laura Monferdini di Viadelcampo29rosso: ve ne offriamo una ricca sintesi.

Info: www.viadelcampo29rosso.com

 

Viadelcampo29rosso, il museo dei cantautori di Genova

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Viadelcampo29rosso è ricco e intenso come un album di quei cantautori cui è dedicato. Un museo moderno, vivo e atipico che tocca tutte le corde dell’emozione. Ci puoi andare perché sei un fanatico di questo o quel cantautore genovese, o per il suo allestimento minimale ma esaurientemente esplicativo.

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O semplicemente per la curiosità di passare da un caruggio all’altro all’interno dello stesso edificio.

In ogni caso, un luogo imperdibile di Genova.

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Siamo nel cuore del centro storico della città, al civico 29rosso di quella via del Campo resa immortale dal canto di De André. E Faber è il nume tutelare di questo tempio laico della poesia in musica che si sposa con la cultura del territorio.

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E’ stato creato laddove c’era Musica Gianni Tassio, negozio storico gestito dal noto collezionista “della musica e delle tradizioni degli artisti delle cosiddetta Scuola genovese della canzone d’autore”. Fu proprio Tassio a farne un luogo della memoria dopo la scomparsa di Fabrizio De André nel 1999.

Vi era stata allestita “una sorta di mostra permanente dove per undici anni è stato possibile ammirare i dischi in vinile originali, fotografie, libri, riviste d’epoca, curiosità e la Esteve ’97, chitarra appartenuta a Fabrizio”.

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Questo luogo di pellegrinaggio laico ha poi saputo rinnovarsi, dando vita anche a un emporio e a un laboratorio culturale che organizza suggestive visite alla città alla ricerca dei luoghi cantati dai poeti della musica genovese.

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Fabrizio De André, Luigi Tenco, Umberto Bindi, Gino Paoli, Bruno Lauzi, ma anche Ivano Fossati, Angelo Branduardi, Francesco Baccini, Max Manfredi, New Trolls, Matia Bazar e altri ancora, sono omaggiati da cimeli e memorabilia che disegnano una storia poetica di Genova e della sua capacità di ispirare musica.

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Ce ne parla Laura Monferdini.

Info: www.viadelcampo29rosso.com

 

Museo di Etnomedicina di Genova, la lotta dei Popoli contro le malattie

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Raccontare i popoli del mondo attraverso le loro medicine. E’ il punto di vista sorprendente del Museo di Etnomedicina A. Scarpa di Genova, unico nel suo genere al mondo.

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E’ spiazzante riscontrare quale formidabile strumento di storytelling possano essere le malattie e i differenti modi in cui le si combatte, un punto di osservazione singolare e affascinante sull’Uomo.

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Tra medicina e superstizione, scienza e tradizione, quanta Cultura emerge, raccontando fragilità fisiche e forza di reazione, intelligenza empirica e fantasia trascendente.

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Il Museo si trova nella centrale via Balbi, a pochi passi dalla Stazione ferroviaria Principe, ospitato nei locali della Sezione di antropologia del Dipartimento di Scienze Antropologiche della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Genova.

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Organizza e espone i viaggi e cinquantacinque anni di attività di Antonio Scarpa, scomparso nel 2000, medico periodeuta, ovvero itinerante, “curioso di apprendere come si curano i popoli dei cinque Continenti seguendo le proprie medicine tradizionali”.

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Per l’allestimento è stato adottato un criterio diacronico, “a partire dai sistemi medici più antichi per giungere all’attualità delle tradizioni popolari, rispettando nel contempo la cronologia degli itinerari compiuti dallo Scarpa dal 1938 al 1992”.

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Si parla di millecinquecento oggetti disposti in uno spazio di grande fascino architettonico, in cui la luce tenue si insinua tra antiche travi in legno, caricando di suggestione la visita.

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A suo tempo è stato lo stesso Antonio Scarpa a spiegare il museo e come viverlo, nel volume Itinerario per la visita al Museo di Etnomedicina Collezioni Antonio Scarpa pubblicato per Erga Edizioni nel 1994, in cui fa notare come “la semplice e arida esposizione di oggetti, sia pure interessanti o non facilmente reperibili, viene spesso completata da didascalie, riferimenti bibliografici e pannelli illustrativi di ricerche scientifiche già compiute”.

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“Ciò consente non solo al visitatore, anche se profano, di farsi un’idea immediata e abbastanza precisa delle finalità dell’etnomedicina, intesa in senso medico-biologico, ma di subito orientarsi anche per il suggerimento di altri temi di ricerca e di argomenti da sviluppare”.

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L’attuale direttore Antonio Guerci, sul sito del museo, per spiegare cosa sia l’Etnomedicina, parte dalla considerazione di come da sempre l’uomo per curarsi abbia “attinto i rimedi dal suo habitat, adottando differenti strategie terapeutiche in funzione delle caratteristiche climatiche, pedologiche, fitogeografiche, faunistiche nonché delle peculiari tipologie culturali e socio-strutturali”.

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Guerci spiega l’etnomedicina come lo “studio delle medicine tradizionali dei popoli” che “si occupa in una visione temporo-spaziale dei procedimenti preventivi, igienici, curativi sia magico-religiosi (spirituali) che empirici”.

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Il Museo possiede una collezione unica di oggetti provenienti da oltre 100 gruppi umani legati alle diverse tradizioni mediche del mondo” si legge ancora sul sito, laddove si specifica che “l’approccio del Museo alle Medicine tradizionali comporta una lettura, di grande attualità, dei problemi sanitari, antropologici, sociali ed ecologici legati alla salute, al benessere e all’ambiente”.

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Tra i temi affrontati, Acque salutari e sacre, Aldilà e etnomedicina, Alimento farmaco, Amuleto e talismano, Ayurveda, Cromoterapia, Dépigmentazione artificiale della pelle, Dolore, Fitoterapia, Massaggio, Mineraloterapia, Medicina Teologica, Tabacco, Zooterapia.

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Quindi le varie forme di medicina come quella araba, cambogiana, del Giappone e del Madagascar.

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Le medicine tradizionali affrontate sono invece quella tibetano-mongolica, cinese, dell’America Latina, dell’Indonesia, della Malesia, della Thailandia, dell’Africa sub-sahariana.

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Non mancano sezioni più cruente, come quelle riguardanti le Mutilazioni del corpo, le Operazioni dei chirurghi guaritori delle Filippine e l’impressionante pratica della Trapanazione del cranio.

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A guidarci nella visita al museo è Elena Limardo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.

Info: www.etnomedicina.unige.it

 

Fondazione Ansaldo, punto d’incontro tra Cultura e Impresa

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La definizione “cultura d’impresa” non è un modo di dire per nobilitare l’Industria. Che si tratti di vera Cultura con tanto di iniziale maiuscola lo si evince dall’attività della Fondazione Ansaldo di Genova che nella sede di Villa Cattaneo dell’Olmo ha concentrato un’attività archivistica e in parte anche museale di assoluto pregio culturale.

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L’Archivio Storico Ansaldo contiene una quantità infinita di documenti, reperti e filmati che consente di delineare l’apporto dell’attività industriale alla Cultura del Paese. Con una qualità intellettuale della proposta capace di demolire ogni snobismo dei sostenitori della cultura umanistica über alles.

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Anche perché in fondo è proprio di umanità che si parla tra queste stanze, quella delle persone che hanno lavorato e faticato per il progresso del Paese: la Fondazione dà il giusto risalto a tale aspetto, mettendolo alla pari con la comprensibile celebrazione del valore dell’impresa.

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Accade così l’impensabile, ovvero che una struttura scaturita dai vertici della grande Industria possa arrivare a regalare momenti di autentica Poesia. La trovi in quei cartelli che ricordano l’emigrazione di massa come nelle immagini d’epoca del mondo operaio, mentre la nostalgia ti ghermisce alla visione dei filmati originali dei caroselli.

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L’associazione Museimpresa, di cui la Fondazione Ansaldo fa parte, ne parla come di “uno dei più importanti archivi di concentrazione europei creato per la salvaguardia e la valorizzazione dell’esperienza, della tecnica e della cultura prodotta nei secoli XIX e XX dalle imprese e dall’attività delle persone”.

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La fondazione infatti ha assunto la funzione di catalizzatore anche di altri archivi, tanto da rappresentare oggi un immenso collettore di documenti che messi insieme raccontano un pezzo di storia imprenditoriale, societaria, amministrativa, contabile e tecnica, ma anche umana del Paese. Materiali preziosi per studiosi o appassionati di economia e di storia, ma anche di sociologia.

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Estremamente ricchi di materiali sono anche l’archivio fotografico, la cineteca, l’emeroteca e la biblioteca.

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La visita però è interessante non soltanto per la consultazione dei materiali, ma anche per l’osservazione della raccolta di reperti e cimeli d’epoca. Passeggiare tra le stanze della bella villa che ospita la fondazione regala infatti a ogni passo uno squarcio di storia, rappresentato da un modellino o da un manifesto originale, da un antico macchinario o da una vecchia insegna.

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I documenti qui conservati sono stati fonti di pubblicazioni giornalistiche e scientifiche, oggetto di tesi e libri, ispiratori di convegni e seminari, spunti per trasmissioni televisive.

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L’attività è iniziata nel 1980, quando “con l’istituzione dell’Archivio Storico Ansaldo prendeva avvio un’attività di recupero e salvaguardia che, a partire dal materiale documentario progressivamente reperito all’interno del gruppo Ansaldo, venne estesa sia alle imprese nel tempo partecipate o controllate dalla società, sia verso complessi documentari – minacciati di dispersione o distruzione – prodotti da imprese non riconducibili all’Ansaldo”.

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Un atto di solidarietà culturale che ha portato all’acquisizione in gestione di “fondi archivistici cartacei, filmici e fotografici che, nel loro insieme, costituivano una significativa testimonianza delle vicende imprenditoriali liguri e italiane”.

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I numeri parlano di “oltre 15 chilometri di documenti societari, contabili, amministrativi e tecnici prodotti dalla metà del secolo XIX, da imprese riconducibili, soprattutto, ai gruppi Ansaldo, Bombrini, Bruzzo, Costa, Dufour, Fincantieri, Finmare, Finmeccanica, Gaslini, Ilva-Italsider, Perrone e da altri soggetti economici quali la Borsa Valori di Genova e il Banco di Chiavari e della Riviera Ligure”, mentre “nella Fototeca sono state concentrate più di 400mila fotografie originali in negativo e a stampa che offrono una panoramica di molteplici attività imprenditoriali e lavorative a partire dalla seconda metà dell’800”. E ancora, nella Cineteca sono ad oggi conservate “5.000 pellicole originali che documentano sui più diversi aspetti della vita economica italiana del Novecento”.

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Tra le sezioni, incuriosisce particolarmente quella dedicata alle Fonti Orali, così come appare interessante l’iniziativa La Liguria del saper fare si racconta con cui la Fondazione ha avviato “una vasta raccolta di testimonianze orali sulle attività lavorative e professionali presenti nel sistema economico ligure”.

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E’ il consigliere scientifico Alessandro Lombardo a raccontarci l’attività della Fondazione Ansaldo, fondata da Finmeccanica con Comune di Genova, Provincia di Genova e Regione Liguria.

Info: www.fondazioneansaldo.it

 

La storia dell’Ansaldo di Genova

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L’Ansaldo è un caso lampante di azienda capace di diventare uno dei simboli della propria città alla stregua dei monumenti.

Merito di oltre centocinquant’anni di storia di lavoro, progresso, successo che tanto hanno rappresentato per il benessere e lo sviluppo di Genova.

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Aerei, treni e materiale ferroviario, navi (tra cui il mitico transatlantico Rex), sommergibili, ascensori, sono tanti i settori industriali in cui Ansaldo ha fatto la parte della protagonista, non ultimo quello strategico delle turbine per produrre energia.

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Oggi appartenente al gruppo Finmeccanica, non smette di evocare fascino antico.

La ragione risiede nella sua storia, una lunga vicenda imprenditoriale che ci siamo fatti raccontare da Simone Gatto della Fondazione Ansaldo.

Info: www.ansaldoenergia.it, www.fondazioneansaldo.it

 

Il Castello della Pietra, meraviglia nella natura di Vobbia (Genova)

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C’è un angolo di magia in provincia di Genova che meriterebbe decisamente di essere raggiunto: il Castello della Pietra. E’ il nome, già altamente evocativo, di un’antica fortificazione sita a poco più di quaranta chilometri dal capoluogo ligure. Si trova a Vobbia, neanche cinquecento abitanti in valle Scrivia.

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Immerso nel lussureggiante ambiente del Parco naturale regionale dell’Antola, è considerato uno dei monumenti identitari di questo pezzo di Liguria.

Abbiamo usato il condizionale riguardo la visita al castello perché attualmente non accessibile da parte del pubblico.

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La ragione la spiega la rivista Le voci dell’Antola nel numero di marzo 2014 in cui racconta i lavori al Castello della Pietra: “appena le condizioni meteorologiche lo permetteranno, riprenderanno i lavori di manutenzione straordinaria al sentiero che conduce al Castello della Pietra di Vobbia e la messa in sicurezza. La prevista messa in sicurezza dell’accesso al Castello dalla SP8 risulta inderogabile, anche a seguito della frana che ha spazzato un tratto del sentieri, rendendone impossibile la percorrenza. Pertanto fino al termine dei lavori è vietato l’accesso al Castello attraverso il sentiero che sale dalla strada provinciale (sentiero breve) e non risulta possibile ammettere il pubblico per le visite alla struttura” (www.parks.it).

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Vista questa impossibilità dettata da ragioni logistiche e strutturali, abbiamo deciso di farvela visitare noi questa bellezza, per adesso attraverso un video concesso generosamente dalla Provincia di Genova.

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A raccontarci tutto è Bruno Cervetto che lo conosce bene, anche per essere stato Vicesegretario Generale e Direttore del settore Turismo e Beni Culturali della Provincia di Genova.

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Cervetto è stato anche l’anima propulsiva del restauro del monumento: questo rende ancora più preziosa la sua testimonianza.

Info: www.comune.vobbia.ge.it

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